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Whatsapp, Antitrust eleva multa da 3 milioni di euro

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Whatsapp, Antitrust eleva multa da 3 milioni di euro

ROMA. 14 MAG. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato, al termine di 2 istruttorie ha elevato una sanzione da 3 milioni di euro a WhatsApp per aver “di fatto indotto gli utenti di WhatsApp Messenger – si legge in una nota della stessa Antitrust – ad accettare integralmente i nuovi termini di utilizzo, in particolare la condivisione dei propri dati con Facebook, facendo loro credere che sarebbe stato, altrimenti, impossibile proseguire nell’uso dell’applicazione”.

“Differente – spiega la nota – la situazione per coloro che erano già utenti alla data della modifica dei Termini (25 agosto 2016) che avevano, invece, la possibilità di accettarne ‘parzialmente’ i contenuti, potendo decidere di non fornire l’assenso a condividere le informazioni del proprio account WhatsApp con Facebook e continuare, comunque, a utilizzare l’app”.

In una seconda istruttoria inoltre l’Antitrust avrebbe accertato la vessatorietà di alcune disposizioni contrattuali delle app e in particolare: le esclusioni e limitazioni di responsabilità in capo a WhatsApp molto ampie e assolutamente generiche, inclusa quella che discende dal proprio inadempimento; la possibilità di interruzioni del servizio decise unilateralmente da WhatsApp senza motivo e senza preavviso; il diritto generico esercitabile da WhatsApp di risolvere il contratto/recedere in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo e non consentire più all’utente l’accesso/utilizzo dei servizi; il diritto generico esercitabile da WhatsApp di introdurre modifiche, anche economiche, dei Termini di Utilizzo senza che nel contratto vengano preventivamente indicate le motivazioni e senza neppure prevedere modalità per informarne in maniera adeguata l’utilizzatore, unitamente alla previsione del meccanismo di ‘silenzio assenso’; quale legge applicabile al contratto e alle controversie quella dello Stato della California e quali unici fori competenti Tribunale Federale degli Stati Uniti della California settentrionale o il Tribunale dello Stato della California; un generico diritto esercitabile da WhatsApp di recedere dagli ‘ordini’ e di non fornire rimborsi per i servizi offerti; la generale prevalenza del contratto scritto in lingua inglese.


Da parte di WhatsApp, la replica ad opera di un portavoce: “ha dichiarato che l’azienda rispetta la legge e che è pronta a rispondere a tutte le domande che l’Autorità le rivolge oggi”.

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