Toti: Doria deve 5 milioni ad ARTE. Scajola: i diritti prima ai nostri poveri

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Giovanni Toti e Marco Scajola stamane all'inaugurazione della nuova sede decentrata di ARTE a Molassana
Giovanni Toti e Marco Scajola stamane all'inaugurazione della nuova sede decentrata di ARTE a Molassana
Giovanni Toti e Marco Scajola stamane all’inaugurazione della nuova sede decentrata di ARTE a Molassana

GENOVA. 4 LUG. Appartamenti fatiscenti, con gravi problemi di infiltrazioni d’acqua. Manutenzioni carenti e lamentele degli abitanti. Secondo la Regione, ammonta a 5 milioni il debito del Comune di Genova nei confronti di ARTE Genova, che gestisce circa 11mila alloggi di cui 4mila di proprietà di Tursi, con un canone medio mensile di poco inferiore ai 100 euro. Il caso è scoppiato oggi, in occasione dell’inaugurazione dei nuovi uffici di ARTE a Molassana.

“Dopo l’inaugurazione di questa mattina – ha spiegato il governatore ligure Giovanni Toti – seguiranno, la prossima settimana, l’apertura di nuovi uffici in Valpolcevera, in piazza Ospedale Pastorino e a Sestri Ponente in via Bottino. Nell’ambito del rilancio di ARTE stiamo lavorando alla riforma dei criteri di assegnazione e di utilizzo degli immobili, che contiamo di portare in porto a settembre. Inoltre vogliamo mettere i circa 600 alloggi, oggi sfitti perché inagibili, nella condizione di essere utilizzati dalle famiglie che ne hanno bisogno e che stanno aumentando”.

“La creazione di uffici decentrati – ha aggiunto l’assessore regionale Marco Scajola – costituisce il punto centrale del riposizionamento dell’azienda sulla propria missione, quale ente erogatore di servizi per i cittadini, utenti di alloggi di edilizia residenziale pubblica, per il quale a dicembre la giunta regionale ha stanziato 5 milioni di euro a sostegno della sua missione.

 

Per questo chiediamo al Comune di Genova senso di responsabilità e collaborazione affinché ARTE abbia i soldi che gli spettano, per essere investiti sul territorio.

Attraverso i nuovi criteri a cui stiamo lavorando, vogliamo che ai cittadini italiani vengano riconosciuti i loro diritti e che la gente che ha veramente bisogno di case popolari possa utilizzarle. Per questo stiamo rivedendo regole un po’ datate, sulla base delle nuove povertà che stanno colpendo molti cittadini italiani. Siamo in Italia, è ovvio che debbano esserci prima gli italiani, dispiace che ogni tanto i nostri connazionali vedano attribuite le case a chi è arrivato dopo. Questo non può più funzionare”.

 

 

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