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Vecchi iPhone rallentati da Apple: azienda furbetta? Primo ricorso in USA

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Apple iPhone

Apple ha rallentato volutamente i vecchi iPhone, ma lo avrebbe a fin di bene, in sostanza per salvaguardare la longevità dei dispositivi, non per vendere nuovi modelli in più come insinuano alcuni.

L’ammissione e la giustificazione arrivano oggi dalla stessa azienda americana, fondata da Steve Jobs, che si è vista costretta a replicare alle numerose critiche arrivate recentemente dagli utenti, specie sui social network.

Dopo un anno o poco più di utilizzo, comunque al secondo-terzo aggiornamento software, gli iPhone (fino al 7) diventano un po’ più lenti. Non per lo spazio esaurito, ma per un utilizzo superiore alla norma o “per sopravvenuti incidenti” o, adesso si scopre ufficialmente, non solo per quello.


In gergo tecnico si chiama obsolescenza programmata, ossia una strategia aziendale che punta a rendere vecchio un prodotto entro un periodo prefissato, così da invogliare gli utenti a comprare l’ultimo top di gamma. L’accusa di molti utenti è proprio questa.

La versione ufficiale di Apple, però, è sostanzialmente diversa: “Sì, lo abbiamo fatto, ma per rendere la vostra esperienza utente migliore”.

A essere colpiti da questa misura sarebbero gli iPhone 5, 6, 6s, ma anche il 7, presentato nel settembre 2016 e rimpiazzato solo da qualche settimana da modello 8 e dal chiacchierato X.

Il tutto sarebbe stato fatto con due aggiornamenti, il 10.2.1. e 11.2.0 di iOs. Il problema sarebbe stato risolto con un’ottimizzazione del sistema per adeguarlo al deterioramento della batteria, vecchia o deteriorata che fosse.

Apple ha quindi replicato con una nota, affermando che il suo obiettivo principale è quello di “portare la migliore esperienza possibile per i clienti”. Esperienza che “prevede la performance generale, ma anche il prolungamento della vita dei device”.

Le batterie agli ioni di litio, infatti, diventano progressivamente meno capaci di rispondere alle rinnovate esigenze dei nuovi sistemi operativi, ai cosiddetti picchi dovuti alla richiesta di più energia in corrispondenza di maggiori calcoli ed elaborazioni. La teoria di Apple è che il picco vada in qualche modo attenuato, facendo lavorare il processore meno, o comunque in maniera diversa, distribuendo il suo carico di lavoro in una tempistica più lunga.

Anche perché i nuovi software richiedono più energia e fanno lavorare di più le batterie, che non sarebbero sufficienti a garantire standard di performance o durata adeguati quando invecchiano o raggiungono livelli troppo bassi. Secondo Apple, questo può far sì che il telefono si spenga improvvisamente per proteggere le sue componenti.

Non si tratterebbe di un complotto per vendere prodotti nuovi, ma di una strategia aziendale a tutela dei clienti.

Alcuni di loro, però, non ci stanno. Anche perché la decisione di Apple di rallentare i vecchi iPhone è stata presa senza informarli preventivamente.

Negli USA è stato quindi già presentato ricorso con una class action per stabilire se sia stato violato il contratto d’acquisto e i diritti dei consumatori. L’azione legale è stata preparata da Wilshire Law Firm e depositata giovedì scorso presso la U.S. District Court for the Central District of California.

 

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