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Situazione cinghiali, parlano gli esperti e l’Enpa

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Situazione cinghiali, parlano gli esperti e l’Enpa

SAVONA. 11 APR. Scienziati ed esperti avvertono da tempo: attraverso la caccia le specie animali che sono già rare divengono ancora più rare, e quelle che sono numerose diventano ancora più numerose. La realtà è lì a dimostrarlo a tutti, meno a chi non vuole vedere: decenni di caccia ai cinghiali sempre più ampia non hanno ridotto il numero degli animali, anzi; infatti, sono sempre gli scienziati e gli esperti del settore a spiegare, purtroppo a politici sordi per motivi elettorali, che le battute di caccia destrutturano i branchi, altrimenti condotti da vecchie femmine, uniche riproduttrici, disperdendoli in piccoli gruppi su tutto il territorio, anche vicino agli abitati, dove tutte le giovani femmine, divenute anzitempo fertili, partoriscono facendo crescere la specie e quindi i danni, veri o presunti, che arrecano alle coltivazioni nonché gli accessi alle zone abitate.

Inquietante poi, secondo la Protezione Animali savonese, che si tacciano, sia da parte dei troppi politici “amici” della caccia che da molti giornali, le dirette responsabilità dei cacciatori sulla presenza di cinghiali ed altri ungulati.

Sono sempre scienziati ed esperti a confermarlo: senza nessun ostacolo per anni i cacciatori hanno liberato nei boschi cinghiali ed altri ungulati per farli crescere di numero ed arrivare alla situazione attuale per loro ottimale, cioè tanti bersagli per il loro discutibile passatempo; l’ulteriore problema è che sono stati importati e liberati grossi e prolifici esemplari dell’Europa dell’est, molto confidenti e che sono stati per anni abituati ad avere grandi quantità di cibo nei boschi dagli stessi cacciatori; e che quindi non esitano a spingersi in città alla ricerca di alimenti.


Caccia quindi doppiamente responsabile del fenomeno-cinghiali, per cui risulta irricevibile la proposta di uno di essi, presidente del consiglio regionale ligure, di ampliare la caccia e diffonderla nelle scuole. Ma insegnare che cosa?

Un “passatempo” che ha azzerato, a parte cinghiali e caprioli, la fauna selvatica stanziale, riducendosi a dover liberare, pochi giorni prima dell’apertura della caccia, poveri animali d’allevamento, quali fagiani, lepri, starne per fucilare qualche sicuro bersaglio.

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