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TOCCHIAMO IL FONDO. EDITORIALE DOMENICALE DI MARCELLO DI MEGLIO.

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via aerea a Bucarest in base al “decreto emergenziale Prodi” sull’espulsioni immediate di cittadini extracomunitari indesiderati. “Indesiderati”, dal Dizionario Devoto-Oli si legge: “Non desiderato, contrario ai propri desideri” stop e l’esempio di locuzione verbale che segue in corsivo cita solo la frase “ospite indesiderato”. Tanto per capirci. A parte il fatto che “i magnifici 17” di cui sopra hanno collezionato una sfilza di reati della lunghezza degna di un menu di nozze di Casa Windsor, per quantità e qualità di (portate) di varietà criminale, e quindi nella logica decretizia meritano di lasciare il Bel Paese (e si spera di non ritornarci), il costo dei biglietti aerei per il volo di sola andata Az-Alitalia Malpensa-Bucarest sono a carico del Ministero dell’Interno italiano. Il Ministro degli Esteri romeno ieri sugli schermi della tv nazionale carpatica ha fatto un po’ il “pesce in barile”: da una parte ha promesso collaborazione da parte della “Politia” romena nel controllo dei flussi di tagliagole e tagliaborse romeni che partono dalla Dobrogea o dal Maramures, destinazione Italia, dall’altra si è lamentato del fatto che i provvedimenti urgenti del nostro Governo siano lesivi dei diritti dei cittadini romeni entrati dal 1° gennaio di quest’anno a pieno (quasi) titolo nell’Unione Europea. Domanda? Chi ha fatto scivolare ai piani più alti della Commissione di Bruxelles la pratica per l’ingresso della Romania in Ue circa 24 mesi or sono. Tre lobby, piuttosto potenti. I) La Nato. Il Patto Atlantico ha bisogno di uomini in divisa ed in armi per rintuzzare le trincee e gli avamposti “caldi di guerra” più in Eurasia che in America: contingenti romeni sono presenti in Afghanistan, Iraq, Libano e Kosovo e sono “buoni soldati”. L’esercito romeno del fu dittatore comunista Nicolae Ceausescu ha sempre avuto prebende e sostegni e, dopo lo sconquasso rivoluzionario del Natale 1989, nulla è veramente cambiato nelle forze armate danubiane con la bandiera blu, gialla e rossa, grazie al sottile e puntuale controllo del Presidente Iliescu, grande “traghettatore” dal comunismo di Nicolae, della moglie Elena e del figlio Nicu, il “rais di Sibiu” verso uno “pseudoliberismo” che ha puzzato per anni di “gattopardesca” furbizia. Magazzini e hangar ben forniti di migliaia di carri T55 e due o tre milioni di mitragliatori d’assalto Ak 47 “Kalashnikov”, (quelli rimasti, s’intende…) ora, dopo un po’ di nuova oliatura, vengono buoni per il calderone dei subbugli bellici “under Usa control” non lontani da Bucarest. II) Il petrolio. Forse non tutti sanno che la Romania è uno dei Paesi europei, (dopo la Norvegia n.d.r) più ricchi di oro nero e di discreta qualità: non è nè “crude oil” iracheno-saudita, nè “brent” del Nord Atlantico ma funziona lo stesso. L’area perolifera romena è vicina a Bucarest, a sud-est della Capitale, nel triangolo alluvionale Ploiesti-Pitesti-Giurgiu. I pozzi ” a martello” pompano e stoccano il fluido oleoso che potrebbe venire bene nel panorama “Euro”. Basta trattare. III) La Renault e gli interessi delle medio-piccole imprese italiane che hanno delocalizzato nel Paese della “ciorba”, l’ottimo minestrone nazionale a base di verdure, carne o trippa o pesce spesso condito con il sego, il grasso di bue rancido usato anche per fare le candele che pigramente si consumano nelle chiese ortodosse del Paese e nei Monasteri secolari affrescati in Bucovina tra Bacau, Iasi e Suceava al confine con la Moldova. Il gruppo automobilistico francese ha da tempo acquisito il pacchetto di maggioranza della mitica fabbrica locale e negli “anni rossi” autarchica, di auto “Dacia”, una delle più grandi dell’Est Europa, le cui produzioni costano la metà che nel LungoSenna: ultima nata la “Dacia Logan”, spartana vetturetta, dalle finiture non proprio di lusso ma con meccanica completamente “powered by Renault”. Da noi costa poco, circa 9mila Euro, da “loro” la metà. Marcello Di Meglio (nella foto “Saluti da Bucarest” in cartolina)

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