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SCOMPARE A 86 ANNI CARLO RAMBALDI, L’ARTIGIANO CINEASTA DEGLI EFFETTI SPECIALI IN MECCATRONICA, PAPA’ DI E.T.

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Carlo Rambaldi con la sua creatura E.T.
Carlo Rambaldi con la sua creatura E.T.

LAMEZIA TERME 10 AGO. È morto il “papà” di E.T. Scompare oggi, a un mese dal suo 87esimo compleanno, Carlo Rambaldi, artista e artigiano del cinema italiano ma soprattutto made in Usa. Il mago degli effetti speciali, per ben tre volte vincitore dell’Oscar per la categoria, era nato a Vigarano Mainarda, in provincia di Ferrara, il 15 settembre del 1925.

L’artista – il massimo esperto a livello internazionale di creature meccaniche per il mondo dello spettacolo, sopratutto del cinema – si è spento all’ospedale di Lamezia Terme in Calabria, dove viveva da circa un decennio con la famiglia, dopo essersi ritirato dalle scene.

Rambaldi era un artista “vecchio stampo”, un vero “artigiano” del set che odiava il computer e i suoi facili, nonchè costosi, “ritocchi” digitali: “Si è persa la magia, come quando un prestigiatore rivela i suoi trucchi ai presenti. Adesso tutti i ragazzi possono creare i propri effetti speciali con il computer di casa” – diceva a chi gli chiedeva del suo lavoro. “Il digitale costa circa otto volte più della meccatronica. E.T. è costato un milione di dollari, l’abbiamo realizzato in tre mesi. Nel film ci sono circa 120 inquadrature. Se noi volessimo realizzare la stessa cosa con il computer ci vorrebbero almeno 200 persone per un minimo di cinque mesi” – affermò recentemente Rambaldi che ha vinto l’Oscar hollywoodiano per i migliori effetti speciali per ben tre volte: il primo con il gorillone innamorato “King Kong” di John Guillermin del 1976, per il quale creò un gorilla robot alto 12 metri.


Nel 1979, insieme a Hans Ruedi Giger, contribuisce a dare vita alla cattivissima e inquitante creatura aliena protagonista di “Alien” di Ridley Scott che diede filo da torcere fino all’ultima sequenza ad una giovane Sigourney Weaver nei panni del capiano Ripley.

Iniziò a collaborare con Steven Spielberg nel 1977 per “Incontri ravvicinati del terzo tipo” ma è stato nel 1982 che è arrivato il capolavoro che ha commosso il mondo intero con il protagonista di “E.T. l’Extra-Terrestre”, l’omino caduto sulla terra dalle stelle buono e nostalgico, rimasto famoso per la patetica frase “Telefono…casa…”. Nel 1984 Rambaldi è stato chiamato da David Lynch per creare i titanici vermi delle sabbie e gli inquietanti “Navigatori della Gilda Spaziale” protagonisti di “Dune”, filmone californiano dai grandi investimenti ma dallo scarso successo di botteghino…non certo per colpa sua.

Prima di essere conosciuto all’estero, la mano creativa di Rambaldi si era allenata e perfezionata nel cinema italiano di genere tra gli anni Sessanta e Settanta, lavorando per registi quali Mario Monicelli e Marco Ferreri, ne “La grande abbuffata”, e con Pier Paolo Pasolini. Nel 1975 è stato l’artefice dei terrificanti effetti speciali dell’horror italico per antonomoasia “Profondo Rosso” di Dario Argento, per cui immaginò le scenografie visionarie della città.

Oltre al cinema, fu attivo nella pittura. Si ritirò a vita privata negli anni Novanta. Da circa dieci anni viveva in Calabria con la famiglia. Era veramente il “mago” degli effetti speciali della Settima Arte di fine Secolo XX°: “Sono molto dispiaciuto” – commenta a caldo il regista Pupi Avati che aveva lavorato con Rambaldi ne “La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone” datato 1975. “Ho conosciuto Rambaldi molto prima del suo grande successo – spiega Avati – prima che Dino De Laurentiis lo portasse in America. Ma giá allora era considerato una specie di genio”.

“Con Carlo Rambaldi scompare uno dei geni internazionali del cinema, un mago degli effetti speciali per tre volte premio Oscar, un esempio indiscusso della creativitá italiana” – ha tenuto a dire oggi Mario Caligiuri, Assessore alla Cultura della Regione Calabria. Rambaldi era profondamente legato alla Calabria, poichè la moglie Bruna ha origini crotonesi e la figlia Daniela vive anch’essa a Lamezia Terme. “A conferma del legame con la nostra terra, il Comune di Altomonte, che più volte ha ospitato sue personali di pittura, nel 2008 gli aveva conferito la cittadinanza onoraria, consegnandogli le chiavi della cittá”.

Marcello Di Meglio

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