Violenza, Senato contro giudici genovesi

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Maltrattamenti: la vicepresidente del Senato Valeria Fedeli si schiera contro la sentenza del Tribunale di Genova che ha negato l'assegno di mantenimento a una donna picchiata dal marito
Maltrattamenti: la vicepresidente del Senato si è schierata contro una sentenza del Tribunale

GENOVA. 13 NOV. “Apprendiamo oggi che, per taluni giudici del Tribunale di Genova, una donna che chiede la separazione dopo 24 anni di maltrattamenti subìti dal marito non ha diritto a niente, perché avrebbe tollerato di fatto simili condotte: una sentenza vergognosa, che afferma una cultura di non rispetto della dignità e integrità della donna e che contrasta con tutte le norme sulla violenza di genere italiane ed europee”.

Lo ha affermato oggi la vice presidente del Senato Valeria Fedeli schierandosi contro la decisione delle toghe della IV Sezione del Tribunale, che non hanno riconosciuto alla moglie il diritto al mantenimento da parte del marito perché, in sostanza, avrebbe tollerato botte e maltrattamenti per 24 anni, ma non li ha mai denunciati pur conservando referti e altra documentazione sulle violenze domestiche.

Eppure i magistrati hanno vagliato attentamente il caso accaduto a Genova. Prove alla mano, hanno creduto alla donna quando ha raccontato di essere stata picchiata più volte in tanti anni. Fino alla fine, quando il marito è finito in cella per altri motivi e lei ha deciso di lasciarlo e denunciarlo.

 

Tuttavia, i giudici hanno deciso che non ci sarebbe un nesso di causalità diretto tra i maltrattamenti e la separazione a causa della tardiva decisione della denuncia. E da Genova a Roma sono scoppiate le polemiche.

“Con questa sentenza – ha aggiunto la vicepresidente del Senato – si rischia di tornare indietro, verso una cultura giuridica in cui si giustificano gli uomini maltrattanti che non a caso sono sempre persone vicine alla quotidianità affettiva delle donne. C’è evidentemente un problema culturale profondo davanti al quale è fondamentale che prendano posizione soprattutto gli uomini che esercitano funzioni pubbliche, con comportamenti responsabili e scelte che possano contribuire, specialmente per le nuove generazioni, a costruire relazioni non violente e non discriminatorie”. Fabrizio Graffione

 

1 COMMENTO

  1. certi giudici e sono molti dovrebbero patire in prima persona certe cose e dovrebbero prima di emettere certe sentenze fare un esame di coscienza ormai ci stanno abituando ai loro assurdi verdetti senza pagare per i loro errori

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