Una casa per Chiara Insidioso

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Chiara Insidioso
Chiara Insidioso
Chiara Insidioso

ROMA. 29 FEB. Il caso di Chiara Insidioso, massacrata da Maurizio Falcioni due anni fa e ancora ricoverata all’ospedale Santa Lucia di Roma con gravi lesioni cerebrali, è emblematico per tutte le donne che hanno subito e subiscono violenza maschile.

Oggi, con un articolo di Luisa Betti, si apprende che tra 20 giorni Chiara sarà dimessa dalla Fondazione, dove sono riusciti a riportare Chiara a relazionarsi con l’ambiente circostante e a comunicare, e sarà messa in una casa di cura per anziani terminali con un livello di coscienza minore rispetto al suo, malgrado possa ancora migliorare la sua condizione riabilitativa e sia stata avviata a un progetto che potrebbe far avanzare la sua autonomia.

Chiara è una delle poche donne che sono sopravvissute al femmicidio in una condizione di grave danno fisico e psichico, un caso che lo Stato italiano non può ignorare o ricordare solo in maniera formale, ma su cui ha l’obbligo di intervenire con una compensazione economica che garantisca a Chiara un accesso agevolato a forme di assistenza ai fini della riabilitazione e di reinserimento a una vita il più possibile normale.

Un obbligo che la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne, ratificata dall’Italia nel 2013, spiega ampiamente nell’articolo 30 in cui si descrive come lo Stato si debba occupare del risarcimento nel caso in cui “la riapparizione del danno non è garantita da altre fonti e in particolare dall’autore del reato”.

Un obbligo che nel caso di Chiara parte dal diritto di avere una casa attrezzata ad accoglierla secondo le sue esigenze e con l’assistenza di cui ha bisogno.

Si auspica attraverso una petizione che lo Stato, attraverso suoi soggetti istituzionali, si faccia carico di una SOLUZIONE ADEGUATA E IDONEA alla situazione di Chiara, agendo in totale e autentico sostegno per lei e per la sua famiglia.Come ci auguriamo che IL GOVERNO si impegni perché vengano create le condizioni economico-legislative, perché la Convenzione di Istanbul, nella sua totalità, venga applicata e divenga l’indispensabile strumento di contrasto alla violenza di genere, dato che il Parlamento l’ha ratificata, all’unanimità.

FRANCESCA CAMPONERO

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