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SIRIA. ALEPPO NELLA BUFERA DELLA GUERRA “MORDI E FUGGI”. SCONTRI E BOMBARDAMENTI DA TERRA E ARIA CONTINUANO SENZA TREGUA. MINISTRO ESTERI TERZI: “DIFFICILE IMPORRE “NO FLY ZONE””

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ALEPPO 11 AGO. Agosto di sangue e distruzione ad Aleppo, seconda città siriana, “capitale” economica del Paese mediorientale, abitata da 2 milioni e mezzo di persone. Ora è un angolo di Inferno sulla Terra. Ancora nel pomeriggio di oggi violenti scontri si sono registrati nella città nel Nord della Siria, noncjè nel quartiere Tamadoun dentro la capitale Damasco. Spari di mitraglia ed esplosioni di granate di vario calibro sono state udite anche in altri settori della capitale, secondo quanto hanno indicato degli attivisti e una Ong.

“L’Els, l’Esercito Libero Siriano – con Comando operativo ad Istambul in Turchia, dove oggi ha fatto visita ufficiale il Segretario di Stato agli Esteri Usa Hillary Clinton – è riuscito a riprendere qualche posizione strategica[…]” nel quartiere di Salaheddine, principale roccaforte dei ribelli in città, ha detto Abdel Qader Saleh, un comandante dell’Els, formato da circa 5mila tra disertori e civili che hanno imbracciato le armi e ora combattono tra le macerie di Aleppo.

“I combattimenti sono violenti e non si sono fermati nelle ultime 24 ore. Diversi settori di Aleppo sono sotto bombardamento” – ha aggiunto il capo delle operazioni del battaglione “Tawhid” nella regione di Aleppo. I ribelli avevano detto di aver eseguito un ripiegamento “tattico” da Salaheddine, di fronte all’avanzata delle truppe regolari, mentre il regime di Damasco aveva annunciato la conquista completa del quartiere. Ma la situazione, a quanto pare, è in piena evoluzione, con una guerriglia di logoramento e di posizione che “stalla” con continui avanzamenti e ripiegamenti.


Se i regolari dell’esercito lealista sono bene armati con tank T72 di fabbricazione russa, elicotteri d’assalto e caccia Mig23 ricevuti da Mosca, pare siano però tenuti insieme più con il collante del “terrore” interno all’armata di Assad per paura di ritorsioni in caso di rifiuto a combattere o peggio per tentativi di diserzione, i ribelli dall’altra parte tutti i giorni si arrangiano sull’onda dell’entusiasmo nel racimolare più proiettili possibili per armi leggere, perlopià kalashnikov Ak47 o fabbricano razzi “fai da te” e ancora si appostano con fucili da cecchinaggio all’interno degli appartamenti ancora in piedi di Salaheddine ma lamentano un progressivo esaurimento di armi e munizioni.

“Per uscire dalla crisi siriana – ha detto poco fa il Ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi, serve “un governo di intesa nazionale. Questa soluzione – ha affermato Terzi in un’intervista ai quotidiani della Poligrafici Editoriale – è nell’interesse anche della Russia, perché se il conflitto proseguirà, il regime di Assad ne uscirà comunque sconfitto e sulle macerie ci saranno soltanto Al Qaeda e il radicalismo integralista islamico”.

“La no fly zone” in Siria – ha spiegato poi il titolare della Farnesina – “può essere una carta necessaria per evitare questo massacro spaventoso. In concreto la considero però un’ipotesi remota. Gli inglesi confermano l’intenzione di molti alleati di fornire aiuti non letali alla resistenza, ma siamo ancora ben lontani dalla fornitura di mezzi militari e ancor più dall’invio di truppe, che nessuno pensa in alcun modo di poter dispiegare senza un quadro giuridico che sappiamo non essere nell’ordine delle cose”.

Insomma mentre a New York (Onu) si discute, Aleppo muore in un bagno di sangue che nessuno pare interessato a fermare.

Marcello Di Meglio

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