Sap: migliaia di poliziotti distolti dal controllo del territorio per caos migranti

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L'assistente capo Diego Turra, morto durante un servizio di ordine pubblico a Ventimiglia
L'assistente capo Diego Turra, morto ieri sera durante un servizio di ordine pubblico a Ventimiglia
L’assistente capo Diego Turra, morto ieri sera durante un servizio di ordine pubblico a Ventimiglia

GENOVA. 7 AGO. “Non si può morire a 53 anni per colpa di chi non è in grado di arginare la violenza di un gruppo di irresponsabili che ostacola quotidianamente il lavoro delle Forze dell’Ordine alimentando tensioni e scontri e facendone una vera e propria bandiera ideologica”.

Gianni Tonelli, segretario generale del Sindacato Autonomo di Polizia, commenta la morte di Diego Turra, assistente capo del VI Reparto Mobile di Genova, morto di infarto ieri sera nel corso di una carica di ritorno a Ventimiglia, durante la violenta protesta di immigrati irregolari e No borders.

“Quella di ieri è la cronaca di una morte annunciata dopo gli ennesimi scontri e l’ennesimo giorno di riposo settimanale negato: gli agenti, costretti anche a 10 ore di straordinario al giorno, sono totalmente debilitati – ha aggiunto il segretario del Sap – Quello che diciamo da mesi, purtroppo, sta diventando realtà. Questo, infatti, è il risultato delle politiche disumane del governo, che sta lesinando sulla sicurezza interna seguendo i diktat della spending review, senza preoccuparsi di mettere a rischio gli agenti. Il turnover fermo al 55% e le carenze di organico nelle Forze di polizia (45mila, di cui 17mila solo nella Polizia di stato) fanno sì che i poliziotti, sempre più anziani, siano chiamati a svolgere attività sempre più dure, con turnazioni massacranti, per ore e ore sotto il sole cocente e senza la minima tutela.

 

A questo si aggiunge il fatto che ogni giorno 2 o 3mila agenti vengono distolti dal controllo del territorio per organizzare tutte le questioni inerenti la gestione dei migranti.

Ecco perché da mesi sosteniamo che a Ventimiglia, così pure come in altre zone sensibili in tutta Italia, siano necessarie più risorse per affrontare questa situazione ormai totalmente fuori controllo. Le nostre richieste sono rimaste lettera morta: il Ministero non ci ha ascoltato e le Forze di Polizia si trovano nell’incapacità di gestire una situazione di grave emergenza, diventando così il capro espiatorio di una moltitudine di ragazzotti dei centri sociali, finti-ribelli, che aizzano i migranti al solo scopo di provocare disordini.

Il sistema dovrebbe essere in grado di evitare queste commistioni pericolose con determinazione e severità: il problema deve essere affrontato con risolutezza. occorre anche un’immediata attività di prevenzione clinico-sanitaria per gli uomini e le donne delle Forze dell’Ordine sottoposti a servizi emotivamente impattanti, stressanti e a rischio per la propria vita. Quanti altri agenti dovranno morire prima che il governo decida di intervenire concretamente? Se l’esecutivo vuole portare avanti le politiche scellerate delle ‘porte aperte’ in fatto di immigrazione, deve al contempo stanziare i fondi necessari per la gestione dei migranti, dei profughi e dei clandestini, anche a costo di mettere in atto scelte impopolari al solo fine di proteggere i ‘suoi’ uomini.

Perché non è la prima volta che accade un episodio di questo tipo: lo scorso anno sono stati oltre 6mila gli agenti finiti in ospedale per ‘cause di servizio’, ma nessuno ne parla. Non chiediamo gloria, ma solo dignità, rispetto e tutela per il nostro lavoro. Auspichiamo altresì che le Alte Cariche dello Stato, partecipando al funerale del nostro collega, si rendano conto delle aberrazioni che gli agenti sono costretti a sopportare e agiscano una volta per tutte per porre fine a questa emergenza”.

 

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