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Sentenza Cassazione: “Migranti devono conformarsi ai nostri valori”

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Sentenza Cassazione: "Migranti devono conformarsi ai nostri valori”

ROMA. 16 MAG. Ieri la Corte di Cassazione ha emesso una sentenza che evidenzia come “Gli immigrati che hanno scelto di vivere nel mondo occidentale hanno l’obbligo di conformarsi ai valori della società nella quale hanno deciso di stabilirsi ben sapendo che sono diversi dai loro e non è tollerabile che l’attaccamento ai propri valori, seppure leciti secondo le leggi vigenti nel paese di provenienza, porti alla violazione cosciente di quelli della società ospitante”.

Per questo la Cassazione ha condannato un indiano sikh che voleva circolare con un coltello sacro di venti centimetri secondo i precetti della sua religione.

L’indiano sikh aveva fatto ricorso contro una precedente sentenza del Tribunale di Mantova che lo aveva condannato, nel 2015, a pagare 2.000 euro di multa in quanto nel 2013 era stato sorpreso a Goito, dove c’è una grande comunità sikh, mentre usciva di casa armato di un coltello.


L’indiano aveva, così sostenuto che il kirpan, come il turbante “era un simbolo della religione e il porto costituiva adempimento del dovere religioso”.

La sua richiesta era stata condivisa dalla Procura della Suprema Corte che, ritenendo tale comportamento giustificato dalla diversità culturale, aveva chiesto l’annullamento senza rinvio della sentenza di condanna.

La Prima sezione penale della Suprema Corte, invece, ha ritenuto che “è essenziale l’obbligo per l’immigrato di conformare i propri valori a quelli del mondo occidentale, in cui ha liberamente scelto di inserirsi, e di verificare preventivamente la compatibilità dei propri comportamenti con i principi che la regolano e quindi della liceità di essi in relazione all’ordinamento giuridico che la disciplina”.

“In una società multietnica – prosegue la Suprema Corte – la convivenza tra soggetti di etnia diversa richiede necessariamente l’identificazione di un nucleo comune in cui immigrati e società di accoglienza si debbono riconoscere. Se l’integrazione non impone l’abbandono della cultura di origine, in consonanza con la previsione dell’art. 2 della Costituzione che valorizza il pluralismo sociale, il limite invalicabile è costituito dal rispetto dei diritti umani e della civiltà giuridica della società ospitante”.
Gli Ermellino aggiungono nella sentenza che “la decisione di stabilirsi in una società in cui è noto, e si ha la consapevolezza, che i valori di riferimento sono diversi da quella di provenienza, ne impone il rispetto e non è tollerabile che l’attaccamento ai propri valori, seppure leciti secondo le leggi vigenti nel paese di provenienza, porti alla violazione cosciente di quelli della società ospitante”.

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