Successo per Simon Boccanegra, il Doge del 1300 innamora Genova

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Simon boccanegra
Simon boccanegra
Simon boccanegra

GENOVA. 23 OTT. Sarà stato perché la storia è il miglior libro di avventure che si possa leggere, o perché l’allestimento in tandem tra Teatro Carlo Felice e Teatro La Fenice era davvero impeccabile, fatto sta che questo Simon Boccanegra che ieri sera ha aperto la Stagione lirica 2015-16 del Carlo Felice ha letteralmente innamorato il pubblico.

Siamo nella Genova del 1339, sono i tempi dei guelfi e dei ghibellini. Capitani del Popolo sono Galeotto Spinola e Raffaele Doria. E cosa fecero costoro? Pensarono bene di eleggere per conto proprio l’Abate del Popolo, usurpando così un privilegio delle classi più basse. Si scelsero venti uomini che si riunirono al Palazzo degli Abati. Una folla mormorante attendeva il responso, quando una voce improvvisa si alzò: era un battiloro, un artigiano che lavorava il più prezioso dei metalli. Costui prese ad urlare a gran voce un nome: Simone Boccanegra. E tutti i presenti si unirono al battiloro, era lui che tutti volevano, i venti designati a scegliere erano concordi e si propose quindi la carica a Simone.

Il primo Doge della Superba, acclamato a furor di popolo, fu dunque un borghese e venne condotto in trionfo alla Chiesa di San Siro. A lui va il merito di aver curato i rapporti con gli stati esteri, ma certo questo non bastò ad allontanare i nemici come narra l’opera di Verdi, ma naturalmente una figura così come non può risultare simpatica a tutti!

 

Simpatico, onesto e forte, questo è Simon Boccanegra, che Franco Vassallo ha interpretato in maniera magistrale, non solo da un punto di vista vocale, del resto non caso è uno dei baritoni italiani più apprezzati a livello internazionale. Non da meno Barbara Frittoli nel ruolo di Amelia la figlia ritrovata di Simon, soprano dal buon timbro, una bella musicalità nonché una certa arte del porgere le frasi, a parte qualche momento in cui il timbro si fa stridulo e chioccio.

Ma veniamo all’allestimento ad opera del regista e scenografo Andrea De Rosa che nel suo essere essenziale è risultato assolutamente elegante ed incisivo. Sul fondale splendido e di effetto il video in cui si ammira il mare della nostra riviera che cambia luce con lo scorrere delle ore del giorno. Nulla di fuori luogo, come spesso succede quando si cerca l’integrazione video per movimentare la scena, ma una trovata di gusto che affascina ancora di più il pubblico e che introduce maggiormente nello spirito della vicenda. Il mare appare come un consolatore silenzioso, a lato di tutte le scene, fino a dilagare nell’ultimo atto come ad accogliere il morente Simon.

Ottima la prestazione di Stefano Ranzani apprezzato direttore d’orchestra che ha seguito i corsi di perfezionamento di Leonard Bernstein diventando in breve tempo assistente di Giannandrea Gavazzeni. Ieri sera il maestro milanese ha condotto l’orchestra del Carlo Felice con lucida attenzione, utilizzando la giusta dinamica a favorire azione e interpreti.

Insomma uno spettacolo assolutamente da gustare in cui brilla non solo la pulizia interpretativa dei protagonisti, ma anche quella di coro e comparse ( notevole il personaggio di Maria ad opera di Luisa Baldinetti), gratificato dal pubblico genovese con ben 10 minuti di applausi consecutivi al termine dell’opera.

FRANCESCA CAMPONERO

2 COMMENTI

  1. La sua critica è incompleta. Nel Simon Boccanegra ci sono anchE due altrettanti ruoli importanti del basso, Fiesco, e del tenore Gabriele Adorno.
    Perché ignorarli?

  2. Egregio Paolo, lei ha completamente ragione, il fatto è che spesso noi giornalisti abbiamo il vincolo degli spazi che alle volte penalizza i contenuti. staro più attenta al giudizio dei lettori per la prossima recensione. grazie in ogni caso di avermi letta.

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