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REPORTAGE INTERNAZIONALE ALBANIA: “TIRANA BEL SUOL D’ AMORE…”

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REPORTAGE INTERNAZIONALE ALBANIA: TIRANA BEL SUOL D AMORE...

ggero trucco che le risalta i tratti del?viso e affranca uno sguardo vispo, mi colpisce il perfetto italiano con cui mi accoglie prima ancora che mi sia presentato come tale. “Buongiorno, siete benvenuto. Volete una camera?”.?Per chi parla italiano in Albania, e non sono pochi, nel settore dei servizi turistici o di pubblica utilit? ? d’uso dare del voi all’ospite straniero. Fatmir si congeda, mi stringe la mano e finisce la robusta risata con cui mi aveva fatto salire sul suo “taxi”. La ragazza?mi offre una camera al primo piano per 40 Euro a notte. Il clima ? assolutamente ansiolitico, il luogo pulito e moderno. Accetto. No, prima bisogna vedere la camera. Saliamo. Va pi? che bene, ma c’? un problema. E quale sar? mai? “Dalle 20 alle 22 – mi dice la vestale alberghiera – si potrebbe sentire un piccolo rumore che proviene dall’aspiratore delle cucine che?? nel cortile del palazzo sotto la finestra della camera”. Capirai! Non ho intenzione di andare a dormire alle 20. Glielo faccio capire e lei sorride senza scomporsi. Chiude la porta. Butto sul letto?il bagaglio e mi preparo per una doccia antipolvere e sudore. Il bagno ? nuovo e lindo. Sono?”in libert?”?quando squilla il telefono sul comodino. “Scusate, posso salire un momento?”, mi dice la receptionist alla cornetta. Mi?rivesto velocemente. Arriva. “Scusate, c’? una cosa che vorrei fare vedere”. Vediamo. “Si ? liberata un’altra camera pi? spaziosa con grande bagno, due grandi letti, televisore e frigobar – annuncia la ragazza – volete vederla?”. Perch? no? La stanza ? spaziosa il doppio della prima e presenta tutti i conforts descritti. Quando pensi gi? alla “sola”, cio? a un prezzo esorbitante, la ragazza dice: “Non c’? problema, costa di pi? ma ve la lasciamo allo stesso prezzo, 40 Euro. Per? solo una notte, domani ? prenotata da una coppia di Valona”. Ospitalit? albanese. Perch? sono qua? La mia missione ? quella di incontrare Ylljet Alicka, ovvero il regista,?giornalista e scrittore cinquantenne che ha fatto conoscere Fabrizio De Andr? all’Albania. La storia ? lunga e poetica. La fine ? nota. Ylljet gi? in tempi proibiti ascoltava alla radio clandestina Fabrizio. Quando il regime stalinista di Enver Hoxha si ? dissolto di schianto nel 1991 ed ? bruscamente finita?la “favola bella” dell’Albania miglior Paese del Mondo assediato da tutte le potenze occidentali ?in cui per 46 anni?3 milioni e mezzo di?albanesi sono stati tenuti rinchiusi come in un carcere a cielo aperto, Ylljet Alicka ha potuto esternare e diffondere la sua passione per la poesia e la musica di De Andr? che nessuno allora conosceva all’ombra della Statua di Skanderberg. Nel 1996 Fabrizio, venuto a conoscenza di questo suo esotico estimatore, lo invit? in Sardegna alla fattoria dell’Agnata a Tempio Pausania. Ylljet fece il visto, prese il traghetto da Durazzo per Bari, il treno da Bari per Roma, il traghetto da Civitavecchia per Olbia, il taxi da Olbia per Tempio. Quando buss? alla porta dell’Agnata, dopo tale odissea mediterranea, Faber era in spiaggia a fare una passeggiata. Si incontrarono solo dopo due ore. C’era anche Fernanda Pivano e naturalmente Dori Ghezzi. Nacque subito quello che Ylljet stesso definisce “un feeling profondo”. Il regista albanese, segnalato per un premio?a Cannes nel?’96?per il suo film “Slogan di pietra”, ricambi? l’invito e attese Fabrizio De Andr? a Tirana per l’autunno del 1998. Tutto era pronto ma?Faber non riusc? mai a vedere il sole aranciato dell’ottobre sqhipetaro sorgere dietro il Monte Dajti che sovrasta la piana di Tirana. Nell’ultima telefonata tra i due artisti, pochi giorni prima che De Andr? entrasse definitivamente in coma nel?novembre del ’98, Faber disse a Ylljet: “Mi dispiace Giulio, per adesso non posso venire a Tirana, magari fra qualche tempo, mi formicolano le mani, non riesco pi? neanche a tenere in braccio la chitarra. Ciao Giulio”. (seconda puntata. Segue).
Marcello Di Meglio.
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(nella foto: Museo Kombetar-Nazionale in Piazza Skanderberg).

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