Torre Piloti, da 3 anni nessuna giustizia: mamma coraggio attacca i pm

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Maledetto 7 maggio 2013: il crollo della Torre Piloti nel porto di Genova
Maledetto 7 maggio 2013:  il crollo della Torre Piloti nel porto di Genova
Maledetto 7 maggio 2013: il crollo della Torre Piloti nel porto di Genova

GENOVA. 7 MAG. Quella maledetta notte di tre anni fa crollò la Torre Piloti del porto di Genova. La Jolly Nero della società Messina, durante la manovra a Molo Giano, diede una botta da paura alla struttura costruita a pelo d’acqua. Nove morti e quattro feriti.

Oggi non è ancora emersa la verità, soprattutto sulle responsabilità dei fatti. Molti genovesi sono indignati. Tutti hanno ricordato i morti e il disastro in silenzio.

“Il dolore è indelebile e nessuno può capire – ha detto Adele Chiello, la mamma coraggio di una delle vittime, Giuseppe Tusa – mi hanno ammazzato un figlio. L’intitolazione di una scuola alle vittime di Molo Giano (l’asilo di San Teodoro, ndr) è il primo segno civile che vedo. I luoghi pubblici devono essere sicuri per tutti: per chi ci lavora e per chi li frequenta. Il porto di Genova è gestito da tante figure istituzionali, dall’autorità portuale alla direzione marittima, Capitaneria di porto, Guardia costiera ed altri. Tante figure responsabili, ma nessuno ha fatto niente. Adesso abbiamo un processo a spezzatino. No. Voglio che da quel processo emerga la verità. Tutta la verità. Tutte le varie responsabilità. Non voglio un colpevole a tutti i costi. Solo la verità, in modo tale che sia da monito pure per le altre istituzioni che sanno, ma non applicano le normative sulla sicurezza perché la sicurezza costa parecchio e il dio denaro prevale sul diritto alla vita dell’uomo. Esigo che la procura non imbastisca un processo per anni e anni. Ho 60 anni: non posso seguire tre processi con tre giudizi. Dopo tre anni che cosa è emerso? Le (presunte, ndr) certificazioni false del Riina, ma il perito della procura il 7 luglio del 2013 lo aveva già scritto. Risulta agli atti. Non mi spiego come mai dopo 3 anni emergono queste figure indagate e che rimangono fuori dal processo, quando invece dovrebbero entrare nel procedimento in corso”.

 

Mamma Adele non è sola. I famigliari di un’altra delle vittime di Molo Giano, Gianni Iacoviello, ieri hanno preferito non partecipare alla commemorazione in porto: “Usati e traditi dallo Stato e dalle sue istituzioni”. Assenti, ma con preavviso, i famigliari di Michele Robazza: “Siamo offesi”.

 

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