Un piccolo titano il Prometeo della Tosse

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Prometeoedio alla Tosse
Prometeoedio alla Tosse
Prometeoedio alla Tosse
Il Prometeo alla Tosse
Il Prometeo alla Tosse

GENOVA. 18 OTT. Prometeo, colui che nella tradizione mitologica greca è colui che insegna agli uomini tutto ciò che ha appreso da Atena (cibo, in un certo senso, per la mente degli Déi), come ci narra lo stesso Eschilo nella sua tragedia, si attira l’ira di Zeus per la sua tracotanza, sottile perfidia, di sottrarre agli Dei i privilegi di rango, che non possono essere spartiti con i mortali.  E questa  sua hybris  si manifesta più apertamente quando inaugurando il primo sacrificio degli uomini in onore di Zeus, Prometeo fa in modo che la parte migliore dell’animale macellato sia destinata agli uomini, mentre Zeus ingannato sceglie per se le ossa, ricoperte da qualche strato di grasso.  Zeus si vendica e sottrae agli uomini il fuoco, ma Prometeo ruba il fuoco divino e ne fa dono agli uomini.  Per questo motivo, il Titano viene incatenato alla rupe del Caucaso, e ogni giorno un’aquila gli lacera e gli divora un pezzo di fegato che ricresce poi durante la notte.  E da lì parte il racconto di Eschilo da cui Emanuele Conte ha preso spunto per la sua ultima creazione Prometeoedio che ha debuttato in prima nazionale alla Tosse mercoledì 14 ottobre .

Uno spettacolo che chiude la trilogia del potere iniziata nel 2013 con Antigonre di Anouilh e proseguita lo scorso anno con il Caligola di Camus.

Grande scenografia quella voluta da Conte per questa sua ultima produzione, che vede il palco completamente coperto in proscenio da un’impalcatura di ferro e grate di metallo che separano due scene. Davanti, incatenato all’impalcatura, Prometeo e dietro gli altri personaggi che raccontano, si raccontano e lo interrogano. Scelta geniale se si considera anche l’aggiunta della musica metal ad alto volume nel momento dell’incatenazione del titano che fa pensare ad uno spettacolo in crescere da un punto di vista di tensione. Purtroppo però non è così. Dopo questo inizio d’effetto tutto resta lì, senza evoluzione né crescendo sia da un punto di vista drammaturgico che recitativo, fatta eccezione per la bravissima Alessia Pellegrino nel ruolo di Io, la donna tramutata in giovenca tormentata dal tafano, a cui prometeo preannuncia che darà alla luce il suo liberatore.

 

Anche il giovane Gianmaria Martini molto apprezzato in altre performance qui appare stanco e monocorde nel ruolo di Prometeo che più che vivace e ribelle per l’uso dell’intelligenza atta ad ingannare anche la divinità, e sprezzante della legge divina, lo vede più mesto e rassegnato come Gesù Cristo, davanti a Ponzio Pilato. Convincente l’interpretazione di Enrico Campanati in Ermes il messaggero inviato da Zeus per convincere Prometeo a tornare sui suoi passi, ma non sufficiente a dar forza allo spettacolo.

Prometeoedio resterà in scena fino al 31 ottobre.

FRANCESCA CAMPONERO

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