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Ultimo giorno per la cultura archeologica a Savona

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SAVONA. 31 OTT. Dal 1 novembre, scatteranno infatti i nuovi orari per i musei civici e la biblioteca della città, mentre per il museo archeologico, le visite saranno possibili solo un giorno a settimana.
Annullato il bando di gara resta da capire cosa ne sarà delle convenzioni con l’università di Genova e le scuole.
Ad ora restano garantiti gli orari minimi per i cittadini e per i turisti delle navi in porto, la maggioranza degli attracchi, infatti, avviene il fine settimana, anche se, alcuni sbarchi sono previsti anche di lunedì e di martedì, per buona pace di chi visiterà la città in settimana
Resta solo da chiedersi, qualora i tagli non siano sufficienti, cos’altro sarà sacrificato, tra le fondamenta di una società civile, come cultura ( musei e spettacoli), sociale (fasce isee e sussidi), e istruzione ( tempo integrato, servizio mensa e sostegno).
“Chiuderà il museo nato dall’intelligenza di amministratori come Scardaoni e Tortarolo e di studiosi come il Prof. Varaldo,che vollero un museo visto come un lavoro in continua crescita e fortemente legato agli scavi archeologici condotti sul Priamar dove sorgeva la città di Savona – l’aspro commento di Danilo Bruno dei Verdi di Savona – Chiuderà un museo che lo scorso anno ha avuto circa 8000 visitatori e che ha condotto una intensa attività didattica oltre a conferenze e attività di scavo. Chiuderà un museo che permetteva spesso a modico costo se non gratuitamente la visita completa del Priamar nonché quella dei sotterranei dell’attuale fortezza.
Chiuderà un museo,che ha prenotazioni di gruppi e scuole per mesi e che aveva in corso attualmente un importante e partecipato corso sulla metodologia di scavo e decisive collaborazioni con l’Università di Genova ed altri istituti di ricerca.
Chiuderà un museo,che era divenuto una eccellenza savonese grazie all’impegno della sezione Sabazia dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri.
Chiuderà un museo,che aveva raddoppiato gli spazi espositivi e che renderà il Priamar sempre più triste e desolato oltre ad offendere la memoria di Giuseppe Mazzini,che proprio nella vicina prigione teorizzò la rivoluzione italiana come moto popolare autonomo fondato sulla missione che Dio aveva affidato al nostro paese ovvero la realizzazione del progresso attraverso l’arte e la cultura. – concludono i Verdi – Ci auguriamo che la Giunta ci ripensi”.

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