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REPORTAGE INTERNAZIONALE ALBANIA: “TIRANA BEL SUOL D’ AMORE…”

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REPORTAGE INTERNAZIONALE ALBANIA: TIRANA BEL SUOL D AMORE...

ellegrino”, perch? la cena ? stata sapida in tutti i sensi, in compagnia dei titolari del mobilificio kosovaro e delle?sue?simpatiche?hostess. Ristorante di medio lusso. Bruschette all’olio extravergine di oliva, aglio, pomodoro?e foglioline di cerfoglio, byrek di formaggio di capra e carne di montone (una torta di pastasfoglia spessa e unta ripiena di questi due ingredienti e passata?in padelloni di ferro?in un bagno di olio si semi di girasole) e bistecchine di vitello?cotte con un fondo di salsa di mela rossa e con le mele stesse cotte a guarnire il piatto, coperto da una generosa spruzzata di polvere di?cannella. Vino Merlot rosso di Permet,?robusto ma sincero. Al mattino seguente mi precipito per le?8 in strada. Non ho pi? alibi e soprattutto tempo. L’aereo per l’Italia?dallo scalo?”Nene Tereza”?? in partenza per le 16:30. Devo trovare Ylljet Alicka per fissare le basi del nostro “progetto”. L’occhio mi cade su una distesa di quotidiani disposti per terra lungo la Rruga Mine Peza che porta dritti alla Stazione dei Treni. Compro “Shekulli”, 20 Lek, circa 15 centesimi di Euro.?Sar? l’abitudine, infatti il titolo vuol dire “Il Secolo XIX”. Alla Stazione, pochissimo frequentata con quattro o cinque convogli al giorno – al confronto il Trenino di Casella a Manin ? una sorta di ?Pendolino – c’? l’ultimo dinosaurico spaccio statale di sigarette e a me serve una stecca di “DS Durres”, tabacco nero locale, forte e profumato. Gli albanesi, soprattutto i tiranesi, le?snobbano perch? era l’unica sigaretta esistente durante il regime, ne hanno una specie di rigetto.?Dieci pacchetti, 200 sigarette, 300 Lek ovvero?2,50 Euro. Il traffico stradale tiranese alle 8:30 del mattino ? descrivibile solo scomodando le visioni poetiche del Padre Dante Alighieri: gironi infernali popolati da decine di Mercedes, Audi, Golf, Fiat Tipo, Lancia Thema, camion, pullmini privati che hanno parzialmente sostituto l’abbozzo di servizio pubblico di autobus arancioni regalati dall’Anci, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, durante la guerra del Kosovo nell’aprile-maggio del 1999 e ormai scomparsi. Erano mille, di quelli che nelle rimesse italiane sono da scartare ma che qui hanno esalato gli ultimi respiri per mesi e mesi non senza svolgere un eroico servizio gettando balestre e motore oltre l’ostacolo su e gi? per le disastrate vie tiranesi e le colline dai tratturi impervi che circondano la Capitale, sia in direzione di Elbasan a est,?che di Shjak a sud?o Pequin a ovest?o Lehze e Scutari a nord. La circolazione e cos? caotica che solo per i?miracoli della geometria non ci sono continui incidenti. E’ la prova provata che la necessit? aguzza l’ingegno…e la frizione. E poi il flusso ? ancopi? rallentato da decine di bambini ldi 5-8 anni, laceri e sporchi, orfani o comunque la cui famiglia manco sa che esistono, che si abbrancano alle portiere delle auto per chiedere l’elemosina. Ho il tempo comunque di assistere a un crash stradale che avrebbe del ridicolo se non fosse che il propietario della?passatella?ma ben tenuta Mercedes 300 D,?vecchia di una ventina d’anni, ne riporta un vero shock psicologico. Nel fare inversione lungo il viale Ferit?Xhajko,? nei pressi della Stazione, pressato da un concerto di clacson assordante, non nota un pozzo di cemento ai lati della strada invasa dal fango che ??un voragine di due metri per tre. La Mercedes verde oliva, pesante due tonnellate, finisce con l’avantreno dentro alla buca e la coppa dell’olio esplode con un fragore impressionate. Fumata nera dal tubo di scarico che ammorba mezzo viale. Il padrone esce dall’abitacolo da solo, nessuno interviene. Sbianca di?sconforto.?Non c’? uno che sembri?intenzionato a?prestargli aiuto. L’arte di arrangiarsi tra automobilisti ? la regola. Ognun per s?, ciascun per la propria Mercedes. Ci avviciniamo in due, uno studente musulmano di una?vicina scuola coranica con tanto di barbone che gli incornicia il viso e il sottoscritto. Lui lo fa per Allah io per Cristo. Con uno sforzo sovrumano e rischiando l’ernia del disco, ci trasformiano in crick umani. Afferriamo il paraurti anteriore e solleviamo il cassone di lamiera dalla buca. Fontana di olio motore bollente schizza sul marciapiede dove parcheggiamo l’auto, il semiasse destro ? piegato.?Il proprietario non ha letteralmente parole, manco ci ringrazia ma poi si riprende e insiste per un caff? al bar di fronte. Ci aggiungiamo su sua direttiva una buona dose di rak?, grappa di vinaccia a 50 gradi, lui deve superare lo shock, io e lo studente islamico la fatica, ma Mustafa, il nome del barbuto allievo di Maometto, naturalmente?non beve il rak?, si limita al caff?. E nessuno ha nulla da dire. (quinta puntata. Segue).
Marcello Di Megli.
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(nella foto: Bambino lacero e sporco chiede l’elemosina ad un automobilista davanti alla Stazione Ferroviaria di Tirana).

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