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SOLE A CATINELLE, SE IL SUCCESSO FA “ROSICARE” I CRITICI

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checcoROMA 6 NOV. I numeri non sono un’opinione, ma fanno opinione. I 20 milioni di euro incassati dal nuovo film di Checco Zalone in soli quattro giorni non sono soldi, ma un vero miracolo per l’industria cinematografica italiana in profonda crisi.  E’ da questo presupposto che si deve partire, senza puzza sotto il naso e senza censure preventive.

L’ha capito bene anche il regista Gabriele Muccino che, difendendo il comico italiano, dall’America scrive: “Quel poco che posso riassumere e che dovrebbe essere chiaro a tutti, è che il cinema, senza film che incassano, non esiste. Un film non è un quadro, e nemmeno una poesia o un romanzo. Un film viene smontato dalla sala anche dopo solo una settimana e dimenticato se non incassa dignitosamente”.

Basta demagogie da radical chic, a ognuno il proprio cinema e Checco Zalone fa il suo, mescolando il trash dell’attualità agli occhi sopra le nuvole dell’italiano medio, ma così  medio da diventare una star. Diciamolo subito, non è il suo miglior film. Anzi, la sceneggiatura in certi momenti rimane in piedi con la colla. Il rapporto padre e figlio doveva essere sviluppato meglio e il tutto scorre su binari già visti attraverso un buonismo di fondo da luci di Natale.


Dimenticate “La grande bellezza” e scordate “La migliore offerta”, questo è un altro cinema. Popolare certo, ma sicuramente meglio di quello che ci hanno proposto i fratelli Vanzina per un ventennio. Checco Zalone mescola gli stereotipi di un’Italia divorata dall’ignoranza e dal malcostume. E in alcuni casi lo fa così bene da far ridere davvero o almeno sorridere. Un esempio? Quando sul finale del film rivela alla moglie: “…Forse ho sbagliato se non ti ho mai detto che per me c’era un unico oggetto,e quello eri te”.

Una comicità dissacrante che censura i luoghi comuni e li capovolge. E’ per quello che piace il comico pugliese, laureato in giurisprudenza, per chi non lo sapesse. Checco Zalone come Jim Carrey? La mimica facciale è quella, anzi in una sua gag di “Sole a Catinelle”, ricorda proprio l’attore americano in “Scemo più scemo”, commedia cult che guarda caso sbancò ai botteghini. Certo l’attore ora deve crescere, non rimanere sul solito personaggio e su sceneggiature troppo macchiettistiche. Soprattutto sarebbe interessante vederlo diretto da un altro regista, di quelli che piacciono ai “critici”. Così per leggere finalmente: “Miracolo a..Zalone”. E ci perdoni Spike Lee.

 

Mattia Langella (mattia.langella83@gmail.com)

 

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