Un gioco senza premi in palio

0
CONDIVIDI
Il gioco della vita
Il gioco della vita
Il gioco della vita

GENOVA. 1 DIC. “La vita è un gioco senza premi in palio”. Tale provocatoria ed assolutistica considerazione, degna di un nichilismo alla “Padri e figli” (cit. I.Turgenev), è utile per delineare un “quadro” dell’argomento, ascrivendo alla relativa “cornice” una massiva quota di impegno, fatica ed aspettative.

Così, giorno per giorno, pezzo dopo pezzo (come nel gioco del Lego) assembliamo al meglio il familisterio delle nostre vicende e i nostri affetti, tutti ben consapevoli che distrazione od incuria in un solo attimo potrebbero causarne e decretarne il crollo.

Titanico proposito in cui transita l’intima convinzione di meritare un premio, un suggestivo  “desiderio di riconoscimento” (cit. J.Lacan).

 

Per questo, siamo pronti a tutto, confidando nelle nostre risorse ed anche, talvolta, timoratamente, in quelle di una imprevedibile sorte.

Il tutto cercando di non troppo deluderci e, soprattutto, di non deludere coloro che, a vario titolo, hanno un qualsivoglia titolo per pretendere da noi, pur non sempre corrispondendoci con eguale intensità.

Malgrado gli eventi, questa irredimibile indole estroflessa  ci colloca emotivamente nella categoria del piacere (di fare) piuttosto che del dover (fare).

In preda a momentanea euforia, nuova linfa riesuma emozioni assopite e sentimenti smarriti possono riscoprirsi, temporaneamente, rinvigoriti.

Sia come sia,  alla resa dei conti, questa incolpevole esistenza così emozionalmente alterna pare proprio non prevedere premi,  né  vincitori cui assegnarli.

Per questo motivo occorre zavorrarci di virtù e dedizione, senso di responsabilità e qualsivoglia forma stabile e duratura di sentimento.

Sulla scorta di tale dotazione, possiamo già immaginarci sul podio del vincitore a goderci il fugace plauso dedicato a chi diligentemente  s’offre;  così fugace da non lasciare traccia; da farci spesso “ripassare dal via” (come nel gioco del Monopoli), ogni volta ricominciare daccapo.

Talvolta, dinanzi a questa tragi-ciclica ricorsività, è proprio l’imponderabile a far la differenza, a mutare lo scenario; e magari ad assegnarci, inatteso, un premio.

Sempre ben accetto, foss’anche di consolazione.

Massimiliano Barbin Bertorelli

LASCIA UN COMMENTO