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REGIONE, RIFIUTI. LA REPLICA DELL’ASSESSORE RENATA BRIANO

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assessore regione renata briano

renata-brianoGENOVA. 27 GIU. Alle dichiarazioni dei consiglieri è intervenuto l’assessore all’Ambiente Renata Briano.

L’assessore ha annunciato che la giunta nelle prossime settimane presenterà una legge per la riorganizzazione dei servizi dello smaltimento rifiuti e dell’acqua. «L’obiettivo è di arrivare alla discussione della legge in Consiglio regionale entro la fine di luglio. Successivamente alla sua approvazione, presenteremo il Piano regionale dei rifiuti la cui attuazione andrà in parallelo alla riorganizzazione dei servizi». Rispondendo ai consiglieri intervenuti nella discussione, Briano ha concordato sul fatto che negli ultimi anni le amministrazioni locali e le Regioni si sono dovute muovere in una situazione normativa confusa resa ancor più caotica dalla riforma istituzionale che punta alla soppressione delle Province e alla trasformazione di quella di Genova in Città metropolitana, «riforma che non è stata affatto ininfluente rispetto ad alcune nostre scelte, come quella ad esempio di affidare il tema dei rifiuti e dell’acqua alle Province. In ogni caso – ha sottolineato – credo che si debba fare un salto in avanti: non possiamo più aspettare che queste riforme arrivino ad un punto definitivo. In ogni caso riorganizzare la materia non sarà semplice perché oggi in capo ai Comuni c’è la gestione dello spazzamento e della raccolta dei rifiuti, ed è giusto continuare così a livello comunale o di consorzi di comuni, mentre la gestione dello smaltimento dei rifiuti, proiettandoci verso una loro costante diminuzione, difficilmente può essere organizzata a livello comunale e deve basarsi su bacini più ampi. Questo deve avvenire rispettando le peculiarità delle diverse aree territoriali, dunque immaginando aree omogenee, dei bacini, delle unioni di Comuni affinché questi servizi si possano identificare in queste aree e lasciando alla Regione il ruolo di regia complessiva».

Rispondendo al consigliere Rixi che aveva posto il problema della definizione degli A.T.O. e degli impianti di smaltimento, l’assessore Briano ha sostenuto: «Personalmente credo sia importante che la Regione Liguria abbia la regia complessiva degli impianti, quelli che ci saranno o che si vorranno proporre; comunque, bisogna tener conto che i piani che fino ad oggi sono stati realizzati erano predisposti su scala provinciale. Oggi, quindi, nelle quattro province abbiamo piani che non possiamo cancellare. Per elevare la percentuale di differenziata occorre raccogliere l’umido con incentivi  alla diffusione dei compostaggio domestico e con un’azione educativa nei confronti dei cittadini e degli amministratori stessi, ma è difficile immaginare che in un anno si arrivi alle percentuali di differenziata previste dalla normativa attuale. Da questo punto di vista occorre  sottolineare che, se è vero che le maggioranza dei comuni non ha raggiunto gli obiettivi, è vero altresì che alcuni comuni si sono avvicinati parecchio e che quasi tutti si stanno progressivamente avvicinando. Occorre diffondere e copiare le buone esperienze che ci sono anche in Liguria. La quantità di spazzatura  differenziata raccolta è diminuita anche per effetto del calo dei consumi. Non lo ha detto nessuno oggi, ma esiste sempre il dubbio: raccogliamo in maniera differenziata e poi chissà dove va a finire. Noi oggi abbiamo la tracciabilità. Il CONAI ci ha fornito i dati su dove vanno a finire i rifiuti raccolti in maniera differenziata e ci ha comunicato i nomi delle imprese che se ne occupano. Le imprese che riciclano i materiali da raccolta stanno crescendo. Anche questo è lavoro, è “green economy”. E’ migliorato anche il livello di tracciabilità dei rifiuti e oggi possiamo dire che il 95 per cento della differenziata secca raccolta viene effettivamente riciclata garantendo tra l’altro incrementi occupazionali e credo possa essere un incentivo per alcune imprese ad insediarsi in Liguria. Crescendo la differenziata e diffusa la raccolta dell’umido, si può avviare un ragionamento sugli impianti da creare a valle per lo smaltimento della quota di indifferenziata residua, anche con la produzione di energia elettrica. Da questo punto di vista la tecnologia ha fatto passi avanti importanti e io non ho alcuna contrapposizione ideologica nei confronti di un impianto o di un altro. Nel piano regionale dei rifiuti porteremo proposte concrete che tengano conto della riduzione dei rifiuti alla fonte».


Briano ha definito la vicenda di Recco: «assurda e pericolosa non solo per il comune interessato ma per i 7000 comuni italiani che non raggiungono i livelli di differenziata. Auspico un’omogeneità di trattamento anche da parte delle varie Corti dei conti regionali, che oggi si occupano della materia anche in maniera differente. Spero che a livello nazionale si faccia un po’ di ordine per trattare i Comuni omogeneamente. In questo campo non siamo stati fermi, abbiamo posto il problema al Ministro e alla Conferenza Stato-Regioni. L’obiettivo è prorogare i termini di legge per il raggiungimento della quota di differenziata restando negli ambiti previsti dalla normativa europea, magari con una retroattività nella applicazione che salvi dalle sanzioni gli amministratori». Tornando al piano dei rifiuti, l’assessore Briano ha sottolineato che la Liguria ha la particolarità di avere la propria popolazione concentrata in gran parte nelle città: Genova, La Spezia, Savona, Imperia e Sanremo da sole coinvolgono più della metà dei nostri abitanti. «E’ importante che la differenziata si estenda ai piccoli comuni, ma il salto lo si raggiunge nelle grandi città che quasi ovunque in Italia non raggiungono i livelli di raccolta differenziata previsti dalla legge. Genova ha realizzato un salto elevato anche rispetto alle altre città: occorre andare avanti su questa strada».

run:yeQ� �<(�� `� affrontato senza retorica e noi porteremo il nostro contributo e ci sarà disponibilità piena a partecipare. Secondo noi la raccolta differenziata è l’unica strada per ridurre le discariche che provocano danni ambientali notevoli, ma è necessario spiegare che la raccolta differenziata costa perché occorrono molti  più passaggi e poi il rifiuto non è ancora, in Italia, considerato e sfruttato come risorsa. Per la carta, la plastica e i metalli i consorzi non versano ancora nulla ai comuni mentre in altre realtà europee come la Germania addirittura la raccolta si fa in base al colore del materiale.  Rimane certo il vantaggio ambientale ma non bisogna nasconderci che la bilancia economica è in perdita. In Italia, inoltre,  manca la la sensibilità ambientale, troppe persone vedono ancora la differenziata come un fastidio, ma le discariche a cielo aperto non sono la soluzione. Per quanto riguarda il caso clamoroso del comune di Recco ritengo non si possa addebitare agli amministratori la sanzione». Torterolo ha quindi ricordato il caso di Carcare dove si è passati dal 37 al 67% di differenziata e ha sottolineato l’importanza di dividere anche la frazione umida ma in Liguria non ci sono impianti di separazione e la regione è ormai l’unica regione del nord senza il impianto per separare l’umido dalla frazione secca. Secondo Torterolo  ogni realtà dovrebbe farsi il proprio impianto:  «Ognuno si tenga i rifiuti propri e se poi è bravo li faccia fruttare. Rimane il problema degli Ato: vorrei capire in che direzione si vuole andare e rimarco un ultimo problema che riguara le tariffe che non possono essere uguali fra costa e entroterra».

 

Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente)  ha sottolineato la complessità della struttura territoriale  ligure e in particolare di Genova e ha denunciato la scarsità dei contenitori per la differenziata che impedisce soprattutto alle persone anziane del capoluogo  di ottemperare alle disposizioni di legge. «Credo che debba nascere una attenzione al problema a partire dalle scuole elementari e medie perché i giovani possano acquisire gli elementi di conoscenza e, quindi, di sensibilità, perché non è più possibile pensare a ricorrere sempre a discariche, ma occorre realizzare impianti di eliminazione e occorre farlo al più presto e, possibilmente vicino alle vie di comunicazione per agevolare il trasporto. Sono percorsi che vanno adottati e non possiamo più aspettare. Come diceva la collega Della Bianca – ha aggiunto – purtroppo la quasi totalità dei comuni non ha avuto la possibilità di raggiungere la percentuale di raccolta differenziata richiesta». Siri ha sottolineato anche i positivi aspetti occupazionali di un intervento risolutore per lo smaltimento dei rifiuti. «La Regione non può più soprassedere su questi temi, i paesi nordici della spazzatura hanno fatto una ricchezza – ha concluso –  bisogna quindi  individuare una progettualità non solo nazionale ma europea, certamente la nostra regione ha una conformazione che rende più complesso raggiungere obbiettivi concreti e, secondo me, c’è la necessità che ogni provincia individui le collocazioni di queste strutture e va fatto il più presto possibile. Il rilancio occupazionale, infine, non è un aspetto secondario di questo problema».

Roberto Bagnasco (Pdl) riferendosi al caso di Recco, ha dichiarato: «Nel nostro territorio si fanno pagare agli amministratori comunali responsabilità che non sono loro, ma appartengono anche alla Regione che, nella gestione dei rifiuti si collocherebbe in testa alle peggiori. Ho vissuto in questi anni dal 2000 in poi tutta una serie di passaggi, sono stati  spesi denari pubblici prima per l’inceneritore, poi si è parlato di gassificatore. Insomma stiamo prendendo in giro i nostri cittadini e l’amministrazione non è stata in grado di fare delle scelte. Il  Pdl è stato, invece, disponibile ad assumersi delle responsabilità. Ora noi non abbiamo alcun impianto, ma abbiamo la seconda discarica italiana, che è Scarpino ed è un’autentica bomba ecologica: quanto di più arretrato si possa portare avanti in tema di smaltimento. Questa è stata la nostra unica risposta per la raccolta dei rifiuti e con i costi più alti a livello nazionale». Bagnasco ha poi criticato il fatto che gli amministratori di Recco siano chiamati a pagare per non aver rispettato le norme sulla raccolta differenziata: «Le colpe sono di una legge che non può essere rispettata. Dobbiamo chiedere di  prorogare il termine per obiettivi previsti e sollecitiamo un intervento legislativo nazionale che non configuri il danno erariale per i comuni che dimostrano di aver migliorato la percentuale di differenziata. A livello regionale, infine, occorre una politica che consenta una gestione efficace della differenziata. Da parte nostra ci sarà la massima volontà di collaborare per venire incontro a tutti gli amministratori della Liguria».

Ezio Chiesa (Gruppo Misto-Liguria Viva) ha posto l’accento su alcune criticità: «La tassa sui rifiuti finora era modulata sulla base del numero di abitanti di una certa casa. Cresceva in base al numero. Con la tares questo principio viene ribaltato: alla fine paga di più chi produce meno rifiuti. Credo occorra intervenire e individuare una normativa che non sia così contraddittoria e confusa. Mi pare ci sia confusione anche per quanto riguarda la differenziata. La produzione media dei rifiuti pro capite è di 550 chili, ma in alcuni dei nostri Comuni è di 350. .Assurdo fissare per questi ultimi la percentuale di differenziata del 65 per cento, perché in diversi centri, penso a quelli dell’entroterra, la differenziata si fa a monte, prima della raccolta da parte del gestore: l’umido finisce nei campi, i cartoni magari si bruciano. Di questo bisognerebbe tener conto. Si tratta di una sorta di differenziata “antica”, fatta già dai nostri nonni. Credo che la Regione nella sua programmazione debba affinare questo aspetto e occorre prevedere una premialità  per i cittadini che attuano la differenziata. Non condivido, poi, un Ato che  nella tariffa dei rifiuti  fa pagare anche lo spazzamento. In gran parte dei Comuni liguri, in particolare in quelli piccoli dell’entroterra, lo spazzamento non si fa. Altra cosa è un Ato che gestisce  lo smaltimento. Ritengo, inoltre,  che quando si fa un appalto per assegnare ad un’azienda la gestione della raccolta, occorra specificare quale percentuale l’impresa intenda raggiungere ed è in grado di assicurare. Questo fatto diventa particolarmente rilevante, quando, come accaduto di recente, c’è l’intervento della magistratura per il mancato raggiungimento dei livelli  di differenziata previsti per legge. In conclusione, ritengo che ci sia moltissimo lavora da fare».

Gino Garibaldi (Pdl) ha sottolineato che la Liguria è in fondo alla classifica delle regioni italiane in materia di ciclo integrato dei rifiuti e che a Genova esiste una fra le più grandi discariche italiane. «Non abbiamo ancora deciso – ha aggiunto – che cosa fare dell’umido. Eppure proprio questa frazione della spazzatura può rappresentare una vera ricchezza. Dobbiamo comprendere la necessità di chiudere il ciclo integrato. Dobbiamo tentare di uscire dalla posizione di coda in cui ci troviamo per diventare una Regione all’avanguardia in questo settore. Questo è il mio auspicio e mi impegnerò affinché questo avvenga». Garibaldi ha poi condannato la tares che, una volta applicata, avrà pesanti ricadute sulle famiglie.

Antonino Oliveri (Pd), a nome del suo gruppo, ha detto: «Occorre definire al più presto a chi compete fare le gare per l’affidamento del servizio, a chi vanno assegnati i poteri di controllo, come regolare le tariffe e come identificare i bacini territoriali. E’ necessario, inoltre, chiarire l’assetto organizzativo che dovrà sostituire il sistema degli ATO, fino ad oggi incardinato nelle Province. La Regione deve intervenire con un’iniziativa legislativa che definisca questi elementi». Ha quindi spiegato: «In attesa di approvare il piano definitivo entro il 2013, la giunta regionale ha adottato lo schema di piano di gestione dei rifiuti, che mette in evidenza le criticità della situazione ligure, a partire dalla permanenza delle discariche quale elemento cardine del ciclo dei rifiuti, per arrivare alla carenza di impianti per il trattamento della frazione organica, ossia la frazione più significativa rispetto al totale dei rifiuti. Il salto decisivo nella raccolta differenziata si fa, quindi, soltanto se si affronta efficacemente il problema della intercettazione e del trattamento della frazione organica, attraverso adeguate infrastrutture e lo sviluppo capillare di sistemi di raccolta di prossimità e di ‘porta a porta’. Solo così i Comuni potranno aspirare a raggiungere la soglia prevista dalla legge». Oliveri ha concluso: «Da un lato il piano regionale che andrà approvato quest’anno rappresenta un fondamentale strumento per determinare l’evoluzione del sistema verso gli obiettivi di legge, dall’altro l’iniziativa legislativa per la riforma degli ATO deve fornire il necessario e coerente quadro di riferimento per quanto riguarda gli assetti funzionali e l’organizzazione territoriale del servizio di gestione integrata dei rifiuti»..

Marco Melgrati (Pdl): «Credo che portare all’attenzione del Consiglio regionale, come ha fatto la minoranza, il problema grave dei rifiuti, sia stata una necessità e una scelta giusta, l’interesse è altissimo e sono svariate le problematiche in campo sono svariate». Melgrati ha poi ricordato il caso del Comune di Recco, condannato dalla Corte dei conti a pagare la sanzione per non aver raggiunto i livelli di raccolta differenziata previsti dalla legge.   «Ci sono in Liguria 227 comuni che non ottemperano alle direttive della legge e se la Corte dei conti facesse gli stessi rilievi al comune di Genova, visto che la penale è in base allo sforamento, gli amministratori dovrebbero pagare cifre con molti zeri. Noi, quindi, dobbiamo dare una risposta politica, la tendenza va verso la differenziata dividendo l’umido da carta, vetro e plastica, ma quello che molti non sanno è che fare la raccolta porta a porta grava i comuni di costi esorbitanti, sarebbe un costo esponenziale che alzerebbe moltissimo  la tariffa. Per contro  in Liguria non abbiamo nemmeno un impianto che tratti la frazione umida  e domando all’assessore se non ritiene assurdo che si debba portare fuori regione i rifiuti. Potremmo almeno realizzare un termovalorizzatore in Liguria: non si capisce questa idiosincrasia ideologica contro gli inceneritori, che sono ormai di terza generazione ed è provato che non provocano  inquinamento e, infatti, li hanno attivati tutte le nazioni evolute del nord. Non si capisce perché, invece,  in Liguria si ricorra solo alle discariche: è una resistenza concettuale e ideologica della sinistra, ma proprio le discariche sono gironi danteschi che, a Genova, costa 100 euro a tonnellata. Se andiamo a veder i costi delle discariche in altri paesi come Romania e Olanda, comprese le spese di trasporto, ci converrebbe portare i nostri rifiuti altrove e spenderemmo meno». Melgrati ha concluso criticando la Tares, introdotta dal Governo Monti e che incrementerà i costi  a carico del cittadino.

Edoardo Rixi (Lega Nord – Liguria Padania) ha detto: «Viviamo in un capoluogo e in una regione che sulla precarietà della gestione dei rifiuti ha fatto scuola a livello nazionale. Basti ricordare che la discarica di Scarpino doveva essere chiusa nel 2000. Siamo all’assurdo che una provincia si accolla lo smaltimento dei rifiuti di gran parte della regione. Il comune di Genova non arriva ai parametri di legge, come non ci arrivano 227 su 235 comuni liguri. Paradossalmente chi ci guadagna da questa situazione è proprio il comune di  Genova che fa pagare lo smaltimento in discarica agli altri comuni come quello di Recco, che poi viene anche sanzionato. Questo sistema crea amministrazioni di serie “B”, quelle che non hanno le discariche e devono pagare, e quelli di serie “A” che le hanno e che incassano. E’ necessario, quindi, sviluppare la differenziata ma tenendo conto del fatto che siamo una regione turistica. Questo, tra l’altro, comporta difficoltà enormi nell’informare la popolazione e nel gestire la raccolta: quando un comune passa da 2 mila a 20 mila abitanti i problemi sono complessi. Tuttavia gli esempi virtuosi non mancano e bisognerebbe farne tesoro, si possono fare delle cose innovative anche nei piccoli e medi comuni turistici grazie a consorzi. Certamente i mega inceneritori sono superati ma possiamo metterci in regola anche riducendo gli oneri per i cittadini garantendo premialità a chi è più virtuoso. Per quanto riguarda la Tares spero che i comuni facciano pagare solo un euro visto che dal 2014 i soldi andranno allo Stato. Occorre inoltre mettere mano alle norme: non credo che i liguri siano più sporchi delle altre popolazioni del nord, ma credo che soffrano di una burocratizzazione maggiore, che siano costretti a passare solo attraverso certe società e certi privati. Serve meno rigidità,  meno ideologia e più buon senso».

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