Storia del biscotto e il “lagaccio” del principe D’Oria

9
CONDIVIDI
Il biscotto del lagaccio
Il biscotto del lagaccio
Il biscotto del lagaccio

GENOVA. 28 MAG. Il biscotto del lagaccio, genovese per eccellenza, non è un pasticcino, ma grazie alla sua fragranza e raffinatezza, non lo si può definire una semplice fetta biscottata. La storia di questo biscottato ha inizio 4 secoli fa in un forno vicino alla località lagaccio sulle alture di Genova dove estrosi fornai inventano un biscotto unico nel suo genere e per questo conosciuto, oggi, in Italia e all’estero.

In origine sono semplici fette di pane biscottato che vengono guastate nei pranzi a bordo dei velieri, in sostituzione delle gallette; con il tempo, questi biscotti sono modificati dai vari pasticceri di località disparate: c’è chi aggiunge dei semi di finocchietto, chi alcune gocce di liquore digestivo all’anice. Il biscotto del Lagaccio è originale anche nel taglio sbieco e nella forma, viene ricavato da un impasto di farina di grano tenero, burro, zucchero semolato, lievito di birra; si impasta manualmente, rispettando i dovuti tempi di lievitazione, poi si modella la pasta a forma di baguette francese, ma più larga e bassa, si mette nel forno ad una temperatura di 180° per 30 minuti.

Tolti dal forno, i filoncini si tagliano a fette trasversali dello spessore di circa 2 cm ed infine, ottenuti i biscotti, si rimettono nel forno e tostare a 200° C. Oggi questo biscotto, ottimo da inzuppare nel caffelatte, può essere la colazione completa fatta a casa, una scelta veloce per chi la mattina non ha il tempo e la pazienza di preparare, e lasciatecelo dire, si rispetta una buona tradizione ligure. Esistono varie fabbriche ne genovesato e nell’immediato entroterra piemontese, dove sono chiamati “ biscotto della salute”. Chi vuole prepararli a casa, la ricetta è semplice, mentre è più difficile la lavorazione e lievitazione dell’impasto.

 

Andrea D’Oria, il “lagaccio” e le fontane del suo giardino.

Il Lagaccio era un bacino artificiale, dalle modeste dimensioni (500×100 metri) nel sestiere di San Teodoro, sulle alture di Genova, voluto da Andrea Doria, doge e condottiero della serenissima Repubblica genovese. L’invaso fu costruito per creare una buona riserva d’acqua utilizzata per innaffiare i giardini ed alimentare le numerose fontane del suo palazzo, fatto costruire nel 1521, nell’area di Fassolo, attigua a Porta San Tommaso.

Palazzo del principe la statua del Nettuno e le fontane.
Palazzo del principe la statua del Nettuno e le fontane.

Il bacino era connesso alla residenza del principe D’Oria attraverso un lungo acquedotto in muratura ultimato nel 1540. Lungo la discesa della condotta furono costruiti vari lavatoi pubblici usati dalle massaie dell’intera zona. Il lago artificiale era alimentato dalle acque piovane e sorgive della valle, ma la particolare conformazione, e probabilmente il lento ricambio, l’acqua divenne ben presto stagnante e il fondale fangoso. L’invaso, era molto profondo e con il passare del tempo si accumularono detriti e ogni sorta di spazzatura che resero le acque torbide e limacciose; per la popolazione della zona risultava impossibile qualsiasi utilizzo, inoltre, non si poteva recuperare qualunque cosa fosse caduta sul fondale.

L’invaso assunse un aria lugubre e sinistra e i genovesi abitanti nella zona tra i vari “mugugni” incominciarono a detestarlo chiamandolo col il nome dispregiativo di lagaccio in dialetto genovese “u lagassu”. Il lago ebbe nel tempo la funzione di rifornire d’acqua e di costituire la forza motrice per numerosi macchinari della polveriera che nel 1652 era stata eretta alla sua base, poi successivamente ampliata nel 1835 ed infine adibita a caserma militare.

Il Principe Andrea D'Oria
Il Principe Andrea D’Oria

Con il passare del tempo e l’impossibilità di dragare i fondali per pulire e togliere detriti mal odoranti, l’amministrazione comunale negli anni ’60, dopo aver canalizzato il rio Lagaccio e il fosso delle Bacchette, ha provveduto a colmare e chiudere l’invaso.

La dove c’era il lago voluto dal principe D’Oria per far sgorgare l’acqua dalla bocca della statua del suo Nettuno, oggi c’è un’ impianto sportivo con lo stadio di calcio Felice Ceravolo e quello da hockey che porta il nome di Felice Ceravolo, un ragazzo che pochi anni prima annegò nelle acque del lago.

Si racconta che in questa località nel 1593 tra le poche case esistenti ci fosse un forno, che diventò celebre per aver inventato il prelibato tipo di biscotto che, per ironia della sorte, prese il nome dell’infausto lago. ABov.

9 COMMENTI

  1. Ha origini molto più antiche, si trovano fonti ai tempi dei pellegrinaggi in terra santa (anno 1000 c/a), dove servivano cibi energetici che potessero resistere per settimane. Ecco dunque aggiungere al pane burro, zucchero che danno energia, e la tostatura che da la durata.

LASCIA UN COMMENTO