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REPORTAGE INTERNAZIONALE ALBANIA: “TIRANA BEL SUOL D’ AMORE…”

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REPORTAGE INTERNAZIONALE ALBANIA: TIRANA BEL SUOL D AMORE...

le 15,30 e mi dirigo in Piazza Skanderberg. La piazza al centro della citt? ? monumentale. Costruita da ingegneri agli ordini delle visioni urbanistiche di Enver Hohxa, in realt? ? un sito quadrato aperto, razionale, spazioso e epicentrico rispetto alle vie radiali che dalla periferia giungono in centro. E’ l’ombelico del Paese. Chi l’ha progettata voleva comunicare con sabbia, cemento e lastre di pietra calcarea giallastra: “Albanese, shok, ushtar partizan, punonjes, fshatar (compagno, soldato partigiano, lavoratore, contadino), qui sei arrivato! Di qui non?ti muovi pi?! Ammira la grandiosit? del genio del Padre Enver!”.?A me Piazza Skanderberg piace, lo devo dire. Girando lo sguardo a 360 gradi si passa dalla sagoma rettangolare del Museo Kombetar-Nazionale, con il suo celebre mosaico-affresco che raffigura il popolo albanese post Seconda Guerra Mondiale che avanza fiero verso il sol dell’avvenire, il rinnovato Hotel Tirana International, costruito sopraelevando il precedente Hotel Tirana dal Gruppo alberghiero italiano Turin, poi l’edificio sopraelevato su uno zoccolo di gradinate del Teatro dell’Opera, il borgo medioevale con la Moschea e la Torre veneta, il Parlamento, i giardini antistanti la Banca Centrale d’Albania e infine?il fortilizio in mattonata rossiccia della Banca stessa. Appena oltre la sede?ufficiale dove si stampano i Lek , la moneta locale, il cui cambio ? pari a 120 Lek per 1 Euro, esiste la vera “Borsa” tiranese. Si tratta di tre bar con una platea di decine di tavolini all’aperto tutelati dal sole e dagli sguardi indiscreti dagli ombrelloni delle marche di sigarette. Qui, dalla mattina alle 7 fino a tarda sera, una pletora di omaccioni panciuti o omini segaligni, maneggiano pacchi?imponenti e rotoli gonfi di banconote di Lek e di Euro di grosso taglio, anche quelli rossi da 500 che ben poche volte qualcuno di noi ha mai avuto il piacere di toccare. Le girano, le rigirano, le contano e le ricontano, insomma se?le coccolano come cagnolini da compagnia. Ogni tanto se le scambiano come le figurine i ragazzini fuori da scuola e in realt? “fanno” il prezzo del Lek, bando ad ogni Ragioneria di Stato. Qui c’? appunto anche la sede della Posta Centrale dove si trovano le schede telefoniche per i numerosi telefoni pubblici sparsi per il centro di Tirana. Ma non ? necessario stancarsi troppo e coprire a piedi i 30 metri che separano la “Borsa” naif dalla Posta. Prima ti fermano altri miti e annoiati faccendieri che ti vendono la scheda. Una tessera plastificata simile ad un bancomat del valore di 500 Lek. Loro le pagano qualche Lek in meno al nero e ci sbarcano il lunario. Come se io avessi un grande?stock di schede Telecom da 5 Euro che ho pagato 4,50 Euro e le rivendessi davanti alle cabine pubbliche. Inserisco la scheda nel telefono appeso al muro e compongo il numero di cellulare di Ylljet che mi ha fornito gentilmente il giornalista genovese di “Repubblica” Massimo Calandri che conosce da tempo il regista albanese. Sorpresa. Il numero non ? pi? attivo. Cose che capitano. Faccio un po’ il turista. Giro per il Bulevardi Deshmoret e Kombi, una specie di Via dei Fori Imperiali romana. Due ampie corsie di marcia per le auto in andata e ritorno. Circa due chilometri con il gran finale del Palazzo dell’Universit? costruito da Mussolini nel 1938-39 e chiaramente a forma di Fascio Littorio. Il vialone ? anche la sede dei due palazzi Presidenziali, quello del Presidente della Repubblica Moisiu e l’altro del Premier della attuale coalizione di governo, il?liberale Sali Berisha, o meglio,?il Dott. Prof. Sali Berisha, come ama farsi chiamare, gi? cardiologo personale di Enver Hoxha. Il Bulevardi ? bello, marciapiedi larghi, bella gente, caff? eleganti, uno di questi ha il cattivo gusto di chiamarsi “Twin Towers” ma ha un bel giardino verde e silenzioso dove sederrsi al tavolino e consumare un’ottima birra “Tirana”, quella dell’aereoporto Rinas. Poi per? ci sono le viuzze laterali, perpendicolari lungo tutto il corso del Bulevardi. Basta imboccarne una per avere una stretta al cuore. Macerie, cumuli di terra, pozze fangose, spazzatura per ogni dove. Ci sono i cassonetti della spazzatutra senza coperchio, arrugginiti, quasi ossidati, forniti anni addietro dalla cooperazione italiana: quelli che da noi sarebbero obsoleti e scandalosi alla vista dei cittadini, venivano imbarcati per Tirana e qui stanno. Davanti a questi bidoni senza pi? rotelline ci sono delle ombre che si muovono. Mi avvicino e vedo che uno su due ? “visitato” da anziani semi-barboni che scavano nell’immondezzaio maleolente in cerca di rimasugli di cibo: frutta ammaccata, verdura al limite del marcio, pane, pezzi di grossi panini con cui i tiranesi della middle-class impiegatizia fanno pausa-pranzo che per? sono cos? grossi e farciti all’inverosimile che a volte non c’? tempo di consumarli tutti. Ogni?genere alimentare che risulti apparentemente ancora semi-commestibile viene prelevato e sistemato con cura in grossi sacchi di plastica nera?per i?rifiuti e riabilitati per chi ne pu? trarre ancora una forma di sostentamento. I cani randagi, smagriti, malati e dallo sguadio mite e triste completano l’opera, rosicchiando quello che neanche i poveracci di questa?Capitale europea?dalle due facce e dalle mille contraddizioni?hanno il coraggio di prelevare. (terza puntata. Segue).
Marcello Di Meglio.

(nella foto: un anziano cerca cibo ancora commestibile in un cassonetto in pieno centro di Tirana).

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