Home Sport Sport Genova

SAMP, IL RITORNO DI SINISA IL SAMPDORIANO, CITANDO KENNEDY

0
CONDIVIDI
sinisa-mihajlovic

sinisa-mihajlovicGENOVA 22 NOV. «È una grande gioia essere qui, mi sento a casa. Vedo volti conosciuti e non, ma avremo il tempo di conoscerci. Qui l’aria è familiare». Sinisa Mihajlovic è tornato a casa. L’uomo di Vukovar da quest’oggi ha preso possesso del campo base blucerchiato e ha tracciato le linee guida della sua gestione facendo trasparire tutta la passione e l’amore che lo hanno riportato alla Sampdoria. «Sono un appassionato di storia – inizia in un lungo monologo – e sfrutterò tre frasi di John Fitzgerald Kennedy, del quale ricorrerà domani il cinquantenario della morte, per spiegare cosa dirò ai ragazzi.Non chiedetevi cosa possa fare il vostro paese per voi, ma quello che voi potete fare per il vostro paese. Bene, a loro dirò: non chiedetevi cosa possa fare la Sampdoria per voi, ma che cosa potete fare voi per la Sampdoria».

«Abbiamo 31 giocatori – continua il nuovo mister -, non ci manca nulla. Ho fatto il c.t. e ho visto i giocatori del mio paese che lavorano allo stesso modo di quelli che sono qui, e magari non prendono lo stipendio. Ma hanno fame e vogliono arrivare, magari in squadre proprio come la Sampdoria. Per cui nella mia squadra d’ora in poi non si parla né di obiettivi personali né di contratti, né di passato né di futuro: si parla solo di presente». «Devi essere orgoglioso di indossare questa maglia – prosegue Mihajlovic -, io l’ho indossata e so cosa si prova. Quando ho sentito al telefono il presidente Garrone non ho esitato un attimo: avevo un’offerta di due anni e mezzo con la Serbia e invece ho firmato per sei mesi qui. Ho accettato perché ho un debito di riconoscenza con la Samp, che mi ha preso in un periodo critico della mia carriera e mi ha fatto passare quattro anni fantastici».

«Ce la faremo a prenderci la salvezza – afferma Sinisa con sicurezza granitica -. Ci metteremo grinta, orgoglio, appartenenza, tutti i giorni. Dobbiamo avere onore per questa maglia: la Sampdoria è una società prestigiosa, con 67 anni di storia e un sacco di grandi giocatori nel suo passato. E se qualcuno dei miei non li conosce, glieli dirò. Brighenti, Skoglund, Suarez, un tecnico Campione del Mondo come Lippi; portieri come Bordon, Zenga, Pagliuca; difensori come Vierchowod, Pari, Mannini, Pellegrini, Carboni, e c’era anche un centrale serbo che dicevano tirasse bene le punizioni. C’erano anche grandi stranieri come Brady, Francis, Souness, Mikhailichenko, Cerezo, Platt, Jugovic, Gullit, Seedorf, Boghossian. E una coppia di attaccanti speciale, forse la più bella del calcio italiano: Vialli e Mancini. E poi punte come Chiesa e Montella sino a Cassano e Pazzini. In panchina ci sono stati dei miti come Bernardini e Boskov, e pure Eriksson, che è stato un grande innovatore. Negli ultimi trent’anni, la società è stata in mano a due grandi famiglie, i Mantovani e i Garrone. Neanche vent’anni fa la Samp ha vinto una Coppa Coppe, uno Scudetto e ha perso solo ai supplementari una finale di Coppa Campioni. E solo tre stagioni or sono è andata in Champions, e nello stesso anno è retrocessa. Ma la stagione dopo è tornata subito in A. La Sampdoria può anche cadere ma deve rialzarsi. Si può partire bene e finire male, ma anche partire male e finire bene. E io voglio fare questo: noi siamo artefici del nostro destino».


Strada. «Gli uomini vincenti trovano sempre una strada, i perdenti trovano sempre una scusa – prosegue il tecnico citando sempre Kennedy -. Noi troveremo una strada». «Devo inoltre dire grazie anche alla Federazione serba che mi ha lasciato andare – dice commuovendosi -, per me è stata una scelta difficile lasciare il mio Paese. Io ho avuto la fortuna in questi anni di allenare dei giocatori bravi ma soprattutto dei grandi uomini. E spero un giorno di tornare a fare il c.t della Serbia. Grazie anche al presidente Garrone per avermi concesso questa opportunità».

Sampdoriano. «Voglio trasmettere a tutti un ideale – chiude Mihajlovic -, di lotta e di orgoglio. Kennedy disse di fronte al muro di Berlino: Ich bin ein Berliner. E io oggi sono fiero di dire: io sono sampdoriano. È per questo che sono tornato».

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here