Vittorio Sgarbi, grande mattatore al Politeama

0
CONDIVIDI
Vittorio Sgarbi, grande mattatore al Politeama

GENOVA. 17 NOV. Sala gremita anche quest’anno al Politeama Genovese per lo spettacolo Caravaggio, di e con Vittorio Sgarbi in programma ieri sera, mercoledì 16 novembre.

Si inizia un quarto d’ora dopo, del resto quella di Sgrabi è una lezione universitaria, quindi possiamo giusto concedere al professore il quarto d’ora accademico.
Sul fondale tre pannelli su cui vengono proiettati i quadri di cui parla, proposti sia nella loro completezza che nei particolari. Sgarbi entra facendo subito una citazione di Moravia in merito alla morte di Pasolini con cui inizia il paragone con il grande pittore milanese di fine ‘500. La sua è  una splendida lezione monografica sulla vita e le opere di Caravaggio, partendo dalla fanciullezza fino ad arrivare al termine della carriera del pittore, con interessanti confronti che spaziano appunto da Pasolini a tiziano, da Carpaccio( da cui sottolinea derivare il noto piatto a base di carne cruda)  ad Artemisia Gentileschi. Si diverte a scherzare sul neo presidente americano Donal Trump e il passato presidente del consiglio Berlusconi mettendo a confronto le loro prove di virilità. Il pubblico è preparato, pertanto non può certo contraddire le sue  boutade più o meno di buon gusto. Del resto a lui si perdona tutto, soprattutto quando inizia a disquisire d’arte, dove le sue analisi sono davvero appasionanti, lucide e indiscutibili. Sono in pochi, come afferma lui stesso, i professori universitari che non annoiano esponendo storia e opere dei grandi artisti dell’arte visiva, lui non annoia neanche un attimo,malgrado le due ore e mezzo di spettacolo senza sosta , intervallato solo dai brevi interventi di Valentino Corvino, violinista e curatore delle musiche.

Come sempre Sgarbi  stupisce  e strafaà con la sua voluta alterigia oramai diventata simpatica e sfrontata arroganza. Del resto solo uno come lui riesce a fare spettacolo della storia (e della critica) d’arte, insegnadola davvero bene ad un mondo di “capre” quali siamo noi tutti.

 

FRANCESCA CAMPONERO

LASCIA UN COMMENTO