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SIRIA. BASHAR AL ASSAD DATO PER MORTO, APPARE IERI SULLA TV DI STATO MENTRE RICEVE L’ALTO INVIATO DELLA REPUBBLICA ISLAMICA DELL’IRAN SAID JALILI: “SIAMO CON LUI. LA TURCHIA RISCHIA VIOLENZE”

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IL PRESIDENTE SIRIANO ASSAD RICEVE L'IRANIANO SAID JALILI A DAMASCO
IL PRESIDENTE SIRIANO ASSAD RICEVE L’IRANIANO SAID JALILI A DAMASCO

DAMASCO 8 AGO. Nonostante voci non verificate di ieri mattina, addirittura diffondenti la sua morte, “il Presidente siriano Bashar al Assad è vivo e combatte assieme a noi”: in sintesi è questo il messaggio che l’Iran ha ieri pomeriggio lanciato a gran voce da parte di uno dei suoi alti emissari a Damasco, dove il raìs siriano è apparso sugli schermi della tv di Stato insieme a lui.

Morte che invece ha colto in maniera cruenta, secondo gli attivisti anti-regime, almeno 156 siriani tra miliziani, soldati regolari e civili di ogni età in varie località del Paese, soprattutto a Aleppo, attuale epicentro della battaglia tra governativi e ribelli.

“Il popolo e il governo siriano sono determinati a ripulire la Siria dai terroristi” – ha detto tranchant Assad citato dai media ufficiali siriani dopo l’incontro avuto con Said Jalili, alto rappresentante della Guida Suprema della Rivoluzione iraniana Ali Khamenei. Oltre le parole, hanno parlato le immagini: il Presidente alawita si mostra nelle immagini calmo e freddo con uno sfondo di stanze di un non precisato palazzo meno sfarzose e più sobrie del solito mentre parla a Jalili, che ha ribadito il sostegno incondizionato di Teheran al regime degli Assad, alleato strategico da oltre trent’anni.


“Quel che avviene in Siria non è una questione interna ma una lotta tra l’asse della resistenza (anti-israeliana) e i nemici di questo asse”. L’Iran, ha aggiunto, “non permetterà in alcun modo che l’asse della resistenza venga infranto” e ancora “la Siria è un perno essenziale di questo asse”. I terroristi a cui si riferiva Assad sono i ribelli dell’Els, l’Esercito Libero Siriano, ma anche delle frange di guerriglieri di varie sigle non controllate dall’Els che hanno oggi ucciso a Jandar, nei pressi di Homs, 16 operai. La maggior parte delle vittime era alawita, membri della minoranza sciita a cui appartengono i clan al potere in Siria da 40 anni, ma tra gli uccisi figurano anche quattro cristiani della famiglia clanica dei Taqla.

Il crimine è stato denunciato dall’agenzia ufficiale Sana ma anche dall’Osservatorio Nazionale per i Diritti Umani in Siria (Ondus), accusato dai sostenitori del regime siriano di essere al soldo dell’Occidente ma che da anni – ben prima dello scoppio delle proteste anti-governative nel marzo 2011 – documentava le violazioni dell’apparato di repressione di Damasco. I 16 uccisi di Jandar si aggiungono agli altri 140 documentati dalla rete di attivisti in tutto il Paese in scontri tra ribelli e governativi e in bombardamenti da parte delle forze fedeli ad Assad su quartieri residenziali nei sobborghi di Damasco (31), nella regione di Homs (29), Aleppo (27), a Daraa (19), Idlib (15), Dayr az Zor (10), Latakia (5) e Hama (4).

Ad Aleppo sono state bombardate le postazioni dei ribelli in vari quartieri della città, soprattutto nel quartiere-roccaforte dei ribelli Salaheddine, ma si attende ancora l’annunciata potente offensiva di terra da parte dei governativi. Dall’altro capo della diplomazia iraniana impegnata a salvare l’alleato siriano, il Ministro degli Esteri Ali Salehi da Ankara ha chiesto alla Turchia di intervenire nel tentativo di liberazione di una quarantina di iraniani – pellegrini secondo Teheran, pasdaran, ovvero la milizia scelta dei Guardiani della Rivoluzione del 1979 a Teheran, secondo i ribelli siriani – catturati da miliziani sabato scorso nei pressi di Damasco.

Dalla Repubblica islamica iraniana non sono arrivate solo richieste alla Turchia, ma anche minacce. Il Capo di Stato Maggiore del’Esercito iraniano, il generale Hasan Firuzabadi, ha detto – citato dalla stampa di Ankara – che la Turchia, sostenitrice delle opposizioni siriane, potrebbe essere “[…]il prossimo teatro di violenze dopo la Siria. Se questi Paesi continuano con il loro attuale approccio anti-Assad alla questione siriana, devono sapere che la Turchia potrebbe essere il prossimo” – ha tuonato Firuzabadi. Per il Capo di Stato Maggiore iraniano i tre Paesi sunniti “[…]contribuiscono agli obiettivi guerrafondai del Grande Satana americano” e inoltre in Siria “promuovono il terrorismo di al Qaida”. Le dichiarazioni dell’alto generale iraniano sono state condannate dal ministero degli esteri turco che in una nota citata dall’agenzia nazionale Anadolu le ha definite “accuse infondate e minacce inappropriate”.

Marcello Di Meglio

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