Umiltà ed intellighenzia rossa: abbiamo sbagliato a votare Doria

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L'autocandidato sindaco per le (non ancora decise) primarie del Pd a Genova, Simone Ragazzoni

GENOVA. 11 SET. “Abbiamo votato Marco Doria, ma abbiamo sbagliato”. Poi, il candidato sindaco alle (non ancora decise) primarie del Pd per le amministrative del 2017, ha cominciato a parlare di cose concrete “e non di sogni” presentando un nuovo piano sul Welfare da 5 milioni di euro. L’altro giorno, il professore di Filosofia Simone Regazzoni, con la “spalla” del noto commercialista genovese e tesoriere regionale del Pd Giovanni Battista Raggi, ha ufficializzato la sua candidatura per Genova.

“Ufficializzo la mia candidatura alle primarie del centrosinistra per il Sindaco di Genova perché voglio fugare ogni dubbio in merito alle mie intenzioni – ha detto Regazzoni – Le candidature ventilate, presentate e poi ritirate fanno parte del gioco della vecchia politica con cui non voglio avere nulla a che fare. Io mi candido: e andrò fino in fondo. Se qualcuno deciderà di rimangiarsi la parola data e annullare le primarie se ne prenderà la responsabilità.
Mi candido perché credo che sia tempo di affrontare i problemi reali della nostra città e di dare risposte concrete ai bisogni dei Genovesi in tema di sicurezza, servizi sociali, lavoro, decoro urbano, trasporti, problema immigrazione. La Giunta Doria, in questi 5 anni, ha fatto poco: è mancata un’idea di città, il coraggio di prendere decisioni e l’umiltà di ascoltare i Genovesi. Doria è stato “il Sindaco che non c’è”. Ma condivide la responsabilità della sua inazione con il gruppo dirigente del Pd genovese, che ha perso il contatto con la realtà e sembra preoccuparsi solo di lotte interne.
Io credo che la mia generazione, oggi, non possa però limitarsi a criticare: deve metterci la faccia, rimboccarsi le maniche e provare dare il proprio contributo. Adesso tocca a noi metterci a disposizione del bene della nostra città. Io mi candido al servizio di Genova.
Qualcuno sostiene che prima vengono le idee e i programmi e poi le persone. Penso sia un errore: i programmi senza le persone sono idee vuote di cui nessuno si prende la responsabilità. Io mi candido mettendo la faccia su quello che dico. Prendo un impegno davanti ai cittadini: realizzerò quello che presento. Partendo dal tema del Welfare, vale a dire dei diritti sociali dei più deboli, dell’uguaglianza materiale perduta e della necessità di riportare la giustizia sociale al cuore dell’agenda politica. Servono più soldi e un nuovo modello di governance territoriale partecipato.
Seguirò una regola: niente libri dei sogni. Basta con le favole e le promesse dei vecchi politici. Idee concrete e realizzabili in tempi certi. E coraggio di decidere. Solo così Genova potrà costruire il proprio futuro”.

14 COMMENTI

  1. il mio pensiero è ,e rimane che fin che i partiti si fanno la guerra per chi èpiù bravo o per chi opera meglio,le città avranno sempre meno beneficio,bisogna lavorare in sieme per il bene del popolo non del partito di provenienza i tempi sono cambiati,e basta con questa destra e questa sinistra,se si fa qualcosa di bello sia a D. che a S. il popolo ne trarrà beneficio…..

  2. Perchè no’. Potrebbe essere finalmente un modo per evolvere dalle secolari utopie Marxiane, e rendersi conto che le necessità dei quartieri non hanno ideologia. Prendere atto del tragico esistente è un cosa logica non ideologica.

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