RAPALLO: UN MULINO E MUSEO UN PO’ GARIBALDINO

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002Rapallo. 25 LUG. Qualche tornante prima della frazione di San Maurizio di Rapallo, sul ciglio della strada comunale che porta a Montallegro, si trova il cartello con la scritta: «Passo Gropallo. Complesso Molitorio. Strada Antica di Monti sull’antica Via del Sale» e il segnale, indica la stradina che porta ad un vecchio mulino.

Si percorre il viottolo acciottolato, con tratti cementati, e si raggiunge un complesso di quattro edifici posti su tre livelli, in pietra, risalenti al Seicento e composti da un frantoio e da due mulini e un ultimo piccolo fabbricato adibito ai reflui della spremitura; l’insieme degli immobili è di proprietà della famiglia Pendola. Nel 2001, si è effettuato un restyling conservativo trasformando i mulini in un museo che ricordasse le tradizionali attività rurali degli avi dei Pendola.

051 Il museo è intitolato al rappresentante più insigne della famiglia, il cap. Giovanni Pendola, (1836-1907) eroe garibaldino che, dopo aver combattuto al fianco di Garibaldi per l’unita d’Italia, muore a Genova, mentre presta soccorso e cure ai malati durante l’epidemia di colera.

 

Al piano terra, dove è stato ricreato il frantoio per le olive, si possono vedere la ruota in pietra usata per la spremitura e quelle dentate in legno, per la trasmissione del moto al volano a pale; su mensole e tavoli sono conservati ingranaggi originali, un vasto assortimento di attrezzi e utensili antichi tra cui un grande mantice per soffiare sul fuoco, nel mezzo della stanza c’è una vasca lapidea, il torchio, due vasche in ardesia dove si faceva decantare l’olio.

Al piano superiore si è creato un ambientazione fine ‘800 con un suo fascino particolare: in una camera, tra due letti in ferro battuto, vediamo libri con dedica di patrioti e alla parete un quadro olografato di G.Garibaldi in uniforme di generale, dono della marchesa Ernesta Cambiaso al cap. Pendola per i suoi servigi durante il colera.

043Nell’altra camera da letto, arredata sempre in stile, troviamo lo scaldino posato sulle coperte e alcuni paramenti sacri appesi negli armadi aperti; qui hanno riposato alti prelati di ritorno dai pellegrinaggi a Montallegro, tra cui i vescovi di Chiavari Mons. Amedeo Casabona e Mons. Giovanni Gamberoni.

Nelle due case vicine, si trovano i mulini anch’essi ancora in pietra, per la macina del grano e delle castagne, un sistema di canalizzazione porta l’acqua del torrente Chiazzo alle ruote a pale. Passeggiando tra le stanze del museo si respirano ancora quei valori risorgimentali che hanno reso l’Italia una nazione, le tradizioni contadine e la cristianità ben radicata sul territorio. ABov.

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