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VERGOGNA, VERGOGNA, VERGOGNA!

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fatti: sono circa le 21,55 quando il corteo dei tifosi genoani si organizza e parte da piazza De Ferrari; come le altre volte ci si posiziona alla testa del corteo anticipandolo di 40/50 metri. Il lavoro ? duplice e faticoso, non essendo una grossa realt?, ? necessario molte volte fare, sia le foto, sia la parte redazionale; in ogni caso non faccio neanche in tempo a montare un teleobiettivo sulla macchina fotografica, che mi si avvicinano correndo un gruppo di tifosi, che hanno veramente poco a che fare con lo sport del calcio. E iniziano i problemi, dapprima con insulti vari e “ti diverti a fotografarci eh?”, “fai le foto per la Polizia…”, “te la facciamo passare noi la voglia”, “dacci la macchina, dacci la pellicola” poi i fatti, dopo essere stato accerchiato, sono iniziati gli spintonamenti, il tentativo gravissimo del furto della macchina, e qualche calcio. La Polizia che, di solito si trova alla testa del corteo ? assente, ma per fortuna intervengono un paio di capi della tifoseria, ad allontanare questi personaggi. Mi allontano anch’io disgustato e rimetto la macchina nello zaino. Passa qualche minuto e mentre il corteo imbocca via Roma e io mi trovo quasi in piazza Fontane Marose, la situazione si ripete, con gli stessi 5/6 teppisti, che, ripeto nulla hanno a che fare con lo sport. Il sistema ? sempre lo stesso, l’unione fa la forza, mai un singolo individuo, mi ritrovo accerchiato e spintonato, a nulla serve parlare, dire che stai facendo il tuo lavoro, poi nuovo intervento di un responsabile della tifosera e riesco allontanarmi. In quel momento l’ultimo fatto estremamente grave e sintomo della peggiore vigliaccheria, vengo colpito alle spalle, credo con un bastone; per fortuna ho lo zaino con macchina e obiettivi, che attutisce il colpo: ne fa le spese il teleobiettivo che riceve in pieno il colpo, rompendosi. Riesco ad entrare in salita in vico dei Parmigiani anche grazie all’involontario aiuto di un gruppo di ragazzi inglesi che si trovano tra me e i teppisti che spinti dagli altri manifestanti non riescono ad entrare nel vicolo. I giovani inglesi mi chiedono cosa stia succedendo e quando gli spiego che si tratta di una manifestazione per il “soccer”, scuotono la testa e, nella confusione, riesco solo a capire la parola “crazy”. Mi allontano definitivamente e raggiungo via Roma, dove trovo un gruppo di fotografi che anche loro sono stati aggrediti, circondati e minacciati. Collo e schiena sono pi? che indolenziti e noto che sul pantalone ad altezza ginocchio, che mi da fastidio, c’? una macchia di sangue, complice un calcio ricevuto. Incontro un paramedico, che dopo avergli spiegato la situazione, mi consiglia di andare al Pronto Soccorso. Ma pi? che il male fisico, ? un male interiore il disgusto per una situazione in cui si ? trattato di violenza gratuita di un gruppo di scalmanati, arrabbiati con la vita, la voglia di sfogarsi nei confronti di tutto e di tutti in quanto la loro ? un’esistenza arrabbiata e frustrata. Questi non sono degli sportivi, delle persone che seguono la propria squadra, sono solo dei teppisti. Da simpatizzante genoano posso anche affermare che il Genoa ? stato trattato male, ? necessario allora fare una manifestazione? Benissimo, ma deve essere pacifica, magari bloccando ad oltranza una parte della citt?, ma non mettendola a ferro e fuoco come ? stato fatto ieri; la vita della citt? nelle sue funzioni quotidiane, l’ordine, la mobilit? ed altro non devono essere danneggiate. Decido cos? di abbandonare la manifestazione, non per paura, ma per amarezza e disgusto.

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