Sconcertante Thom Pain al Garage

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Thom Pain al Garage
Thom Pain al Garage
Thom Pain al Garage

GENOVA. 30 APR. Entra in scena al buio Thom Pain e prova maldestramente ad accendere una sigaretta, non ci riesce, i fiammiferi gli cadono uno dietro l’altro. Impreca, si siede su una sedia in centro in fondo palco e saluta il pubblico. Vuole  creare subito un rapporto con lui. Su un tavolino a lato c’è un vocabolario lo prende per leggere il significato della parola “paura”, ma non ne viene a capo. Il pubblico ancora meno. Da subito si capisce che lo scopo del testo non è quello di dare delle risposte chiare, definite, precise e pulite, se si cerca questo è meglio andare a vedere un altro spettacolo. Thom fa domande  che spiazzano e terrorizzano. “Quando è davvero finita la vostra infanzia? Cosa fareste se vi dicessero che vi resta un solo giorno di vita? E cos’altro, se aveste la certezza che avete ancora a disposizione oltre quarant’anni? “ e francamente il suo modo di fare non è confortante.

Thom è Alberto Giusta, indossa un vestito sgualcito, qualche taglia in più della sua e un paio di grossi occhiali da vista che lo fanno volutamente topo da biblioteca, ingrandendo i suoi occhi azzurri che sbarra scrutando continuamente gli spettatori Cerca un contatto. La sua più grande preoccupazione è proprio quella di creare una connessione con chi si trova di fronte a lui. Racconta storie apparentemente sconnesse tra loro, di un bimbo vestito da cowboy che perde il cane folgorato in una pozzanghera, di una notte bagnata, di un amore perduto, storie che all’apparenza non hanno un filo logico, ma che da subito è chiaro siano una sorta di confessione liberatoria del proprio fallimento di vita. Il senso di disorientamento del pubblico è forte a tal punto che dopo un po’ ci si chiede se il tutto non sia improvvisato. Ma chi conosce il testo sa che tutto lo spettacolo segue regole rigide e ben precise.

Giusta, diretto da Antonio Zavatteri, gestisce la scena da quel bravo attore che è, non c’è dubbio, il dubbio è sulla bellezza del testo che pur essendo Finalista nella sezione Drama del Premio Pulitzer 2005, e vincitore del Fringe Award nell’Edinburgh International Festival è così provocatorio da risultare scontato e a tratti noioso.

 

In scena alla sala Diana anche questa sera alle ore 21.

FRANCESCA CAMPONERO

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