Regazzoni e Raggi (Pd): pensare pure ai genovesi, ora basta immigrati

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Il candidato sindaco del Pd Simone Regazzoni e il tesoriere regionale del partito democratico Giovanni Battista Raggi
Gli esponenti del Pd genovese Simone Regazzoni e Giovanni Battista Raggi
Gli esponenti del Pd genovese Simone Regazzoni e Giovanni Battista Raggi

GENOVA. 11 AGO. “Francesco Ronchi, docente presso Sciences Po di Parigi ed esponente del Pd, ha osservato giustamente che il futuro della sinistra dipenderà anche dalla capacità con cui saprà rompere il tabù dell’immigrazione. Perché tabù? Perché fino ad oggi, a fronte di un problema di sempre più difficile gestione, la sinistra ha ripetuto il mantra dell’accoglienza senza avere il coraggio di dire dei no, di ribadire l’utilità del concetto di frontiera, di considerare la valenza positiva dell’idea di comunità”.

Gli esponenti genovesi del Pd Simone Regazzoni e Giovanni Battista Raggi, sono intervenuti così sul problema del caos immigrati e dell’emergenza in città.

“Siamo diventati una sinistra di raffinatissimi intellettuali – hanno aggiunto Regazzoni e raggi – ma senza popolo: a forza di ripetere giusti discorsi universali senza prenderci la responsabilità di calarli nella realtà concreta delle nostre città, in particolare delle periferie. Da qui la distanza tra i nostri discorsi e il mondo della vita delle persone. Certo: ci sono le difficoltà socio-economiche. Ma pensare che l’immigrazione non sia parte del problema significa non capire ciò che accade.

 

Dobbiamo cominciare a parlare come la destra? No. Dobbiamo fare due cose.

Dobbiamo smettere di essere ossessionati dal terrore di essere definiti di destra solo perché cominciamo a dire cose di buon senso che hanno consenso popolare. E dobbiamo dimostrare che una nuova sinistra è consapevole di un fatto: reali processi di integrazione necessitano regole, limiti e capacità di dire dei no.

Questo è quello che oggi dobbiamo dire chiaro a Genova. La situazione dell’accoglienza nella nostra città è al limite. Oggi i numeri dicono che Genova non può accogliere altri profughi. Saper dire di no a nuovi profughi è oggi un atto di responsabilità politica. Perché non c’è integrazione possibile, e nemmeno accoglienza dignitosa di queste persone, se le strutture sono sovraccariche.

Genova ha già fatto la sua parte nell’accoglienza dei profughi. Ora è tempo di fermarsi per provare a gestire al meglio i profughi già presenti nelle strutture”.

 

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