Un’alternativa ai bambini di ‘ndrangheta

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'ndrangheta spacciatori ragazzini
'ndrangheta spacciatori ragazzini
‘ndrangheta spacciatori ragazzini

REGGIO CALABRIA. 2 FEB. E’ una triste realtà, ma ci sono bambini a metà che, nati in famiglie di ‘ndrangheta, imparano troppo presto a dimenticare i loro sogni, perché il loro il futuro è già stato deciso dalla famiglia in cui sono nati.

Fin da bebè trasportano droga nei pannolini, a 14 anni vengono battezzati, non in chiesa ma secondo i riti mafiosi, imparano a girare il sangue del maiale appena ucciso per familiarizzare con la morte, a 12 anni finiscono sotto processo per omicidio o per concorso esterno in associazione mafiosa, per loro il sangue si lava nel sangue e vendicare una morte fa parte del codice d’onore.

Bambini che odiano lo Stato perché gli hanno insegnato ad odiarlo. Il carcere per loro è un passaggio naturale, anzi è l’Università più efficiente, perché lì è facile rafforzare i rapporti e stringere alleanze.

Ma per fortuna qualcosa sta accadendo. Da qualche anno presso il Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria è in atto una rivoluzione. Grazie all’impegno del suo presidente, il Dottor Di Bella, che ha redatto un Protocollo, “Liberi di scegliere”, si cerca di dare ai minori che finiscono nelle maglie della giustizia una possibilità di redenzione, una alternativa, una strada diversa da poter intraprendere. Si dà loro la possibilità di conoscere la normalità, in che modo? Inserendo i ragazzi condannati, per i quali si intravede una possibilità di cambiamento, all’interno di comunità presenti in Calabria, in Sicilia o nel Nord Italia.

Sino ad ora l’intervento è stato attuato (con un ottimo risultato finale) solo su una trentina di ragazzi. Alcuni, al termine del percorso, hanno deciso di lasciare la propria terra, altri sono tornati a casa.

Il Protocollo, al momento si basa sul sostegno dei volontari, sull’associazionismo, sulla buona volontà degli uomini dello Stato, ma sarebbe opportuno diventase legge. Per questo è necessario che venga approvato, che lo Stato centrale lo supporti, e che non riguardi solo i ragazzi della provincia di Reggio Calabria, ma che venga esteso a tutti i Tribunali per i minorenni della Calabria e dell’Italia.

Troppo spesso la giustizia minorile viene considerata una giustizia minore. Invece, lavorare sui giovanissimi, dando loro la possibilità di conoscere una via diversa da quella nella quale sono cresciuti, significa tagliare le radici delle mafie, cancro del nostro Paese.

FRANCESCA CAMPONERO

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