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Sentenze da paura. Parenti vittime Torre Piloti: lo Stato non ci salva

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La giudice Silvia Carpanini

GENOVA. 17 MAG. “Le sentenze che fanno paura…paura di uno Stato che non salva noi…e i nostri figli. Io non ci sto”. Lo ha ribadito stasera Adele Chiello Tusa, che su Facebook ha condiviso una serie di post con altri parenti ed amici delle nove vittime del crollo della Torre Piloti, avvenuto il 7 maggio del 2013 ad opera del cargo Jolly Nero della Compagnia di navigazione Ignazio Messina.

Le richieste dell’accusa, infatti, sono state sostanzialmente dimezzate (v. articolo precedente).

Inoltre, ha suscitato polemiche l’assoluzione di Giampaolo Olmetti, responsabile dell’armamento della Messina, per il quale la pubblica accusa aveva chiesto 17 anni di reclusione.


Oggi pomeriggio, dopo che la giudice Silvia Carpanini aveva letto il dispositivo della sentenza di primo grado sulla tragedia di Molo Giano, in aula si era scatenata la rabbia di tutti i parenti delle vittime, lo sconcerto dei legali che li assistono e le proteste dei rappresentanti di altre tragedie o stragi italiane che con la loro presenza avevano voluto testimoniare la loro vicinanza ai famigliari.

 

“Assassini, assassini – avevano gridato alcuni parenti ed amici delle vittime – avete ucciso nove persone, non finisce qui. Se la sono cavata con troppo poco. Vergogna”.

La stessa Adele Chiello, madre di Giuseppe Tusa, uno dei militari della Capitaneria morti nel crollo a Molo Giano, si era sfogata così: “Ho creduto nella magistratura, ma sono delusa. Il pm ha lavorato bene, ma non ci siamo. Bisogna far uscire la melma dal porto di Genova”.

“Un quarto di giustizia e verità – avevano aggiunto i legali dei parenti delle vittime – troppo poco da questo tribunale. Cercheremo di ottenere i tre quarti mancanti nei prossimi due gradi di giudizio. Ci ha lasciato sconcertati l’assoluzione di Olmetti, l’uomo della compagnia Ignazio Messina che noi riteniamo il principale responsabile. Anche le pene applicate appaiono edulcorate rispetto alle richieste della procura. Sotto questo punto di vista riteniamo che non sia stata fatta buona giustizia”.

“Mi auguravo che venissero accolte le richieste dell’accusa, ma in realtà non è avvenuto – aveva commentato Fabio Morella, fratello dello scomparso Davide – non bisogna aver paura di punire coloro che rappresentano i principali attori economici della città di Genova”.

 

4 COMMENTI

  1. Ma hanno processato il cervellone che la ideo’? Ci vuole un GENIO per costruirla li’,mica un grande studioso. Ma poi, la qualita’ del cemento,era a norma? Hanno indagato anche su quello? In un Paese normale…controllano.

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