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Torre Piloti bis: guasti nascosti e carte false, indagati 3 comandanti navi Messina

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Jolly Nero

GENOVA. 20 MAG. Blocchi ai motori, guasti nascosti e carte false, con certificazioni facili. E’ l’ipotesi di accusa del filone parallelo al maxi processo sull’abbattimento della Torre Piloti del 7 maggio 2013 (nove morti) sulla quale sta indagando la procura di Genova.

Secondo il pm, le cattive abitudini di nascondere avarie sulle navi della “Ignazio Messina” sarebbero avvenute anni prima che la Jolly Nero abbattesse la Torre Piloti a Molo Giano.

La Compagnia di navigazione al momento tace, ma nell’elenco di una trentina di indagati sulle presunte certificazioni taroccate da parte del Rina (Registro Navale Italiano) e sui presunti verbali falsati da alcuni ufficiali della Capitaneria di Porto, risultano tre comandanti alle dipendenze degli armatori genovesi.


Si tratta di Roberto Paoloni (condannato in primo grado a 10 anni per i fatti del 7 maggio 2013) e i suoi colleghi, Bruno Facelli e Federico Gatto.

Secondo la procura, i comandanti avrebbero nascosto, insabbiato o sottovalutato i guasti sulle navi di cui avevano il comando e quindi la responsabilità.

I presunti falsi dei tre comandanti della Messina si riferiscono anche ad alcuni episodi similari a quelli avvenuti durante il tragico incidente della Jolly Nero. Soprattutto avarie per la mancata ripartenza dei motori.

Le navi nel mirino della magistratura montano gli stessi propulsori e sarebbero stati un centinaio i guasti contati dagli investigatori in oltre dieci anni.

Sempre secondo la procura, il Rina in alcuni casi non avrebbe prestato troppa attenzione ad alcuni report in cui venivano segnalati i guasti ed avrebbe concesso certificati pur in assenza dei requisiti necessari alla sicurezza della navigazione. Gli ufficiali della Capitaneria, che sono stati indagati, in sostanza avrebbero chiuso un occhio.

Ai tre comandanti della Compagnia di navigazione Ignazio Messina ed agli altrettanti ufficiali della Capitaneria di Porto, si aggiunge la ventina di indagati del Rina, tra dirigenti, ispettori e tecnici. Nel gruppo anche i due ingegneri del Rina, Marco Benzi e Giorgio Ceroni, che erano stati arrestati ai domiciliari (poi  revocati).

 

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