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UNIVERSITA’, L’ATENEO GENOVESE APPOGGIA LA SETTIMANA DI MOBILITAZIONE

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unigeatriolnGENOVA 18 NOV. Giovedì 21 Novembre alle 17 presso l’aula Magna di via Balbi 5 è convocata l’assemblea generale dell’università in appoggio alla settimana nazionale di mobilitazione degli atenei.

“Lo smantellamento del Sistema universitario pubblico italiano in corso da anni sembra
ormamai giunto allo stadio finale: la situazione degli Atenei statali non è stata mai così
drammatica” si legge in una nota.
Ad aderire alla protesta sono le seguenti sigle: ADI, ADU, ANDU, ARTeD, CIPUR, CISL-Università, CNRU, CNU, COBAS-Pubblico Impiego, CoNPAss, CSA-CISAL Università, FLC-CGIL, LINK, RETE29Aprile, SNALS-Docenti, SUN-Universitas News, UDU, UGL-INTESA FP, UIL RUA.
“L’Università tutta è sotto attacco – prosegue la nota – e a essere pesantemente danneggiati non sono solo coloro che vi lavorano e vi studiano, ma l’intero Paese, che rischia di perdere lo strumento
principale per la sua crescita culturale, sociale ed economica e di arretrare anche sul piano
della sua tenuta democratica.
Contro la cancellazione dell’idea stessa di una università qualificata, democratica,
diffusa nel territorio e aperta a tutti, occorre che tutte le componenti universitarie (studenti,
precari, tecnico-amministrativi, lettori-cel, ricercatori, professori) rispondano in tempo e
unitariamente, rigettando la logica del “tutti contro tutti”. Una logica a cui vorrebbero portare
coloro che in tutti questi anni hanno imposto tagli sempre crescenti e ormai mortali, norme
che uccidono il diritto allo studio, bloccano il ricambio generazionale dei docenti-ricercatori,
attribuiscono poteri immensi ai rettori che sempre più stanno assumendo il ruolo di
“commissari liquidatori “ degli Atenei. Insomma, si vuole tornare a una Università di élite,
frequentata solo da chi se lo può economicamente consentire.
Con la scusa dell’autonomia responsabile, della meritocrazia e della competizione, si
vorrebbero nascondere i tagli, lo svuotamento del diritto allo studio, l’espulsione di migliaia di
lavoratori precari, l’azzeramento della ricerca, il blocco delle carriere e delle retribuzioni.
Gli studenti sono il principale bersaglio di questo piano di devastazione dell’Università:
calano le immatricolazioni e aumentano i corsi a numero chiuso, si aumentano le tasse mentre
si riducono i fondi per le borse di studio, gli alloggi e le biblioteche, si restringe e si dequalifica
l’offerta formativa. E tutto questo accompagnato dalla crescente volontà di cancellare il valore
dei titoli di studio, abolendo il valore del voto di laurea e introducendo anche all’Università gli
inaffidabili e fallimentari test TECO-INVALSI.
I docenti-ricercatori precari, che danno un notevole contributo allo svolgimento della
ricerca e della didattica, svolgendo spesso gli stessi compiti dei docenti di ruolo, sono stati
tenuti in uno stato di incertezza e di subalternità (condizioni opposte a quelle ritenute
necessarie anche dalla Comunità europea) e per loro non è previsto alcun serio sbocco nella
docenza di ruolo e solo ad alcuni di loro si offre di prolungare il loro stato di precarietà.
I lettori-cel, che svolgono compiti di docenza ancora più importanti nella prospettiva
dell’internazionalizzazione, sono sempre più vittime del tentativo di far cassa esternalizzando e
dequalificando il loro ruolo, arrivando in qualche caso anche a essere licenziati.
Anche per i tecnico-amministrativi è aumentato il carico di lavoro per il blocco del
reclutamento e anche a loro è stata bloccata la retribuzione, con il mancato rinnovo dei
contratti e con la messa in discussione di una parte del salario (cosiddetto “accessorio”).
I docenti di ruolo, professori e ricercatori, vedono sempre più aumentare il proprio
carico di lavoro e diminuire i fondi per la ricerca e la didattica, mentre la loro retribuzione è
stata bloccata. Anche le promozioni sono state bloccate con la farsa delle abilitazioni nazionali,
ridicolizzate da una gestione maldestra e pasticciata da parte del Ministero e dell’ANVUR, con
l’indubbio risultato di marchiare i non abilitati (“disa-abilitati”) e di ammucchiare gli abilitati
in liste in attesa di una chiamata che dipenderà dalla (in)disponiblità dei fondi e dalla volontà
degli Atenei.
Tutto questo può spingere alla logica del “tutti contro tutti”, nella speranza di
scamparla da soli: il singolo ateneo, la singola struttura, la singola categoria, il singolo.
Al contrario, solo se si uniscono tutti coloro che lavorano e studiano può realizzarsi
un’efficace opposizione al progetto di demolizione dell’Università italiana e si può rilanciare
questa Istituzione, strategica per l’intero Paese.
Per questo le Organizzazioni universitarie rivolgono un pressante APPELLO a tutta la
Comunità universitaria a incontrarsi e a discutere in tutti gli Atenei durante la settimana di
mobilitazione (18-22 novembre), per arrivare a una grande MANIFESTAZIONE nazionale
entro quest’anno.
Bisogna che tutti prendiamo consapevolezza dello stato drammatico nel quale è stato
ridotto il Sistema universitario e della necessità e urgenza di forti iniziative unitarie per il
necessario rilancio dell’alta formazione e della ricerca.
Le Organizzazioni universitarie invitano anche tutti i docenti a discutere con gli studenti
sulla drammatica situazione delle Università italiane, dedicando a questo tema una parte delle
loro lezioni, e chiedono a tutti gli Organi degli Atenei di pronunciarsi sullo stato dell’Università”.

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