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REGIONE, RIFIUTI. I DIBATTITI SULLA RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI CONSIGLIERI

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Avevano finito il turno di pulizie nel tribunale di Genova e stavano andando a buttare la spazzatura quando due vigili urbani le hanno multate

raccolta_differenziataGENOVA. 27 GIU. La seduta di ieri del Consiglio regionale è stata monotematica e ha riguardato i rifiuti e la raccolta differenziata.

La seduta si è aperta con il dibattito dei consiglieri.

Luigi Morgillo (Pdl)  ha compiuto la relazione introduttiva  sull’argomento e ha sottolineato le ragioni della richiesta di convocazione della seduta monotematica del Consiglio: «E’ necessario avviare una serena discussione su quello che dovrà  essere il futuro della nostra regione in tema di rifiuti. – ha detto – Negli ultimi venti anni in Liguria non abbiamo avuto una buona gestione del ciclo dei rifiuti. E’ ora di mettere fine a questo stato di cose». L’occasione per migliorare, secondo Morgillo, è rappresentata dal Piano regionale dei rifiuti che dovrà essere approvato entro fine anno, secondo quanto previsto dal decreto 205 del dicembre 2010 che sancisce, appunto, il passaggio dalla pianificazione provinciale a quella regionale. A tal proposito il consigliere ha rimarcato che, stando a quanto già fissato nella bozza di piano già elaborata, non è ammissibile la realizzazione della discarica in località Mangina nel Comune di Borghetto Vara, nella provincia spezzina, in quanto si trova in area a rischio idrogeologico molto elevato, a rischio di inondazione e a rischio protezione civile, in quanto si tratta del territorio di un Comune alluvionato. «Se il piano resta così come già io ho potuto prenderne visione, la discarica in oggetto rientra nei criteri di non ammissibilità» ha detto Morgillo che ha poi proseguito il suo intervento: «Spero si possa affrontare finalmente la questione rifiuti con spirito non ideologico, ma in maniera pragmatica, valutando le possibili soluzioni, indipendentemente dal ruolo politico che rivestiamo. Dobbiamo fornire risposte ai cittadini: la gestione dei rifiuti non incide soltanto sulla salute, ma ha rilevanza anche dal punto di vista economico. Oramai il servizio viene pagato dal cittadino quasi al cento per cento. Ho parlato del decreto 205 che, come detto prevede l’approvazione  di un piano regionale. Ma per la sua approvazione, che deve avvenire entro il 12 dicembre si deve ricorrere alla VAS, la Valutazione ambientale strategica. Sarà quindi opportuna, necessaria un valutazione strategica complessiva.  Nella bozza di piano vedo proposte interessanti ma, stando a quanto ho potuto finora leggere,  della pianificazione non si trova traccia: tutto si ferma alle buone intenzioni e mi pare non si tenga conto degli aspetti economici.  Sono disponibile a collaborare per trovare soluzioni per arrivare al 65 per cento di differenziata prevista dalla legge e contenere i costi. Solo Liguria e Molise in Italia  non hanno pianificato un termovalorizzatore: utilizzare questi impianti per produrre energia e calore significa non impiegare combustibili che producono emissioni nocive».


Raffaella Della Bianca (Gruppo misto- Riformisti italiani) ha sottolineato la necessità che il nuovo piano regionale dei rifiuti rappresenti per la Regione Liguria «un momento costruttivo che sia legato a modelli di riferimento precisi». Ha spiegato: «E’ necessario anche decidere entro quando gli impianti vanno realizzati. Finora per la risoluzione dei problemi e la realizzazione degli impianti si è sempre spostato l’asticella in avanti. Ma questo atteggiamento non può continuare. Basti pensare a quanto accaduto a Genova: c’è stato l’affidamento ad Amiu per il tal quale e la progettazione dell’impianto. Poi si è pensato al gassificatore e si è avviata la  procedura, ma oggi tutto appare fermo. Intanto la tecnologia va avanti e di questo bisogna tener conto. In generale non si fornisce alcuna risposta certa a livello impiantistico: si spendono soldi per progettazioni varie, ma senza nulla di fatto.   Di concreto oggi abbiamo una situazione oggettiva: 227 Comuni della Liguria sono in infrazione e di questi una ventina hanno già ricevuto la visita della guardia di finanza per non aver raggiunto il tetto del 65 per cento di differenziata. Bisogna trovare una via d’uscita, anche attraverso una normativa, un intervento che individui una soluzione».  Della Bianca ha poi evidenziato: «C’è una situazione paradossale – ha detto – Alcuni Comuni sono stati costretti a versare un’addizionale alla Regione per non aver rispettato i parametri della raccolta differenziata previsti dalla legge, dall’altra hanno ottenuto dalla Regione una sorta di bonus, un premio per avere aumentato le percentuali della raccolta stessa. La Regione, quindi, da una parte chiede e dall’altra concede un contributo premiale». Ha quindi continuato: «Ci sono esperienze nazionali significative che ci insegnano che la differenziata funziona, ma non possiamo lasciarla semplicemente alla buona educazione dei cittadini. Non è così che funziona». A proposito di esempi nazionali, Della Bianca ha citato il caso Verbania, considerata un modello a livello europeo. «La raccolta differenziata può tradursi anche in un buon investimento – ha detto – Nel giro di pochi anni possono esserci risultati economici. Lo sforzo iniziale può dunque essere ripagato. Purtroppo la Liguria in materia di rifiuti rappresenta un fanalino di coda tra le Regioni italiane».

Maurizio Torterolo (Lega Nord Liguria-Padania) ha richiamato la giunta alla necessità, durante la stesura del Piano, di tenere conto delle realtà locali dei piccoli comuni.  «L’argomento – ha aggiunto –  va affrontato senza retorica e noi porteremo il nostro contributo e ci sarà disponibilità piena a partecipare. Secondo noi la raccolta differenziata è l’unica strada per ridurre le discariche che provocano danni ambientali notevoli, ma è necessario spiegare che la raccolta differenziata costa perché occorrono molti  più passaggi e poi il rifiuto non è ancora, in Italia, considerato e sfruttato come risorsa. Per la carta, la plastica e i metalli i consorzi non versano ancora nulla ai comuni mentre in altre realtà europee come la Germania addirittura la raccolta si fa in base al colore del materiale.  Rimane certo il vantaggio ambientale ma non bisogna nasconderci che la bilancia economica è in perdita. In Italia, inoltre,  manca la la sensibilità ambientale, troppe persone vedono ancora la differenziata come un fastidio, ma le discariche a cielo aperto non sono la soluzione. Per quanto riguarda il caso clamoroso del comune di Recco ritengo non si possa addebitare agli amministratori la sanzione». Torterolo ha quindi ricordato il caso di Carcare dove si è passati dal 37 al 67% di differenziata e ha sottolineato l’importanza di dividere anche la frazione umida ma in Liguria non ci sono impianti di separazione e la regione è ormai l’unica regione del nord senza il impianto per separare l’umido dalla frazione secca. Secondo Torterolo  ogni realtà dovrebbe farsi il proprio impianto:  «Ognuno si tenga i rifiuti propri e se poi è bravo li faccia fruttare. Rimane il problema degli Ato: vorrei capire in che direzione si vuole andare e rimarco un ultimo problema che riguara le tariffe che non possono essere uguali fra costa e entroterra».

Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente)  ha sottolineato la complessità della struttura territoriale  ligure e in particolare di Genova e ha denunciato la scarsità dei contenitori per la differenziata che impedisce soprattutto alle persone anziane del capoluogo  di ottemperare alle disposizioni di legge. «Credo che debba nascere una attenzione al problema a partire dalle scuole elementari e medie perché i giovani possano acquisire gli elementi di conoscenza e, quindi, di sensibilità, perché non è più possibile pensare a ricorrere sempre a discariche, ma occorre realizzare impianti di eliminazione e occorre farlo al più presto e, possibilmente vicino alle vie di comunicazione per agevolare il trasporto. Sono percorsi che vanno adottati e non possiamo più aspettare. Come diceva la collega Della Bianca – ha aggiunto – purtroppo la quasi totalità dei comuni non ha avuto la possibilità di raggiungere la percentuale di raccolta differenziata richiesta». Siri ha sottolineato anche i positivi aspetti occupazionali di un intervento risolutore per lo smaltimento dei rifiuti. «La Regione non può più soprassedere su questi temi, i paesi nordici della spazzatura hanno fatto una ricchezza – ha concluso –  bisogna quindi  individuare una progettualità non solo nazionale ma europea, certamente la nostra regione ha una conformazione che rende più complesso raggiungere obbiettivi concreti e, secondo me, c’è la necessità che ogni provincia individui le collocazioni di queste strutture e va fatto il più presto possibile. Il rilancio occupazionale, infine, non è un aspetto secondario di questo problema».

Roberto Bagnasco (Pdl) riferendosi al caso di Recco, ha dichiarato: «Nel nostro territorio si fanno pagare agli amministratori comunali responsabilità che non sono loro, ma appartengono anche alla Regione che, nella gestione dei rifiuti si collocherebbe in testa alle peggiori. Ho vissuto in questi anni dal 2000 in poi tutta una serie di passaggi, sono stati  spesi denari pubblici prima per l’inceneritore, poi si è parlato di gassificatore. Insomma stiamo prendendo in giro i nostri cittadini e l’amministrazione non è stata in grado di fare delle scelte. Il  Pdl è stato, invece, disponibile ad assumersi delle responsabilità. Ora noi non abbiamo alcun impianto, ma abbiamo la seconda discarica italiana, che è Scarpino ed è un’autentica bomba ecologica: quanto di più arretrato si possa portare avanti in tema di smaltimento. Questa è stata la nostra unica risposta per la raccolta dei rifiuti e con i costi più alti a livello nazionale». Bagnasco ha poi criticato il fatto che gli amministratori di Recco siano chiamati a pagare per non aver rispettato le norme sulla raccolta differenziata: «Le colpe sono di una legge che non può essere rispettata. Dobbiamo chiedere di  prorogare il termine per obiettivi previsti e sollecitiamo un intervento legislativo nazionale che non configuri il danno erariale per i comuni che dimostrano di aver migliorato la percentuale di differenziata. A livello regionale, infine, occorre una politica che consenta una gestione efficace della differenziata. Da parte nostra ci sarà la massima volontà di collaborare per venire incontro a tutti gli amministratori della Liguria».

Ezio Chiesa (Gruppo Misto-Liguria Viva) ha posto l’accento su alcune criticità: «La tassa sui rifiuti finora era modulata sulla base del numero di abitanti di una certa casa. Cresceva in base al numero. Con la tares questo principio viene ribaltato: alla fine paga di più chi produce meno rifiuti. Credo occorra intervenire e individuare una normativa che non sia così contraddittoria e confusa. Mi pare ci sia confusione anche per quanto riguarda la differenziata. La produzione media dei rifiuti pro capite è di 550 chili, ma in alcuni dei nostri Comuni è di 350. .Assurdo fissare per questi ultimi la percentuale di differenziata del 65 per cento, perché in diversi centri, penso a quelli dell’entroterra, la differenziata si fa a monte, prima della raccolta da parte del gestore: l’umido finisce nei campi, i cartoni magari si bruciano. Di questo bisognerebbe tener conto. Si tratta di una sorta di differenziata “antica”, fatta già dai nostri nonni. Credo che la Regione nella sua programmazione debba affinare questo aspetto e occorre prevedere una premialità  per i cittadini che attuano la differenziata. Non condivido, poi, un Ato che  nella tariffa dei rifiuti  fa pagare anche lo spazzamento. In gran parte dei Comuni liguri, in particolare in quelli piccoli dell’entroterra, lo spazzamento non si fa. Altra cosa è un Ato che gestisce  lo smaltimento. Ritengo, inoltre,  che quando si fa un appalto per assegnare ad un’azienda la gestione della raccolta, occorra specificare quale percentuale l’impresa intenda raggiungere ed è in grado di assicurare. Questo fatto diventa particolarmente rilevante, quando, come accaduto di recente, c’è l’intervento della magistratura per il mancato raggiungimento dei livelli  di differenziata previsti per legge. In conclusione, ritengo che ci sia moltissimo lavora da fare».

Gino Garibaldi (Pdl) ha sottolineato che la Liguria è in fondo alla classifica delle regioni italiane in materia di ciclo integrato dei rifiuti e che a Genova esiste una fra le più grandi discariche italiane. «Non abbiamo ancora deciso – ha aggiunto – che cosa fare dell’umido. Eppure proprio questa frazione della spazzatura può rappresentare una vera ricchezza. Dobbiamo comprendere la necessità di chiudere il ciclo integrato. Dobbiamo tentare di uscire dalla posizione di coda in cui ci troviamo per diventare una Regione all’avanguardia in questo settore. Questo è il mio auspicio e mi impegnerò affinché questo avvenga». Garibaldi ha poi condannato la tares che, una volta applicata, avrà pesanti ricadute sulle famiglie.

Antonino Oliveri (Pd), a nome del suo gruppo, ha detto: «Occorre definire al più presto a chi compete fare le gare per l’affidamento del servizio, a chi vanno assegnati i poteri di controllo, come regolare le tariffe e come identificare i bacini territoriali. E’ necessario, inoltre, chiarire l’assetto organizzativo che dovrà sostituire il sistema degli ATO, fino ad oggi incardinato nelle Province. La Regione deve intervenire con un’iniziativa legislativa che definisca questi elementi». Ha quindi spiegato: «In attesa di approvare il piano definitivo entro il 2013, la giunta regionale ha adottato lo schema di piano di gestione dei rifiuti, che mette in evidenza le criticità della situazione ligure, a partire dalla permanenza delle discariche quale elemento cardine del ciclo dei rifiuti, per arrivare alla carenza di impianti per il trattamento della frazione organica, ossia la frazione più significativa rispetto al totale dei rifiuti. Il salto decisivo nella raccolta differenziata si fa, quindi, soltanto se si affronta efficacemente il problema della intercettazione e del trattamento della frazione organica, attraverso adeguate infrastrutture e lo sviluppo capillare di sistemi di raccolta di prossimità e di ‘porta a porta’. Solo così i Comuni potranno aspirare a raggiungere la soglia prevista dalla legge». Oliveri ha concluso: «Da un lato il piano regionale che andrà approvato quest’anno rappresenta un fondamentale strumento per determinare l’evoluzione del sistema verso gli obiettivi di legge, dall’altro l’iniziativa legislativa per la riforma degli ATO deve fornire il necessario e coerente quadro di riferimento per quanto riguarda gli assetti funzionali e l’organizzazione territoriale del servizio di gestione integrata dei rifiuti»..

Marco Melgrati (Pdl): «Credo che portare all’attenzione del Consiglio regionale, come ha fatto la minoranza, il problema grave dei rifiuti, sia stata una necessità e una scelta giusta, l’interesse è altissimo e sono svariate le problematiche in campo sono svariate». Melgrati ha poi ricordato il caso del Comune di Recco, condannato dalla Corte dei conti a pagare la sanzione per non aver raggiunto i livelli di raccolta differenziata previsti dalla legge.   «Ci sono in Liguria 227 comuni che non ottemperano alle direttive della legge e se la Corte dei conti facesse gli stessi rilievi al comune di Genova, visto che la penale è in base allo sforamento, gli amministratori dovrebbero pagare cifre con molti zeri. Noi, quindi, dobbiamo dare una risposta politica, la tendenza va verso la differenziata dividendo l’umido da carta, vetro e plastica, ma quello che molti non sanno è che fare la raccolta porta a porta grava i comuni di costi esorbitanti, sarebbe un costo esponenziale che alzerebbe moltissimo  la tariffa. Per contro  in Liguria non abbiamo nemmeno un impianto che tratti la frazione umida  e domando all’assessore se non ritiene assurdo che si debba portare fuori regione i rifiuti. Potremmo almeno realizzare un termovalorizzatore in Liguria: non si capisce questa idiosincrasia ideologica contro gli inceneritori, che sono ormai di terza generazione ed è provato che non provocano  inquinamento e, infatti, li hanno attivati tutte le nazioni evolute del nord. Non si capisce perché, invece,  in Liguria si ricorra solo alle discariche: è una resistenza concettuale e ideologica della sinistra, ma proprio le discariche sono gironi danteschi che, a Genova, costa 100 euro a tonnellata. Se andiamo a veder i costi delle discariche in altri paesi come Romania e Olanda, comprese le spese di trasporto, ci converrebbe portare i nostri rifiuti altrove e spenderemmo meno». Melgrati ha concluso criticando la Tares, introdotta dal Governo Monti e che incrementerà i costi  a carico del cittadino.

Edoardo Rixi (Lega Nord – Liguria Padania) ha detto: «Viviamo in un capoluogo e in una regione che sulla precarietà della gestione dei rifiuti ha fatto scuola a livello nazionale. Basti ricordare che la discarica di Scarpino doveva essere chiusa nel 2000. Siamo all’assurdo che una provincia si accolla lo smaltimento dei rifiuti di gran parte della regione. Il comune di Genova non arriva ai parametri di legge, come non ci arrivano 227 su 235 comuni liguri. Paradossalmente chi ci guadagna da questa situazione è proprio il comune di  Genova che fa pagare lo smaltimento in discarica agli altri comuni come quello di Recco, che poi viene anche sanzionato. Questo sistema crea amministrazioni di serie “B”, quelle che non hanno le discariche e devono pagare, e quelli di serie “A” che le hanno e che incassano. E’ necessario, quindi, sviluppare la differenziata ma tenendo conto del fatto che siamo una regione turistica. Questo, tra l’altro, comporta difficoltà enormi nell’informare la popolazione e nel gestire la raccolta: quando un comune passa da 2 mila a 20 mila abitanti i problemi sono complessi. Tuttavia gli esempi virtuosi non mancano e bisognerebbe farne tesoro, si possono fare delle cose innovative anche nei piccoli e medi comuni turistici grazie a consorzi. Certamente i mega inceneritori sono superati ma possiamo metterci in regola anche riducendo gli oneri per i cittadini garantendo premialità a chi è più virtuoso. Per quanto riguarda la Tares spero che i comuni facciano pagare solo un euro visto che dal 2014 i soldi andranno allo Stato. Occorre inoltre mettere mano alle norme: non credo che i liguri siano più sporchi delle altre popolazioni del nord, ma credo che soffrano di una burocratizzazione maggiore, che siano costretti a passare solo attraverso certe società e certi privati. Serve meno rigidità,  meno ideologia e più buon senso».

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