Turismo sommerso, Federalberghi Savona chiede aiuto

0
CONDIVIDI
martina-rossi-albergo spagna

martina-rossi-albergo spagnaSAVONA. 1 DIC. Gli albergatori della provincia di Savona all’attacco contro concorrenza sleale e turismo sommerso. Secondo l’associazione di categoria il fenomeno sta dilagando anche nel territorio savonese come in tutto il Paese, mettendo a rischio i ricavi delle imprese e anche la sicurezza del cittadino.

La share economy e la concorrenza sleale – spiega  Andrea Valle, presidente di Federalberghi Savona – sono arrivati ad un livello insopportabile. C’è un tema di fiscalità evasa che dovrebbe interessare tutti, poi c’è il danno alle imprese alberghiere e, non da ultimo, l’aumento di persone in transito senza che siano tracciate da nessuno. Abbiamo inviato una lettera ai sindaci della nostra Provincia – continua Valle- per denunciare il dilagare del problema, ponendo l’attenzione sulla grave distorsione del libero mercato causata dall’enorme sommerso degli affitti ad uso turistico, anche per una sola notte, di appartamenti ammobiliati, grazie anche alla compiacente intermediazione di siti di prenotazione via Internet dedicati a questo lucroso settore.
Si tratta con tutta evidenza di concorrenza sleale nei confronti delle strutture ricettive alberghiere ed extra-alberghiere dotate di regolare licenza. E’ infatti oggettivamente impossibile che i costi di gestione di una singola unità abitativa possano essere inferiori a quelli di una unità di pari dimensioni facente parte di un complesso di affittacamere, residence o albergo. Le pulizie, il cambio biancheria, i prodotti di cortesia, le utenze hanno sostanzialmente gli stessi costi. L’unica giustificazione dei prezzi incredibili che sono pubblicati sui siti Internet non può che essere legata alla sottrazione dall’imposizione fiscale locale e statale”.

A livello nazionale Federalberghi ha commissionato un’indagine alla società di consulenza Incipit Consulting per cercare di capire la dimensione della sharing economy dell’ospitalità che a volte fa rima con evasione fiscale e lavoro nero. Nel 2009, stima la ricerca ,erano 234 le strutture poste in vendita su Aibnb il gigante globale degli affitti temporanei, oggi sono arrivate a quota 176.870.Un balzo esponenziale che però sembra sfuggire ai registri delle strutture extralberghiere censite dall’Istat che infatti nel 2009 erano 104.918 mentre oggi, a 6 anni di distanza, sono aumentata di poco, a 117.749 unità. L’indagine fatta dall’associazione degli albergatori dice ancora che “in barba alle leggi che obbligano il gestore di risiedere all’interno del bed &breakfast , la stragrande maggioranza degli annunci presenti su Airbnb è riferito all’affitto dell’intera proprietà.

 

“Il consumatore è ingannato due volte- continua Valle – viene infatti tradita la promessa di vivere un’esperienza autentica smentendo infatti la favoletta del gestore che accoglie l’ospite in casa propria e vengono eluse le norme poste a tutela della salute e della tutela dello stesso. In Europa molti Paesi si stanno muovendo per sconfiggere le degenerazioni della sharing economy del turismo, ora tocca a noi dare un segnale importante, dettando regole ed istituendo controlli volti ad azzerare l’illegalità in uno dei settori più importanti per l’economia del Paese”.

LASCIA UN COMMENTO