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Taqiyya: nordafricani arrestati fingevano di essere integrati

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Taqiyya: nordafricani fingevano di essere integrati

SAVONA. 27 OTT. Caso del pizzaiolo egiziano arrestato a Finale Ligure. Si chiama Taqiyya, ossia nascondere, dissimulare, apparire ambigui e dire menzogne. Si trova nella tradizione islamica, soprattutto sciita. I tre nordafricani arrestati stamane a Finale Ligure, Torino e Cassano d’Adda, nel milanese, per associazione con finalità di terrorismo internazionale, erano immigrati apparentemente ben integrati in Italia, ma secondo gli investigatori nascondevano la loro fede radicale e dissimulavano l’appartenenza ai gruppi religiosi.

Fra i due egiziani e l’algerino presi dai carabinieri del Ros, non è da sottovalutare la storia di uno dei due egiziani, che a Finale Ligure svolgeva tranquillamente la professione di pizzaiolo ed appariva ben integrato nella comunità del savonese. Non è tutto. L’arrestato avrebbe appositamente nascosto e dissimulato la sua fede islamista, fingendo di essere felice di vivere in Italia, anche se aveva addirittura giurato fedeltà al califfo Al Baghdadi.

Nelle altre indagini degli ultimi mesi, che hanno coinvolto la Liguria, nel mirino degli investigatori erano finiti degli imam, che senz’altro non avevano nascosto la loro visione della fede islamica.


Pertanto, non a caso gli specialisti del Ros oggi hanno intitolato “Taqiyya” la nuova indagine anti terrorismo, sottolineando che “allo scopo di dissimulare l’adesione all’ideologia più radicale taluni indagati avevano peraltro volutamente conformato il proprio atteggiamento e le proprie abitudini in modo tale da evitare riferimenti anche solo velatamente religiosi e/o di appartenenza al mondo islamico”.

 

Taqiyya, da Wikipedia: “La taqiyya indica, nella tradizione islamica, soprattutto in quella sciita, la possibilità di nascondere o addirittura rinnegare esteriormente la fede, di dissimulare l’adesione a un gruppo religioso, e di non praticare i riti obbligatori previsti dalla religione islamica (ad es. la Ṣalāt) per sfuggire a una persecuzione o a un pericolo grave e imminente contro sé stessi a causa della propria fede islamica. Il fine consiste nel non destare sospetti, simulando un atteggiamento accondiscendente e non antagonista, all’interno di una comunità ostile verso il singolo credente o l’intera comunità. Il termine arabo è traducibile in italiano come paura, stare in guardia, circospezione, timore di Dio, santità, ambiguità o dissimulazione, menzogna”.

 

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