Slow Food. “Terra Madre Salone del Gusto 2016″: la Rete dei Soci e l'”uovo spaziale”

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salonegustologo16lnTORINO 1 AGO. Prosegue a tappe il viaggio di avvicinamento di LN a “Terra Madre Salone del Gusto 2016”

“Perchè organizziamo questo evento? La risposta è semplice: lo facciamo perchè è il modo migliore di rappresentare di tutto ciò che Slow Food realizza durante l’anno”. Sceglie queste parole Gaetano Pascale (in foto), Presidente di Slow Food Italia, per raccontare la prossima edizione di “Terra Madre Salone del Gusto”, a Torino dal 22 al 26 settembre prossimi.pascalegaetanoaln

Un momento per tirare le somme, ma anche per offrire al pubblico vecchio e nuovo un vero e proprio “estratto” di ciò che significa Slow Food: “A Torino i visitatori troveranno tutti i nostri progetti in una forma condensata, sintetizzata. Così il nostro impegno nell’occuparci di cibo e produttori sarà rappresentato nel grande Mercato che troverete al Parco del Valentino, mentre il nostro lavoro con le scuole e per i più giovani sarà rappresentato dagli appuntamenti di Slow Food Educazione, solo per darvi un assaggio. L’evento è la sintesi ma anche il collettore. È il momento in cui facciamo il punto sul percorso che abbiamo fatto finora, e sulla strada da imboccare per il futuro. Per noi è l’esame, il momento che dà senso e concretezza agli anni di studio e di lavoro che l’hanno preceduto”.

 

Un esame che sarebbe impossibile sostenere e superare senza gli elementi chiave su cui poggiano la struttura e il senso stesso dell’associazione.

Fondamentale il rapporto con i soci. Un ballo a due che ha cambiato forma e ritmo molte volte dal 1996, anno della prima edizione dell’evento, fino a oggi, con il ricco calendario di appuntamenti a loro riservato. “Quest’anno abbiamo scelto questa forma per due motivi molto importanti: il primo nasce dal fatto che, per trasmettere meglio un messaggio ampio e globale come il nostro non c’è niente di meglio del “fare insieme”. Il secondo invece è legato a un senso di appartenenza che vogliamo coltivare. Per noi il socio non è solo una tessera, ma è una persona con cui condividiamo una visione, portiamo avanti le battaglie giornaliere e difendiamo il diritto al cibo buono per tutti. Per questo aspettiamo tutti i soci a Torino, per discutere con loro, ascoltare i loro consigli e costruire insieme l’associazione di domani”. Soci che sono protagonisti della grande rete di Terra Madre che unisce produttori, cuochi, ricercatori, esperti e “semplici” appassionati che collaborano con Slow Food: “Se riusciamo a portare le produzioni buone, pulite e giuste da tutto il mondo è grazie alla rete che ogni giorno lavora per tutelare prodotti e varietà che altrimenti andrebbero persi”.slowfoodtesseraln

Ultimo in questo elenco, ma non per ordine d’importanza, il ruolo fondamentale dei Presìdi Slow Food e delle Comunità del cibo, che sono “innanzitutto i volti di chi sta dietro quel prodotto: se togli questo aspetto, smettono di essere un modello, un riferimento. Oggi sono un veicolo straordinario della ricchezza di ogni Paese, in particolare il nostro: la loro importanza dipende molto dalla storia dei produttori che li seguono dalla loro origine fino alle nostre tavole, e quale migliore occasione di Terra Madre Salone del Gusto per dar loro l’occasione di raccontarsi? Quello che ci auguriamo è che questo messaggio sia d’ispirazione non solo a chi vuole imparare come fare la spesa e mangiare in modo sostenibile, ma anche a chi lavora nel settore del cibo, perchè in questo periodo storico decisivo sia motivato a preferire l’identità alla logica miope dell’economia di scala”.

Le novità che attendono i visitatori

Davide Scabin e la rivincita delle acciughe tra Terra e Spazio

Secondo la più rinomata letteratura di fantascienza, nel futuro viaggeremo su auto volanti, i robot ci aiuteranno nelle faccende domestiche e ci nutriremo di pillole energetiche. Un futuro, insomma, in cui la tecnologia fa da padrona e le buone abitudini gastronomiche sono state abbandonate e sostituite da metodi più sbrigativi.scabindavidealn

Ma l’idea di Davide Scabin (in foto), uno degli chef più eclettici e visionari della cucina italiana, è un’altra: “In realtà vorrei che tra vent’anni ci fosse pane, burro e acciughe al verde come quello che faceva mia nonna”, a sottolineare quel ritorno alla tradizione, al cibo vero e genuino, preparato con pochi ingredienti, protagonista indiscusso delle ultime tendenze culinarie.

L’occhio lungimirante puntato sul futuro, Scabin è sempre stato un anticipatore del suo tempo e uno sperimentatore: lo dimostrano il Cyber Egg – suo piatto di punta – e il pasto preparato per l’astronauta italiano Luca Parmitano in occasione della sua ultima missione nello spazio. Ma significativa è stata anche la sua scelta, qualche anno fa, di “portare un piatto di pasta a un congresso internazionale”, quando tutti gli altri chef presentavano pietanze ricercate ed elaborate.

Siamo già alla terza rivoluzione in cucina e ora, in quello che sembra un ritorno alle origini, ci ritroviamo a valorizzare la nostra tradizione, i nostri piatti, quelli preparati con amore e semplicità.combalzeroln

Ed è così che lo chef del “Combal.Zero” di Rivoli introduce la lezione sul cibo del futuro che terrà a “Terra Madre Salone del Gusto 2016”: un appuntamento imperdibile riservato solo ai soci Slow Food e inserito nelle Storie di Cuochi e di Cucina. Con “Scabinsky Runner: 2036 licenza di cucinare” faremo un salto in avanti e proveremo a immaginare cosa metteremo sulle nostre tavole tra vent’anni.

Cibo liofilizzato o cibo vero? Pillole o pastasciutta?

Accanto alla semplicità di pane, burro e acciughe, secondo Scabin non dovranno mancare i legumi: “riportiamoli in cucina e diamo ai bambini quello che mangiavano i nostri nonni!”parmitanolucaln

Legumi veri – lenticchie, ceci, fagioli – preparati senza grandi elaborazioni, serviti a casa e nelle mense delle scuole. Sarà una gastronomia fatta di piccoli gesti quotidiani, riducendo il consumo di carne e prendendosi cura di un orto: “in città o in campagna, quello che importa sarà accudire le proprie piantine, raccoglierne i frutti e imparare a utilizzarli in cucina, diventando produttori e consumatori allo stesso tempo, e ricordandosi che voler bene alla terra è proprio questo. Perché in fondo la vera innovazione è saper apprezzare la nostra cucina, darle valore e renderla protagonista del nostro futuro”..

Marcello Di Meglio

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