Home Cronaca Cronaca Mondo

SIRIA. FORTI ESPLOSIONI NELLA NOTTE A DAMASCO. ASSAD USA ELICOTTERI E CARRIARMATI. GLI INSORTI: “PRONTI AD ASSALTARE LA TV DI STATO”

0
CONDIVIDI

asiriaribellilnDAMASCO 19 LUG. La capitale siriana sta vivendo un momento cruciale nell’escalation del conflitto armato tra truppe del Presidente Bashar Assad e nuclei “mobili” di guerriglieri dei ribelli aderenti all’Els, l’Esercito di Liberazione Siriano, che sta perseguendo la linea della guerriglia mista “mordi e fuggi”,

tra incursioni improvvise a colpi di armi leggere e attacchi bomba nei quartieri della cintura periferica e mediana di Damasco, probabilmente con la strategia precisa di stringere in una morsa letale i quartieri centrali della città dove sono disposti i palazzi del potere alawita al governo.

Forti esplosioni, ad un intervallo di cinque minuti l’una dall’altra, hanno scosso Damasco nella notte appena trascorsa, alcune delle quali così potenti da poter essere udite anche dai quartieri più lontani dal centro. Secondo un’attivista nella capitale, sono gli elicotteri da combattimento e i carri armati dei regolari che continuano a colpire i quartieri con forte presenza di ribelli come Qaboun e Jobar a nord, e Midan e Tadamon a sud, ma la risposta dell’Els sarebbe stata colpire l’area urbana centrale di Mazzeh, sede del Ministero dell’Informazione e della tv di Stato. Qualcuno parla pure di un’esplosione – non confermata – nella centrale piazza Abaseen.


Gli insorti dell’Els si “[…]preparano ad attaccare la sede della tv di Stato”: lo hanno fatto sapere, subito dopo la diffusione della notizia delle esplosioni in centro di Damasco, i portavoce di coordinamento locale dell’opposizione. I guerrigleri anti-Assad avrebbero lanciato un ultimatum ai dipendenti dell’emittente tv perché lascino “[…]immediatamente” l’edificio. Se non è solo propaganda o bluff e se veramente i ribelli riuscissero ad impadronirsi del centro tv di Stato “Al-Ikhbariya”, allora sarebbe una mossa letale per il regime al potere sulla scacchiera del “braccio di ferro” Governo-insorti.

La guerriglia infuria nella zona urbana di Damasco, città che conta 5 milioni di abitanti e lo stillicidio di vittime delle armi continua. Almeno cento persone sono rimaste uccise ieri in Siria, di cui 16 solo a Damasco in combattimenti tra ribelli e truppe filo governative. Lo sostengono gli attivisti dell’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani, una ong con sede a Londra, che ha fornito un bilancio dettagliato e attendibile delle vittime in tutto il Paese mediorientale: 46 civili, 43 soldati e 8 ribelli.

Ieri è stata una giornata “pesante” per il regime del Presidente Bashar al-Assad. Il Ministro della Difesa, Generale Dawoud Rajha, il Capo dei Servizi Segreti Militari, Vicecapo di Stato Maggiore dell’Esercito, nonchè cognato di Assad, Asif Shawkat, e il Presidente del Comitato di Crisi anche Consigliere Militare del Capo di Stato, colonnello Hasan al-Turkmani, sono stati uccisi in un attacco-bomba avvenuto presso il Quartier Generale della Sicurezza, dove era in corso una riunione tra militari e Governo. Ferito il Capo dell’intelligence civile, Hisham Bekhtyar e il Ministro dell’Interno, Mohamed Ibrahim al-Shaar, che, secondo la tv satellitare “Al-Jazeera” sarebbe deceduto in ospedale dopo un disperato quanto inutile intervento chirurgico tentato dai medici per salvargli la vita.

Non è ancora del tutto chiara la dinamica dell’attentato che sarebbe stato eseguito da un kamikaze che faceva parte delle guardie del corpo che lavorano per l’entourage di Assad, come ha rivelato una fonte della sicurezza alla tv di stato di Damasco. Fonti dell’opposizione hanno parlato invece di un ordigno piazzato all’interno dell’ufficio in cui era in corso la riunione in stile “Operazione Valchiria”. L’attentato è stato rivendicato dall’Esercito Siriano Libero, che riunisce disertori e oppositori armati, schierati contro il regime al potere.

Le bombe che hanno ucciso il ministro della Difesa siriano Dawoud Rahjia, il cognato del Presidente, Assef Shawkat, e il Capo dell’Unità di Crisi Hassan Turkmani, erano nascoste in una scatola di cioccolatini e in una decorazione floreale, scrive il britannico organo di stampa “Telegraph”. I due ordigni sarebbero stati introdotti nella sede della Sicurezza Nazionale alcuni giorni prima dell’incontro da un infiltrato dell’opposizione che lavorava per uno dei generali dell’unità di crisi, e sarebbero poi stati innescati con un comando a distanza durante il vertice di ieri mattina. “C’erano due bombe” – ha detto Louay al-Mokdad, coordinatore logistico dell’Esercito Libero al quotidiano londinese, una al tritolo, l’altra fabbricata con esplosivo al plastico C4. “Quella nascosta nel vaso di fiori stava al centro del tavolo nella sala delle conferenze”, tra bottigliette d’acqua, succo di frutta e tazze di caffè. Al-Mokdad ha affermato che l’operazione è stata condotta da un gruppo di membri dell’Esercito Libero insieme ad autisti e guardie del corpo che lavorano per il regime e che, se scoperti, rischiano la pena di morte per alto tradimento e strage.

Gli Usa, probabile regista occulto dell’operazione che ha permeato tutte le linee di controllo e sicurezza interna dei “papaveri” governativi, si preparano intanto al crollo del regime di Assad. L’amministrazione Obama lavora a piani d’emergenza, con una già pianificata “operazione evacuazione” di molti dei 25mila occidentali che risiedono a vario titolo in Siria, concentrandosi però anche sulle armi chimiche in possesso della Siria e che Bashar Assad potrebbe cercare di usare contro l’opposizione e i civili se “chiuso all’angolo”. Secondo quanto riportato dal “New York Times”, contatti sarebbero in corso fra il Pentagono e il Ministero della Difesa israeliano sulla possibilità che Israele si muova con i caccia con la stella di Davide per distruggere le armi in possesso di Damasco. Un’ipotesi che – riferiscono al “New York Times” alcune fonti americane – lascerebbe scettica l’amministrazione di Tel Aviv perché ci sarebbe il rischio di concedere ad Assad l’opportunità di guadagnare sostegno contro l’interferenza di Israele.

Dietro le quinte l’amministrazione americana lavora dal canto proprio a piani strategici e di eventuale intervento per il cosa fare dopo la caduta del governo Assad. Uno dei maggiori timori degli Usa è che Assad, preso dalla disperazione, possa usare le armi chimiche per reprimere la rivolta, anche se l’ipotesi è remota in quanto metterebbe Assad di fronte a responsabilità così grandi tanto da incastrarlo nella figura di “criminale di guerra”.

Ma “[…] i benefici di un eventuale raid israeliano sui depositi di armi siriane dovrebbe essere – afferma Martin S. Indyk, già Ambasciatore americano in Israele e direttore del programma di politica estera della “Brooking Institution” – attentamente pesato e valutato, perchè potrebbe consentire ad Assad di usarlo a proprio vantaggio attivando il consenso nei suoi confronti di molti Paesi arabi contrari all’ingerenza nella “causa siriana” di Tel Aviv”.

Marcello Di Meglio

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here