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SIRIA. IL PREMIER RYAD HIJAB ABBANDONA IL GOVERNO DEL PRESIDENTE ASSAD E RIPARA IN GIORDANIA: “MI UNISCO ALLA RIVOLUZIONE”

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L'ex-Premier siriano Ryad Hijab
L’ex-Premier siriano Ryad Hijab

DAMASCO 7 AGO. Guerra civile in Siria ormai fuori controllo. Ieri una svolta clamorosa lascia pensare che il Presidente Bashar al Assad sia agli “sgoccioli”. Il Primo Ministro del Governo siriano Riyad Hijab, infatti, ha lasciato la guida dell’esecutivo e si è unito all’opposizione, riparando in Giordania e compiendo una delle defezioni di più alto profilo a Damasco.

Hijab, che come la maggior parte dell’opposizione è musulmano sunnita, non fa parte della cerchia dei fedelissimi di Assad, ma il suo cambio di campo è considerato altamente simbolico anche se difficilmente avrà ripercussioni a breve termine sulla reale tenuta del Presidente alawita.

Ieri mattina, la tv di Stato aveva riferito che il Premier Hijab era stato destituito, ma una fonte ufficiale giordana ha spiegato che è stato licenziato solo dopo che aveva attraversato il confine con la sua famiglia.


“In Siria è in corso un genocidio” – ha detto senza mezzi termini una volta in Giordania Hijab. “Annuncio oggi la mia defezione dal regime terrorista e omicida e annuncio di essermi unito ai ranghi della rivoluzione di libertà e dignità. Annuncio che da oggi sono un soldato di questa benedetta rivoluzione” – ha poi confermato Hijab in una dichiarazione, letta per suo conto dal portavoce e trasmessa su “Al Jazeera”.

Un alto funzionario dell’Els, l’Esercito Libero Siriano, il braccio militare più compatto e organizzato dell’opposizione, ha detto che i suoi combattenti hanno aiutato l’ex-Premier a fuggire dal paese. “Lo abbiamo fatto tra le 5:30 e le 7:30 di questa mattina (ieri per chi legge n.d.r.) – ha detto all’agenzia Reuters per telefono. “Abbiamo assicurato il suo ingresso in Giordania e lo abbiamo consegnato all’esercito giordano”.

Il funzionario, che non ha voluto fornire altri dettagli, ha detto che seguiranno presto altre defezioni di alto livello. Difatti, poco dopo l’abbandono di Hijab, anche il Ministro delle Finanze del suo Governo ha tentato di lasciare Damasco ma nel suo caso il cambio di fronte non è riuscito. Pare che sia stato bloccato dai lealisti prima che portesse lasciare Damasco e messo agli arresti.

Il Cns, il Consiglio Nazionale Siriano che coordina la costellazione di guerriglieri anti-Assad, ha aggiunto che altri due ministri e tre generali dell’esercito regolare sono fuggiti con Hijab.

Intanto la strage non si ferma, ieri mattina una bomba è esplosa nella sede di Damasco della tv di Stato, provocando qualche ferito lieve, mentre ad Aleppo continua la battaglia tra forze governative e ribelli per il controllo del quartiere Salaheddine.

Fonti occidentali, tra cui gli Stati Uniti, fanno trapelare che gli analisti di geopolitica considerano comunque la fuga di Hijab come un forte segnale di inizio di implosione del regime di Assad e ora si chiede all’Onu di valutare una Risoluzione “no fly zone” per impedire ulteriori incursioni dei caccia dell’aviazione che bombardano da giorni Aleppo.

Marcello Di Meglio

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