Spese pazze, Marco Scajola prosciolto. Comprò biglietti per beneficenza

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L’assessore regionale all’Urbanistica Marco Scajola prosciolto dall’accusa di peculato

GENOVA. 22 OTT. L’assessore regionale all’Urbanistica Marco Scajola (FI), difeso dall’avvocato Mario David Mascia, è stato prosciolto dall’accusa di peculato. Era indagato nell’ambito dell’inchiesta sulle “spese pazze” in Regione. La decisione è stata presa dal gip Carla Pastorini in linea con la richiesta presentata a inizio agosto dal pm Francesco Pinto, quando aveva chiesto l’archiviazione anche per l’ex assessore allo Sviluppo economico Renzo Guccinelli (Pd).

Scajola esce definitivamente di scena e a testa alta dall’inchiesta, che ha coinvolto 25 politici liguri indagati a vario titolo per peculato e falso per rimborsi, cene, viaggi e regali. Secondo la procura, le “spese pazze” sarebbero state complessivamente di alcune centinaia di migliaia di euro. L’indagine si riferisce ai rimborsi compresi tra il 2010 e il 2012, quando l’assessore era consigliere della minoranza. In realtà, Marco Scajola acquistò biglietti per beneficenza per circa tremila euro. Un gesto umano riconosciuto da tutti come una buona azione, più che un reato. Successivamente all’avviso di conclusione delle indagini preliminari, l’avvocato Mascia nei mesi scorsi aveva depositato le memorie difensive e Scajola si era fatto interrogare dal sostituto procuratore, ribadendo la sua buona fede e l’estraneità alle accuse contestate.

Nelle scorse settimane la Corte costituzionale aveva stabilito che la Corte dei Conti regionale non aveva titolo per controllare le spese dei gruppi consiliari della Regione per l’esercizio 2012, accogliendo così il ricorso depositato da via Fieschi nel 2014. L’altro giorno, inoltre, l’avvocato Daniele Granara, con una diffida al governatore Toti, ha sollevato la questione di conflitto di poteri dello Stato. In sostanza, secondo il costituzionalista, la Procura e il Tribunale genovesi avrebbero invaso la sfera di attribuzioni del consiglio regionale ligure.

 

Sono ancora in attesa della decisione del gip il presidente del consiglio regionale Francesco Bruzzone (Lega Nord), l’assessore allo Sviluppo economico Edoardo Rixi (Lega Nord), il capogruppo di FdI Matteo Rosso. Nelle prossime settimane il Tribunale dovrà decidere pure sul rinvio a giudizio richiesto per gli altri indagati:  Michele Boffa (Pd), Antonino Miceli (Pd), Mario Amelotti (Pd), Rosario Monteleone (Udc), Massimo Donzella (Udc), Marco Melgrati e Luigi Morgillo (all’epoca FI), Maurizio Torterolo (Lega Nord), Gino Garibaldi, Franco Rocca e Alessio Saso (ex Pdl poi Ncd), Marco Limoncini (ex Lega Nord poi Udc), Ezio Chiesa (Liguria Viva) e Armando Ezio Capurro all’epoca eletti con la lista Burlando, Aldo Siri (ex consigliere Lista Biasotti), Alessandro Benzi e Matteo Rossi (Sel), Raffaella della Bianca e Roberta Gasco (ex consiglieri FI-Pdl), Giacomo Conti (FdS), Marylin Fusco e Stefano Quaini (ex Idv).

Un altro filone dell’indagine aveva riguardato gli ex del gruppo dell’Idv: Maruska Piredda e Stefano Quaini sono stati condannati in primo grado con rito abbreviato a 2 anni e 8 mesi e 2 anni e 4 mesi. Mentre i loro ex compagni di partito Niccolò Scialfa, Marylin Fusco, l’ex deputato Giovanni Paladini e l’ex tesoriere del gruppo Giorgio De Lucchi hanno scelto di difendersi al processo con rito ordinario. Fabrizio Graffione

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