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SAMP, MARCHIONNI SI PRESENTA “MI SONO SEMPRE PIACIUTI QUESTI COLORI”

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marchionni2GENOVA 28 AGO. Di Marco Marchionni alla Sampdoria si era già parlato. Trafiletti, servizi, secondi tagli, pastoni di mercato. Sui giornali del suo trasferimento in blucerchiato era stato dato per certo cento e più volte. Ma forse, non tutto quello che finisce in prima pagina è poi vero sino in fondo. «Siete stati voi a dire che una proposta dalla Sampdoria mi fosse arrivata – confessa il trentaquattrenne ai giornalisti riuniti al “Mugnaini” -, ma in realtà non mi era mai stata formulata formalmente; tanto che alla prima, ho accettato subito. La Samp è un club dal grande blasone, mi è sempre piaciuta questa società».

Competizione. Quando passi le trenta primavere, nel calcio, hai bisogno di un aspirapolvere per le perplessità. Ma c’è chi sa essere molto convincente. «La Samp è una squadra giovane, e abbiamo visto che lo scorso anno ha fatto molto bene – riassume il centrocampista -, ma con un po’ di esperienza si può crescere. E fare meglio. Reparto affollato? La competizione aiuta tantissimo, siamo in molti, e questo stimola. Sempre riguardo all’esperienza devo dire che aiuta molto. E anche lo scorso anno, a Parma, è stata fondamentale».

Ringraziamenti. A Firenze Mihajlovic, a Genova Mihajlovic. Una costante in queste due esperienze c’è. «Io con il mister ho un buon rapporto – dice allontanando i dubbi su passate incomprensioni, risalenti a tempi in viola -, altrimenti non sarei venuto qui. Anzi, colgo l’occasione di ringraziarlo per aver fatto il mio nome. E inoltre devo ringraziare la società e sopratutto il presidente Ferrero per avermi voluto fortemente alla Sampdoria».


Accentramento. «Cassano cosa mi ha detto? Se è vero, corri e va lì – racconta ai giornalisti in cerca del titolo -. Antonio è rimasto legato all’ambiente». Poi Marchionni sposta il mirino sul campo: «Con l’età è dura fare l’esterno, per questo è da un po’ di tempo che mi sono accentrato. Già Mihajlovic mi provò lì, poi con Donadoni ho iniziato a giocarci stabilmente».

Pronto. Prima di chiudere, salutare e prender contatto con la città, c’è tempo ancora per qualche battuta. «Il derby? Vorrei far parlare il campo – dice con quel viso ancora da ragazzino, ma con la lingua di chi la sa lunga -, perché non mi piace dire delle cose che poi non vengono rispettate in partita. Si può fare bene, come e meglio di quanto i ragazzi hanno fatto lo scorso anno. Per quanto riguarda Palermo, non sarò in campo perché sto lavorando a parte per un problemino al retto. Ma tra poco sarò pronto».

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