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RICORSO CONTRO L’INCENERITORE DI BRESCIA

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Motivi e principali argomenti:
La società ASM Brescia SpA gestisce un inceneritore che comprende due linee e fu autorizzato nell’anno 1993. Prima del 2003, tuttavia, la ASM di Brescia SpA ha proceduto alla realizzazione di una "terza linea" di incenerimento di rifiuti.
La terza linea dell’inceneritore di Brescia è classificata come impianto che effettua operazioni di recupero ai sensi della voce R1 dell’allegato IIB della direttiva 75/442/CEE e ha una capacità superiore alle 100 tonnellate giornaliere. Come tale, avrebbe dovuto essere assoggettata alle procedure di valutazione dell’impatto ambientale (di seguito "VIA") ai sensi della direttiva 85/337/CEE modificata.
Tuttavia, e questo è stato confermato dalle autorità italiane, il progetto di realizzazione della terza linea non è mai stato sottoposto né a procedura di VIA né a esame specifico (verifica di assoggettabilità a VIA). La legislazione italiana, infatti, non prevede l’assoggettamento generale a VIA per gli impianti di trattamento rifiuti in conformità con quanto previsto dalla direttiva 85/337/CEE, ma contiene ampie eccezioni che restringono notevolmente l’ambito di applicazione della detta direttiva.
La Commissione sostiene che l’esclusione degli impianti che esercitano attività di recupero dalle procedure di VIA non trova alcun fondamento nella legislazione comunitaria e ne costituisce pertanto una palese violazione.
Con riferimento all’articolo 12 della direttiva 2000/76/CE, la Commissione contesta alle autorità italiane di non avere provveduto alla pubblicazione della domanda di autorizzazione all’esercizio della terza linea e del relativo provvedimento di autorizzazione in conformità con quanto stabilito da detto articolo.

 

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