Terremoti, Prof. Eva: i nostri centri storici maggiormente esposti ed a rischio

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Il sismologo genovese di fama internazionale Prof. Claudio Eva
Il sismologo genovese di fama internazionale Prof. Claudio Eva
Il sismologo genovese di fama internazionale Prof. Claudio Eva

GENOVA. 31 AGO. Pericolosità e rischio. Troppo spesso nel parlar comune queste due parole vengono usate come sinonimi. In realtà questi due termini sono riferiti a processi ed analisi completamente diversi specie in sismologia.

La pericolosità è una proprietà intrinseca del territorio che viene definita in funzione alle sue caratteristiche  geologico-strutturali  ed alla ricorrenza di eventi  che lo possono aver investito. Così un territorio è tanto più pericoloso quanto più volte è stato colpito da eventi calamitosi, come i terremoti.

Il tutto si esprime con una probabilità di occorrenza. In termini di normativa sismica la pericolosità si definisce con il valore dell’ accelerazione del suolo che può  essere raggiunta o superata in un dato sito con una probabilità del 10% in 50 anni, o se si vuole di quell’evento che ha la probabilità di verificarsi con un periodo di ritorno di 450 anni.

 

Il rischio invece viene determinato quando l’uomo interviene con opere, costruzioni od altro su un  territorio intrinsecamente pericoloso:  un edificio costruito in un area pericolosa sarà un edificio a rischio. Il rischio dipenderà dalla capacità di resistere alle azioni sismiche (vulnerabilità) del manufatto. Quindi il rischio aumenta  con la pericolosità del sito  e con la vulnerabilità dell’edificato e/o del centro abitato.

Costruzioni mal costruite o vecchie e mal tenute o in cui esistano errori di costruzione sono particolarmente vulnerabili.  Ecco perché i centri storici, inclusi quelli liguri, rappresentano i siti maggiormente esposti ed a rischio.

Una corretta politica di mitigazione del rischio passa dalla riduzione della vulnerabilità dell’edificato e del nostro territorio. Ridurre la vulnerabilità significa conoscere le caratteristiche  del costruito e mettere in campo le moderne tecniche di consolidamento e rafforzamento delle strutture.

Di tali problemi la ricerca scientifica si è occupata sin da dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980 ed è da allora che i ricercatori dopo ogni evento disastroso puntano il dito su questo problema, ma la risposta  politica è troppo spesso inesistente. Ogni volta assistiamo alla sfilata delle alte cariche dello Stato che, sgomitando per ben apparire, piangono, cianciano, rassicurano e promettono. Ma appena il clamore dell’evento tende diminuire cominciano le polemiche, le accuse su ciò che non è stato fatto, soprattutto da parte di chi li ha preceduti, che sfociano alla lunga solo sull’esborso di qualche decina di miliardi per la ricostruzione e tutto ritorna come prima.

In Italia oggi predomina  la cultura dell’emergenza in quanto è troppo difficile  e politicamente poco pagante nel breve tempo l’avvio di una seria politica di prevenzione dei rischi. Claudio Eva

(L’autore è uno dei massimi esperti sismologici a livello internazionale)

 

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