Torno da mia madre. Commedia gradevolissima sui legami familiari.

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" Torno da mia madre"; una scena del film con Alexandra Lamy e Josiane Balaskovic
" Torno da mia madre"; una scena del film con Alexandra Lamy e Josiane Balaskovic
” Torno da mia madre”; una scena del film con Alexandra Lamy e Josiane Balaskovic

GENOVA. 25 AGO. In ” Torno da mia madre “, sesto Lungometraggio del regista francese Eric Lavaine, titolo originale “Retour chez ma mère”, per quanto il titolo suggerisca un lungo indugio sul personaggio della figlia, pur molto composito, è la Madre l’autentica protagonista della pellicola, dall’incipit alla chiusa.

La Madre, che corrisponde al nome di Jacqueline Mazerin, è interpretata da un’avvincente Josiane Balaskovic, eccellente nella sua performance, che esercita davvero il potere di ammaliare lo spettatore, trasportandolo verosimilmente nel film. Il  personaggio di Jacqueline, esprime una donna brillante, solo lievemente spigolosa, con una corposa voglia di vivere, nonostante lo scorrere degli anni.

In netta contrapposizione con la figlia, Stephanie Mazerin, che ha il volto dell’affermata Alexandra Lamy, architetto di successo che all’improvviso si ritrova stanca ed in parte ripiegata su stessa, avendo perso il prestigioso lavoro a seguito di illeciti di cui lei non è responsabile e sola con un figlio di 6 anni che condivide con l’ex marito e la nuova moglie di quest’ultimo.

 

In effetti, Eric Lavaine,  ha dichiarato di voler mostrare attraverso questa commedia dolce-amara, la cosiddetta “generation boomerang”, ossia la nostra generazione che, in questa società post-moderna, rischia troppo spesso d’essere umiliata e svilita dai non Diritti del Mercato e nella quale anche le relazioni sono ormai liquefatte.

Così nella trama, come ahimè nella vita reale di molti, Stephanie, trovandosi al verde con un bambino, prepara un paio di valige e torna nella casa materna, intrecciando di nuovo un legame in salutare equilibrio con la madre; a ruoli invertiti! In effetti in questa deliziosa commedia, non è la figlia ad ostentare dei segreti, bensì la madre che, vedova, si è ricreata un legame emotivo e marcatamente passionale con l’inquilino del quarto piano, Jean, interpretato da Didier Flamand, relazione che inizialmente si impegna a nascondere.

Invero vorrebbe annunciarlo in grande stile, in occasione di una cena in presenza anche degli altri due figli, Carole Mazerin, che ha le fattezze di una bella Mathilde Seigner e Nicolas, interpretato da Philippe Lefebvre, i quali fraintendono la sua agitazione per un principio d’Alzheimer, quando la persona più sana della famiglia è proprio la madre, al contrario di tutta la prole, palesemente frustrata.

Il giorno successivo all’inconcludente reunion, solo frutto di aspre tensioni tra i tre fratelli, la madre confessa non solo la relazione con Jean, ma che in realtà quest’ultimo  rappresenti il suo grande amore da sempre, ancor prima che il loro padre morisse. Dichiarazione tagliente che indurrà i figli a guardare dentro se stessi ed a migliorare le proprie vite, sull’esempio del saldo entusiasmo della madre, donna pratica e romantica al tempo stesso, sempre preda delle ballate nostalgiche di Francis Cabrel, cantautore folk francese, d’origini friulane, la cui musica accompagna alcuni momenti della pellicola.

Jacqueline tra l’altro, in chiusa del film, risolverà ingegnosamente la compromessa situazione economica della figlia Stephanie. Decisamente un lieto fine che accontenterà i nostalgici di Frank Capra, ma di cui tutti noi, in quest’epoca sgualcita dalla precarietà, abbiamo bisogno.

Validissime le musiche originali di Fabien Cahen, affermato cantautore francese. Belli gli esterni, girati ad Aix-en- Provence, location che Lavaine ha scelto per l’intensità della Luce del Sud. Un po’statici gli interni, interessanti i primissimi piani sulle pietanze, cucinate dalla madre.

Da vedere per rasserenarsi!

Romina De Simone

 

 

 

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