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SAMP, VIVIANO CARICO A MILLE “NON DOBBIAMO PORCI LIMITI”

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vivianoGENOVA 14 AGO. «Non dobbiamo porci limiti, nel calcio ci sono troppe variabili. E io so che qui ci sono un ambiente e dei ragazzi formidabili. Come hanno detto il mister e il presidente noi dobbiamo dare il massimo, poi vedremo cosa saremo stati in grado di fare». Non è neanche servito girare le manovelle della sintonizzazione per capire che Emiliano Viviano si muove già sulle frequenze del mondo blucerchiato, anche solo dopo aver dato un morso al Sampdoria. «C’è tanta voglia di ripartire – conferma il ventottenne di Fiesole -, dopo un anno passato a guardare, ho un grande entusiasmo. Sono contentissimo di essere qui, in questa piazza così importante».

Inghilterra. Un anno di Erasmus a Londra: tanto studio e poca pratica, ma Viviano ha messo in cartella un sacco di esperienza. «All’Arsenal ho imparato molto anche non giocando – racconta il portiere ai cronisti raccolti nella sala stampa “Mugnaini” -, mi sono allenato con dei campioni. Non ero andato per fare il numero uno, anche se per un certo periodo ci sono stati dei problemi con il portiere. Ho imparato la lingua e fatto un’esperienza che mi ha dato tanto. In Inghilterra hanno metodi di allenamento diversi, c’è pure una pressione completamente diversa. Qui ovunque tu vada, dal bar al benzinaio, hai un tifoso. Lì è differente».

Titolarità. «So che il mister mi ha voluto fortemente – ammette lusingato il nuovo guardiano della porta blucerchiata -, e questo è un ottimo punto di partenza, perché può capitare che si arrivi in un posto dove non si è desiderati. Ma è e resta solo un punto di partenza, ora devo guadagnarmi la sua fiducia e ripagare il mister appieno. La titolarità? Va guadagnata». E a proposito della convivenza con gli altri due numeri uno di casa Samp, Da Costa e Romero, il neoarrivato dice: «Ho conosciuto Angelo in questi giorni, abbiamo degli amici in comune e tutti mi hanno detto che è un ragazzo fantastico; mentre Romero ho avuto modo di vederlo in tv questa estate. La scelta di chi giocherà è legata al mister, io penso che la cosa importante sia creare una bella atmosfera qui con i miei colleghi e giocarci il posto: ognuno alla fine si allena al massimo per tirare giustamente acqua al suo mulino».


Classico. «Il numero? Nessun segreto – rivela l’ex Gunners, interrogato dai giornalisti sull’anomala cifra che porterà dietro la schiena -, mi piacciono i numeri bassi. Sono un tradizionalista, uno vecchio stile, e non c’erano numeri disponibili al di sotto del 30. Per cui ho scelto il 2. E poi io sono abituato ad usare il numero 1, perciò ho fatto uno più uno uguale due. Io sono talmente tradizionalista che sono contentissimo di indossare la maglia nerocerchiata. È molto classica».

Portieri. Per un appassionato di tempi andati non deve essere facile convivere con le bacchettate sui guantoni che vanno tanto di moda di questi tempi. «In Italia siamo molto critici coi portieri: abbiamo avuto una grande scuola – dice il classe 1985 ripassando la materia – e siamo molto, troppo, attenti a quello che un portiere combina. In poco tempo si passa dall’essere ritenuti ‘il futuro’ ad essere fortemente criticati. Leali, Bardi, Colombi, Cragno, sono tutti giovani e bravi. Ma spesso le società italiane trovano il coraggio solo quando si tratta di puntare sugli stranieri: i ragazzi bravi ci sono, basta dargli fiducia».

Derby. In corso di conferenza una piccola trappola. «Nel 2011 al Genoa? No, è stata solo una faccenda di cartellini – spiega il ragazzo in prestito dal Palermo -, non ero mai venuto neppure a Genova». Nessun passaggio di sponda, dunque, al contrario la voglia di affrontare il derby. «Non vedo l’ora di giocare a Marassi – racconta Viviano in chiusa dell’appuntamento con la stampa -, perché l’atmosfera che si respira è sempre pazzesca, persino da avversario”.

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