VENTI DI GUERRA TRA GOLIARDI E RETTORATO

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I Goliardi e l'ironia contro il terrorismo

gonfalone goliardi unigeGENOVA. 22 GIU. Come sappiamo i Goliardi del Dogatum Genuense hanno preso in ostaggio il Gonfalone dell’Ateneo per la seconda volta in 20 anni.

Sabato sera, durante la Notte di Luce promossa dall’Università, i goliardi hanno preso prelevato il vessillo che svettava solitario e privo di considerazione. Già effettuata la richiesta di riscatto in Bacco, Tabacco e Venere: pari a 6,9 litri di champagne, 69 pacchetti di sigarette e i reggiseni autografati delle docenti del Senato accademico”.

Del caso se ne stanno occupando anche gli organi ufficiali e supra partes della Goliardia Nazionale che analizzano la situazione e fanno anche alcune proposte precisando come la “diplomazia” goliardica “non sia ancora riuscita a risolvere la trattativa, che il gonfalone oggetto del “ratto” appartiene a tutti i componenti l’Università di Genova dal Rettore-Professori-Studenti e Goliardi, che è mal custodito e che al simbolico e tradizionale “riscatto” occorre prendere provvedimenti per il futuro.

 

Gli organi della Goliardia invitano ad “affidare LO STENDARDO durante le cerimonie ufficiali agli armigeri del Capitano del Popolo del Dogatum Genuense S.O.G.L.

Il Magnifico Rettore è anche il rappresentante e custode della tradizione goliardica della nostra città. (molti sono Cavalieri di San Giorgio).

Sono certo che gli oltre quattrocento Cavalieri di S. Giorgio abbiano un solo desiderio: La concordia tra il Magnifico ed il Serenissimo.

Poi ecco anche alcuni commenti.

Primo fra tutti quello di Pier Matuzio. “Vivaddio, con tale gesto, si rifà viva la Goliardia!!! Non so come sia avvenuto il ‘deprecato’ avvenimento nè so quale sia ovvero sarà la decisione che assumerà il Rettorato. Spero si risolva tutto con una bella e buona bicchierata. Quanto ai reggiseni delle due docenti di Giurisprudenza, mi auguro siano ben piacenti (le docenti,non i reggiseni…). Ai miei tempi, ahimé ormai lontanissimi, il preside e poi Magnifico Rettore era un ‘certo’ Cereti prof. Carlo e di docenti affascinanti e seducenti, per le quali valesse la pena di ottenerne i reggiseni, proprio non ne ricordo! Certo, esisteva un mentalità molto ma molto diversa dall’attuale, le ‘Ferie matricolari’ erano un avvenimento per tutta la città cui presenziavano le massime autorità civili, militari e religiose!
Mi stupisce, per contro, il numero assai esiguo degli studenti aderenti al Dogatum. Comunque, il buongiorno si vede dal mattino e speriamo rinasca la ‘giovin Goliardia’ e si abbandoni finalmente quella ‘vetero’ della quale siamo rimasti i superstiti rappresentanti!! Un saluto in nomine B.T.V. Pier Matuzio

Sembrava un’ordinaria storia di goliardia, come quella che vent’anni fa portò l’Ateneo a “pagare” al Doge Francesco Maria Imperiale, un riscatto fatto dai reggiseni autografati da alcune docenti di giurisprudenza. E invece no. Il rettore non l’ha presa bene. “Per noi non c’è niente di goliardico in questa azione – ha fatto sapere il suo portavoce, Luca Sabatini– se riportano in fretta il gonfalone è meglio, evitiamo di trasferire l’accaduto in altri ambienti. I goliardi si sono autodenunciati di furto aggravato. Sono richieste che potevano andar bene negli anni settanta, ma oggi sono fuori luogo, soprattutto in un momento in cui è alta l’attenzione alle politiche di genere. è una richiesta sessista”.

Al netto del fatto che ormai da molto tempo ci sono molte donne in goliardia e che personaggi illustri della nostra città hanno portato la feluca, da Enzo Tortora ad Alfredo Biondi, l’attuale rettore, tra le mille difficoltà che l’attuale Università deve affrontare, sembra, dunque, aver individuato nella tradizionale “uccellagione del Gonfalone” un problema serissimo, da affrontare “di petto”.

Insomma, prende sul serio la cosa (e si prende molto sul serio) quando fa sapere, in sostanza, di esser pronto a denunciare i goliardi gettando via con due righe di comunicato una tradizione che ha origini medioevali e che fu veramente interrotta solo durante il periodo fascista, quando gran parte delle associazioni studentesche furono soppresse e furono istituiti i “Guf”, Gruppi universitari fascisti.

Generazioni di goliardi (anche piuttosto recenti) ricordano le cene con il decano Raffaello “Lello” De Caro, principe della goliardia, che faceva parte di quegli studenti che nel 1946, subito dopo la caduta del Fascismo, fondarono il Dogatum.

Subito dopo la guerra, quindi, la goliardia riprese, ma con l’avvento del Sessantotto e di tutto ciò che ne scaturì, fra gli studenti universitari l’impegno politico prese decisamente il sopravvento su qualsiasi altro tipo di attività. E la prima a farne le spese fu l’attività goliardica, così come era andata strutturandosi negli ultimi anni, giudicata da sinistra troppo scanzonata e disimpegnata a confronto coi fatti che in quegli anni sembravano sconvolgere il mondo. Prese di mira, anche per via di quel gioco a tratti autoreferenziale e per molti incomprensibile, le associazioni goliardiche subirono un lento declino fino alla quasi totale scomparsa, nel periodo definito “sonno”, che va dalla metà degli anni settanta fino alla metà degli ottanta, quando i nuovi goliardi andarono alla ricerca dei vecchi goliardi (in primis, di Lello De Caro) per far ricominciare la tradizione. Negli anni ’70 citati dal portavoce del rettore, insomma, la goliardia viveva invece uno dei suoi periodi più difficili.
Vale la pena ricordare come Adriano Sofri descrive il “sonno” della goliardia determinato da motivi ideologici. In sostanza, goliardia e ideologie politiche hanno sempre fatto a cazzotti (a causa dell’attitudine delle seconde a voler disinnescare, disarticolare e cancellare la prima) e la circostanza sembra ripetersi ancora.
“Il movimento studentesco dei secondi anni 60 […] , spazzò via la goliardia prima che per ragioni politiche per ragioni più profonde e irresistibili, e irreversibili, anche. Esso diede espressione a un mutamento demografico e sociale che aveva moltiplicato il numero dei giovani e la loro affluenza agli studi. Presto gli universitari non sarebbero più stati una ristretta minoranza di figli di papà, consapevolmente gelosa, e perfino ostentatrice, del proprio privilegio sociale. Ancora più importante, il movimento studentesco, che fu, per contagio, movimento più vastamente giovanile, ebbe una partecipazione numerosa e attiva di ragazze. Non era mai avvenuto nella storia. Mai una generazione nuova aveva affrontato la propria iniziazione sociale in una “classe mista””. (Adriano Sofri, Così il ’68 sconfisse la Goliardia, in Panorama, 18 gennaio 2001).
Una lettera al Magnifico Rettore è stata inviata anche da Marvin Menini, ex goliarda (ma in realtà un goliarda non diventa mai “ex”), oggi chirurgo, per respingere al mittente le accuse di “sessismo” alla goliardia.

Tra le tante verità storiche che scrive, ce n’è una su tutte che dovrebbe far meditare il mondo dell’università: “In Italia ci sono più capi ordine donna di quanto non siano i rettori di sesso femminile, e ci sono più donne in goliardia di quante siano quelle con una cattedra”. Ecco il testo integrale della lettera di Menini.

Ill.mo e Magnifico Prof. Comanducci, tengo ancora vivo il ricordo del Prof. Pontremoli, all’epoca Magnifico Rettore del nostro Ateneo, che infila scherzosamente il proprio Tocco nel pitale – dono dei Goliardi – all’inaugurazione dell’anno accademico. Come ricordo bene la sera in cui il Prof. Bignardi, a sua volta Magnifico, veniva nominato Cavaliere di S. Giorgio, massima onorificenza goliardica ligure, dal Serenissimo Doge Imperante.
Anni ne sono passati, adesso non indosso più il Berretto (istituito da un suo – non me ne voglia – ben più celebre predecessore : il Prof. Giosuè Carducci Rettore dell’Alma Mater Studiorum) ma la cuffia da sala operatoria, ed al posto della penna tengo più sovente in mano un bisturi.
La reazione dell’Ateneo all’Uccellagione del Gonfalone ha suscitato nel sottoscritto profonda amarezza. Non mi sento solo : molti altri ex studenti di questa Università gloriosa hanno provato analogo sentimento, e leggendo i commenti alla notizia anche tutti i cittadini in genere si domandano quello che mi domando io. Perché, Magnifico Rettore, si calca la mano e si cerca di mostrare i muscoli nei confronti di un gruppo di Universitari che, anzi, sono profondamente rispettosi del nostro Ateneo e della nostra antica tradizione di scholari? Perché tali muscoli non vengono utilizzati con la stessa rapidità ed efficienza contro chi imbratta, occupa, svilisce le nostre aule? Lei è come un buon padre di famiglia, che predilige sgridare il figlio allegro ma rispettoso piuttosto che quello maleducato ed impertinente. Mi verrebbe da dire che è più facile prendersela con i deboli caro Magnifico Rettore, ma non ho intenzione di scadere nel populismo più di quanto non sia necessario.
Auspico invece ad un ritorno di quel sano spirito che animava un tempo il nostro Ateneo, quando il Rettore invitava all’inaugurazione gli esponenti degli ordini goliardici, come peraltro accade in tutti gli atenei italiani. A ricordare che la tradizione, come la cultura, ha radici profonde ed antiche.
A ricordare che i goliardi rappresentano lo spirito immortale della gioventù, e della spensieratezza che ha accompagnato tutti noi negli anni dello studio.
Portare l’ermellino e sdegnare i goliardi equivale ad una contraddizione in termini che forse meriterebbe una soluzione. Non importa quale, ma o da una parte o dall’altra. O si rispetta la tradizione del nostro Ateneo, incluse le bravate innocue degli studenti oppure si volta pagina, e si lasciano goliardi ed ermellino a casa.
In ogni ateneo europeo, la Goliardia è accettata e rispettata, non viene vissuta come un corpo estraneo come accade adesso a Genova. E le chiedo per cortesia di evitare le accuse di sessismo: le assicuro che in Italia ci sono più capi ordine donna di quanto non siano i Rettori di sesso femminile, e ci sono più donne in goliardia di quante siano quelle con una cattedra. Al Vostro portavoce poi consiglierei di studiarsi meglio la storia recente del nostro paese : negli anni ’70 la Goliardia covava, silente, sotto le ceneri del ’68 e delle barricate, peraltro issate per buona parte proprio dai Goliardi.
Chissà, forse il calo importante delle iscrizioni nel nostro Ateneo è anche il frutto di questa politica di non-dialogo con gli studenti. Forse, i giovani di oggi sentono la distanza con i loro docenti come un qualcosa di incolmabile. E di certo, questa vostra reazione ne è la prova.
Ed è un peccato. Molti di coloro che hanno fatto parte della goliardia genovese, sono attualmente stimati professionisti, ricercatori, docenti: sparsi per il globo a rappresentare anche il nostro Ateneo. A significare che la Genova universitaria è stata una grande fucina di uomini del domani, ed auspichiamo tutti che continui ad esserlo.
Un Ateneo moderno ma capace di non dimenticarsi della Tradizione, ovvero le profonde e robuste radici dai cui nasciamo.
“Noi siamo nani su spalle di giganti”, diceva Bernardo di Chartres. Non conosco la Sua altezza fisica, Magnifico Rettore, e pertanto evito le analogie con le canzoni di De Andrè. Ma credo che il Professor Carducci una tiratina di orecchie gliela darebbe volentieri. Con rispetto, un ex studente. Marvin Menini”

Anche Gianni Plinio, ma ne avevamo già parlato, si è schierato a difesa dei goliardi: “Da vecchio goliarda non posso che stare dalla parte dei goliardi genovesi. Invito il Rettore Paolo Comanducci a non drammatizzare una goliardata minacciando assurde e ridicole denunce per furto. Piuttosto si vada ad un’ onorevole transazione con il Doge riscattando il gonfalone con un congruo corrispettivo in Bacco, Tabacco e Venere”.

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