VIA MONTEZOVETTO. L’ERBA CRESCE ALTA NEL CANTIERE

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montezovetto-cantiere-sinGENOVA. 1 LUG. Con il cantiere dimenticato per la costruzione del parcheggio interrato di via Montezovetto a Genova Albaro, partiamo con la prima delle nostre inchieste per quanto riguarda Genova Decadence per una situazione d’immobilità e decadenza segnalata dai lettori.

Era il 3 novembre del 2009 quando veniva issato il cartello di inizio lavori per un “Parcheggio in concessione sottostante a Via Montezovetto – Genova”.

I lavori, ad opera dell’impresa di costruzioni Genova Carena SpA, sarebbero dovuti terminare il 21 luglio 2013.

 

Il progetto edilizio ad opera dello Studio Polastri – Tomasinelli ed Associati prevedeva un parcheggio interrato su due piani da 140 posti previa gli accertamenti geognostici e geotecnici di SGG Società Geotecnica e Geomeccanica di Cairo Montenotte.

La direzione dei lavori era stata affidata all’Ing. Massimo Cadeddu della stessa Carena SpA, mentre il progetto delle opere geotecniche allo Studio degli Ingegneri Giorgio Berardi ed Alessandro La Magna per la fase preliminare, mentre per quella definitiva, esecutiva e direzione dei lavori allo Studio Molfino e Longo di Genova.

Fin qui tutto bene, i presupposti sulla carta erano più che rispettabili. Unico neo, per i costruttori, l’ opposizione dei residenti già nel 2002 con il blocco del progetto.

Successivamente i costruttori ripresentavano il progetto con l’arrivo puntuale dell’opposizione dei residenti contrari in quanto ritenevano pericoloso, perizie ed accertamenti geologici alla mano, un parcheggio posto sotto un palazzo che, potenzialmente, poteva minare le fondamenta.

In questo caso c’era stato un ricorso al Tar, ricorso perso proprio dagli abitanti della zona.

Si dava così l’avvio alla realizzazione del cantiere e, dopo un po’ di tensione, partivano i lavori per la realizzazione di 134/140 box su un’estensione sotterranea di 4mila metri quadrati e le case di via Montezovetto venivano “ingabbiate” dalle grate di cantiere in superficie e nel sottosuolo nel tratto compreso tra la scuola Barrili e la clinica Montallegro.

Oltre al disagio di vivere con le “inferriate” davanti al portone di casa e davanti al negozio (nell’arco degli anni chiuderanno alcune attività e il benzinaio della Esso), c’è il rumore martellante dei macchinari, delle trivelle, delle ruspe e dei camion.

Abbonda anche la polvere che fa diventare letteralmente matti gli abitanti della via che trovano sulle finestre e sui pavimenti una costante patina, senza contare le polveri sospese nell’aria che creano insofferenze polmonari a tal punto da far scattare l’allarme anche nella vicina scuola Barrili.

Malgrado tutto, i lavori procedono imperterriti ed arrivano le prime manifestazioni dei residenti che si costituiscono in un comitato ed appendono, per protesta, lenzuola con scritte, alle finestre.

E’ una mattina del mese d’agosto quando i residenti si svegliano senza più questo rumore assordante, senza più vibrazioni alle finestre, con il cantiere senza camion e con sempre meno operai e ruspe.

“Poscia, più che ‘l dolor poté ‘l digiuno” e nel girone dantesco di via Montezovetto dell’ infernale Genova, la crisi c’è e si sente. L’opera, dicono alla Carena, costa dai 6 ai 7 milioni e su 140 box, in diversi anni ne sono stati venduti, al massimo dieci: la gente stenta a comprare sulla carta.

Trivellazioni, contenimenti e quant’altro sono costosi e le banche chiudono i rubinetti. Carena sostiene che buona parte del lavoro è stato fatto; le due corsie sotterranee ci sono, mancano i veri e propri box, quelli sono ancora da fare. Ma la situazione stalla con le ditte che lavorano in appalto a Carena in difficoltà finanziaria per mancanza di liquidità.

Il cantiere è fermo e rimane fermo, cade o, meglio, decade… Passano gli anni con i cittadini che sono sempre più infuriati: abitano in una zona residenziale e si sentono imprigionati, dietro le inferriate, non possono uscire agevolmente dalle case, le ambulanze in caso di soccorso sono ostacolate (emblematico il caso dell’anziana portata fuori casa su una carriola).

L’erba nei cantieri cresce e l’asfalto, con la complicità della pioggia, cede e sprofonda. I cittadini di via Montezovetto lamentano, fra l’altro, anche la presenza di topi che escono dal sottosuolo e scorrazzano indisturbati per strada.

Il cantiere diventa sempre più pericoloso, le auto sfrecciano all’interno del “budello” che si è creato tra i muretti new jersey di contenimento e le grate, e molte volte non viene rispettato neppure l’attraversamento pedonale.

Proseguono azioni e manifestazioni del costituito Comitato dei cittadini di via Montezovetto che bloccano diverse volte la via e chiedono un incontro con l’azienda costruttrice, il sindaco e il Prefetto.

Finalmente arriva un interessamento del presidente del Municipio e del vice sindaco Bernini ma, niente la situazione non si sblocca, troppa burocrazia, troppi vincoli e, forse, troppi interessi. Gli abitanti chiedono di “tombare” il cantiere, ma tutto questo ha un costo, un costo che né Carena, sempre più in difficoltà, né il Comune vogliono sobbarcarsi. E’ necessario aspettare una data, il 30/10/2014, nella quale ci sarà la “Decadenza contrattuale Comune di Genova / Carena costruzioni Spa”.

E’ novembre del 2013 e la Commissione territorio del Comune fa un sopralluogo (http://www.comune.genova.it/node/17341). Poi, dopo aver sentito i rappresentanti del Municipio medio Levante e il comitato di cittadini di via Montezovetto, s’impegna a presentare in Consiglio comunale un ordine del giorno che impegni sindaco e giunta a chiedere alla ditta Carena ‘la mitigazione dei disagi arrecati dal cantiere agli abitanti e a presentare un crono programma dei lavori’.

E’ il 30 luglio 2014 e in un’assemblea pubblica, i tempi sembrano essere maturi con il vice-sindaco Stefano Bernini che assicura che le procedure per slegare il cantiere dalla ditta Carena sono partite. Si cercano alternative, nuovi costruttori o finanziatori. Malacalza, che ha l’abitazione proprio sopra l’inizio del cantiere si ritira ed avanza l’ipotesi della Progetti e Costruzioni del gruppo Viziano o della ditta Bianchi di Torino, ma le pratiche burocratiche sono lunghe.

E’ il gennaio del 2015 in sede di Consiglio comunale viene fatta una nuova interpellanza sullo “Stato dell’arte del cantiere di via Montezovetto”. A livello pratico vengono chiesti i tempi burocratici di riattivazione del cantiere e se e come gli abitanti verranno risarciti. Nel frattempo si ritiene vitale “curare la pulizia del cantiere, che è gravemente compromessa, e il mantenimento dei varchi” e si prevedono “compensazioni per i residenti, per esempio riducendo il costo della Blu Area”.

Il vice sindaco fa presente che l’unica impresa interessata è di Viziano e si aspetta il consenso del tribunale.

E proprio in questa occasione Bernini fa presente come, per via Montezovetto, sia “Importante che Viziano si assuma i danni provocati da Carena, anche se non ancora emersi. Il percorso con il costruttore è condiviso: Viziano garantirà una sostanziale mantenimento dei posteggi a raso. Il tempo del suo intervento è 12 mesi, anche grazie a una riduzione dello scavo e un dimezzamento dei posti. Si studierà la possibilità di un’offerta particolarmente favorevole per i residenti che volessero acquistare i posti auto”.

E’ il 22 gennaio del 2015, la società Progetti e Costruzioni del gruppo Viziano ha formalizzato la sua proposta di rilevare l’opera, che verrà portata a termine in dodici mesi con un netto ridimensionando volumi e dei prezzi dei box.

Il park interrato di via Montezovetto avrà un solo piano e i box saranno 85, mentre i prezzi dei box non supereranno i 50 mila euro.
Proprio Davide Viziano a tale proposito commenta: “La triangolazione tra Comune, comitato degli abitanti e impresa ha funzionato abbiamo formalizzato la nostra proposta, ora aspettiamo che il Comune metta nero su bianco il suo benestare alla variante dell’opera e dal momento in cui potremo subentrare restituiremo la strada entro 12 mesi”.

Oggi, in data 30 giugno 2015, il cantiere, le reti e le buche in via Montezovetto sono sempre al loro posto, nulla sembra essere cambiato le persone fanno fatica ad uscire di casa, hanno ormai poca voglia di parlare e l’erba nel cantiere, sempre più decadente, cresce… (nelle foto: il cantiere abbandonato di Via Montezovetto nel quartiere residenziale di Genova Albaro). L.B.

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