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Un Vangelo di luce e libertà quello di Delbono

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Un Vangelo di luce e libertà quello di Delbono

GENOVA. 4 MAG. Un fila di poltroncine in velluto rosso sistemata in proscenio aspetta di essere occupata. I personaggi arrivano piano piano, uno ad uno, si salutano educatamente e si accomodano sulle poltrone come per assistere ad uno spettacolo. Guardano verso il pubblico,ma il loro non è uno sguardo indagatore semplicemente volgono lo sguardo dinanzi a loro ed aspettano che qualcosa succeda, proprio come noi che invece sediamo dalla parte opposta . La voca calda di Delbono arriva da dietro, come sempre,  e come sempre riempie la scena, ed è subito teatro.

Delbono , maestro dell’emozione, racconta il perchè di questo spettacolo, una scelta dettata dall’amore , quello verso la madre che non c’è più, e che dentro di lui ha lasciato un vuoto incolmabile. Una madre che crdeva in Dio e nei valori della Chiesa cattolica, quelli che l’artista ha sempre rifiutato in quanto troppo inadeguati al suo modo di essere ed intendere la vita. Non è il peccato la parola di Cristo, ma amore,  gioia e libertà sono ciò che il figlio dell’Uomo ha insegnato quando è sceso sulla terra. Ma dove sono finiti questi valori all’interno della Chiesa, quella di cui il chierichetto Delbono sentiva solo il forte l’odore di incenso e di tonache nere, quella che giudica e che non perde occasione per ricordarti sempre che sei un peccatore?

Con una chiesa di questo tipo non è difficile preferire avvicinarsi al diavolo, trasgressivo, un po’ maschio un po’ femmina (e qui il regista infila ad hoc la parodia di Tu sei l’unica donna per me di Alan Sorrenti), coi cornini in testa e l’abito rosso , quello che fa vestire ai suoi personaggi per inscenare una festa  dai toni felliniani, caricatura di un mondo che non va. E così in un carosello di costumi colorati, luci di effetto, musiche per orchestra e coro polifonico di Enzo Avitabile, gravose note dal finale del Don Giovanni di Mozart , quelle più leggere da Jesus Christ Superstar,  e quelle delicate ed indimenticabili di Stairway to Heaven dei Led Zeppelin,  Delbono denuncia come la “buona novella” ci arrivi distorta e per questo, inevitabilmente, ci allontani da Dio.


Attraverso una grande cerimonia visiva di forte impatto in in cui la parola si accompagna al gesto risuonando nel silenzio, tanto più prezioso man mano che lo si perde, Delbono ci ricorda che per entrare nel regno dei Cieli bisogna essere puri come i bambini e comunica questo con l’ultima scena,  quella di Gianluca, storico attore down della compagnia, in una culla, mentre Bobò sul fondo è vicino a un cavallo di legno che fa dondolare. Il Vangelo di Delbono ci affida uno squarcio di luce ed il suo messaggio è chiaro e limpido: cerchiamo di vedere davvero, di vedere oltre,  e forse ci salveremo e saremo felici.

Lo spettacolo è al Teatro della Corte fino a domenica 7 maggio.

FRANCESCA CAMPONERO

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