Regazzoni fa autogol: Paita donna capace e preparata. Pd si spacca

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Il capogruppo regionale del Pd Raffaella Paita contestata dai genovesi e sostenuta da Regazzoni

GENOVA. 30 SET. Polemiche all’interno del Pd in vista delle elezioni comunali di Genova 2017. Simone Regazzoni, ex portavoce di Raffaella Paita ed attuale autocandidato sindaco per le primarie del partito democratico, ha scritto una lettera aperta all’ex assessore Mario Margini. Ecco il testo:

“Caro Margini, ho letto con attenzione e interesse le tue considerazioni politiche su di me. Leggo che ti dichiari un vincente, un vincente assoluto: “io ho sempre vinto”. Lo apprezzo. Apprezzo il coraggio di chi, senza falsa modestia o giri di parole, lo rivendica. Anche se poi, è chiaro, ci sono vittorie di vincenti sul campo e “vincenti” che scelgono di non misurarsi per timore di perdere, come fece qualcuno alle primarie di Genova.
Voglio però cogliere l’occasione di questo confronto franco per condividere con te, e con il Partito, una preoccupazione.
Io temo che, pur avendo “vincenti sempre” come te nel Partito, rischiamo di perdere se non ci sediamo a un tavolo e ci confrontiamo. E a quel punto uno può anche considerarsi un “vincente sempre”, ma io, per parte mia, penso che se perde il Partito perdiamo tutti. Come alle regionali. Come a Savona.

Ti dico di più sulle Regionali. Abbiamo perso due volte. Abbiamo perso come partito: tutti.

 

E ha perso la Liguria tutta: ha perso l’occasione di essere governata da una donna  capace, preparata e determinata, Raffaella Paita. È quella donna che io ho supportato al meglio delle mie capacità insieme a molti altri.

Se Lella avesse avuto da tutti il supporto che meritava, oggi non saremmo governati da Toti. Ma qualcuno scelse di mettere in campo Cofferati per contrastare Lella.  Scelta lungimirante. Cui, se non ricordo male, hanno contribuito anche i “vincenti sempre” come te.
L’abc va sempre ripassato. Ora però dobbiamo guardare avanti. Io ribadisco quello che dico da tempo: sono in campo, confrontiamoci sul merito e su una strategia da adottare. Candidati salvifici, all’orizzonte, non ne vedo. E la città non aspetta. I nostri avversari, in questo momento, sono in difficoltà. Vogliamo aspettare che si riorganizzino o proviamo, pur da posizioni diverse, a fare gioco di squadra? La mia disponibilità c’è. Quello che non accetto è che qualcuno pensi di dare la linea senza nemmeno aprire un confronto. Magari è un “vincente sempre”: ma c’è un’arroganza dei vincenti che rischia di occultare problemi che poi generano sconfitte collettive.

Caro Mario, ci siamo parlati in modo franco: mettiamo da parte i giochini e apriamo un confronto politico serio sul merito e sulla strategia. Ma non tra un mese. Non nella prossima assemblea. Ora. Genova non ci aspetta. E abbiamo un grosso lavoro da fare per recuperare consenso. Non è una missione impossibile, come pensano quelli che stanno coperti illudendosi di passare all’incasso dopo la sconfitta. Io non mi reputo un vincente. Ma credo di poter dare un contributo a questo Partito per vincere, stando in campo e parlando anche a quella parte di città che ha abbandonato questo Partito o che non lo ha mai votato. Se pensiamo invece di doverci solo “ricompattare” rischiamo di perdere. Abbiamo più risorse in questo Partito. Non mettiamole in guerra. Mettiamole a sistema con una strategia. Noi, così, possiamo vincere. Ma come collettivo, Mario. Perché in un Partito la parola “vittoria” si declina solo al plurale”.

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